Moro,30 anni fa

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Il 9 maggio 1978, giusto trenta anni fa, veniva ritrovato il cadavere di Aldo Moro. Avevo appena due anni e mezzo e ovviamente per me quell’evento drammatico del mio Paese non è mai esistito nei ricordi.

Oggi vedo tanta retorica, soliti discorsi politici, giornalistici e accademici sulla stagione terroristica italiana… tutte cose che si leggono qua e la; a me piace invece ricordarlo a modo mio, con una sua frase profetica e molto attuale; quello di cui forse oggi abbiamo più bisogno:

«Questo Paese non si salverà, la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera, se in Italia non nascerà un nuovo senso del dovere»

Aldo Moro

La furbata di Visco & Co.

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Dopo la curiosa vicenda della pubblicazione online su internet delle denunce dei redditi degli italiani dell’anno 2005, dopo tutte le polemiche politiche seguenti, dopo le denunce delle associazioni di consumatori, dopo l’intervento del Garante, mi sono chiesto:

ma possibile che quelli della Agenzia delle Entrate fino al viceministro Visco siano stati così cretini? Visco Sarà pure un pregiudicato, ma non è fesso. Possibile che non abbia previsto tutto questo? E poi perché aspettare la fine del mandato?

Cerchiamo di capire quello che i giornali non dicono: I dati delle dichiarazioni dei redditi sono già di fatto pubblici: chiunque può richiedere presso un ufficio i dati di chiunque. Cosa cambia pubblicarli su internet? Cambiano cose importantissima: (1) la enorme facilità di accesso ai dati e (2) l’anonimato con cui si procede alla consultazione.

Come avrebbero dovuto fare il sito, i tecnici della Agenzia delle Entrate? Semplice: invece di fare un sistema tipo “motore-di-ricerca” pubblico e ad acceso anonimo, sarebbe forse bastato farlo con un sistema a registrazione obbligatoria con tanto di codice fiscale, documento di identità e invio a casa del codice di sicurezza e password, ovviamente solo ai cittadini italiani: tutte tecnologie banalissime e di facile implementazione per siti istituzionali o bancari. Inoltre, per trasparenza, ogni volta che Tizio accede alla dichiarazione dei redditi di Caio, mi sembra giusto che il signor Caio ne sia informato con un semplice messaggio email dell’Agenzia delle Entrate che notifica che il “signor Tizio ha acceduto alla sua dichiarazione dei redditi in data tale a all’ora tale”.
Tutti questi accorgimenti avrebbero sia aumentato l’accessibilità dei dati, sia reso trasparente il sistema e tutelato sia chi consulta che chi è consultato.

Troppo bello, vero?
Troppo trasparente, no?

Tutto questo avrebbe facilmente soddisfatto sia la privacy sia i requisiti del decreto approvato a fine gennaio che prevedeva questa pubblicazione e che Visco “diligentemente” e “ingenuamente” ha sostenuto di aver applicato.

E invece hanno fatto la cosa più cretina che hanno potuto: neanche un programmatore web appena diplomato avrebbe pensato di fare un sistema così stupido: possibile che nessuno nella gerarchia dirigenziale, su su fino al signor Visco abbiamo pensato a una cosa del genere? E’ questa la domanda centrale che nessun giornale serio si fa. Dato che non credo che queste persone siano così ingenue, mi tocca pensar male….

Penso che sia stata una voluta manovra per affossare definitivamente la cosa: ora che c’è stato il rumore mediatico, nessuno più si azzarderà a ipotizzare di mettere su internet sotto qualsiasi forma nessun tipo di dato fiscale, da qui all’eternità. Un ottimo successo per loro. Questo spiega anche perché fare tutto questo a fine mandato: ci sono poteri che vanno oltre il signor Visco, evidentemente, menti più influenti del povero viceministro: lo dico senza troppa dietrologia.

I professionisti del terrorismo mediatico conoscono bene i meccanismi isterici della società dell’informazione di oggi e con la connivenza dei giornali e degli organi controllati, la usano abilmente per generare artificialmente quei bisogni che vanno nella stessa direzione che fa loro comodo, così hanno la scusa che “la gente vuole così”. E’ la manipolazione totale. Questo. E’ questo che è accaduto.

Gli antichi romani dicevano saggiamente: “Cui prodest?“, ovvero “A chi giova tutto questo?”
Sicuramente a tutti quelli che non vogliono che la propria dichiarazione dei redditi sia consultabile da chi ad esempio fa il giornalista serio, perché ha qualcosa da nascondere.

Conclusione: L’accaduto è stato un’abile e voluta manovra di Visco & Co. per boicottare il decreto legge che prevedeva quella pubblicazione. Oggi e per sempre.