27 feb 2008
FabrizioFilosofia, Religione Fede Chiesa Filosofia, Politically correct, Tabu
Dopo avervi deliziato con la precedente “bella” notizia,
passiamo a un tema molto più allegro: la morte.
Se vi state già toccando con la mano da qualche parte che non posso scrivere, oppure se solo avete pensato di farlo, allora vuol dire che avete il tabù della morte: non preoccupatevi, niente di grave; tanto lo fanno tutti.
Pensavate che la nostra società è esente da tabù? Questo ve l’hanno fatto credere per darvi l’illusione di essere davvero liberi. Niente affatto. I Tabù sono come l’energia, non si eliminano, si trasformano: nel ‘800 vittoriano c’era il tabù del sesso, oggi quello della morte (e non solo). A ogni epoca le sue pene.
L’uomo non è distrutto dalla sofferenza, ma dalla sofferenza senza significato: si teme la morte e si schierano spasmodicamente enormi risorse contro di essa. Perchè?
Non sappiamo per quanto tempo ancora potremo allungare la durata della vita… 100, 200, 300 anni? Perchè?
Perché la morte è diventata senza senso. Siamo malati di assenza, spesso troppo senza speranza perché ci manca la verità: e così siamo diventati incapaci di amare.
Ma questa assenza, non è forse la vera morte? Non siamo così già morti prima ancora del tempo?
Siamo fatti per vivere, non per morire.
20 feb 2008
FabrizioEsperienze Personali, Sentimenti Personali

Stavolta niente provocazioni, niente ragionamenti cervellotici, niente polemiche in stile blog-fabrizio.
Ci sono cose che si fanno una sola volta nella vita. Una di queste è il proprio matrimonio… ma anche annunciarlo alla famiglia, agli amici, organizzarlo… e poi soprattutto viverlo.
I curiosi vadano sul nostro sito: www.lizzaefabrizio.it
14 feb 2008
FabrizioSemiseri, Societa e Cultura Donne, Umor
Oggi è S. Velentino. Celebriamo dunque l’amore! Ecco la mia proposta.
Ricevo e pubblico volentieri questa email che evidentemente gira in rete, ricevuta da una mia amica. Penso, nonostante la comicità e l’ironia, sia molto istruttiva soprattutto per i maschietti.
Dopo averlo letto, approfondite l’argomento con un tema più serio, cliccando qui:
http://www.unbagnopertutti.org/progetto.php
Il progetto è sponsorizzato da Telethon: anche il tema del cesso, può avere la sua serietà.
Ma prima fatevi due risate e leggete qui:
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Perché le donne stanno così tanto nei bagni pubblici?
Il grande segreto di tutte le donne rispetto ai bagni è che da bambina tua mamma ti portava in bagno, puliva la tavolozza, ne ricopriva il perimetro con la carta igienica e poi ti spiegava: “MAI, MAI appoggiarsi sul gabinetto” e poi ti mostrava “la posizione” che consiste nel bilanciarsi sulla tazza facendo come per sedersi ma senza che il corpo venga a contatto con la tavolozza. ‘La posizione’ è una delle prime lezioni di vita di una bambina, importantissima e necessaria, deve accompagnarci per il resto della vita. Ma ancora oggi, da adulte, ‘la posizione’ è terribilmente difficile da mantenere quando hai la vescica che sta per esplodere.
Quando devi andare in un bagno pubblico, ti ritrovi con una coda di donne che ti fa pensare che dentro ci sia Brad Pitt. Allora ti metti buona ad aspettare, sorridendo amabilmente alle altre che aspettano anche loro con le gambe e le braccia incrociate. È la posizione ufficiale di ‘me la sto facendo addosso’. Finalmente tocca a te, ma arriva sempre la mamma con ‘la bambina piccola che non può più trattenersi’ e ne approfittano per passare avanti tutte e due! A quel punto controlli sotto le porte per vedere se ci sono gambe. Sono tutti occupati. Finalmente se ne apre uno e ti butti addosso alla persona che esce. Entri e ti accorgi che non c’è la chiave (non c’è mai); non importa… Appendi la borsa a un gancio sulla porta, e se non c’è (non c’è mai), ispezioni la zona, il pavimento è pieno di liquidi non ben definiti e non osi poggiarla lì, per cui te la appendi al collo ed è pesantissima, piena com’è di cose che ci hai messo dentro, la maggior parte delle quali non usi ma le tieni perché non si sa mai. Tornando alla porta… dato che non c’è la chiave, devi tenerla con una mano, mentre con l’altra ti abbassi i pantaloni e assumi ‘la posizione’… AAhhhhhh… finalmente… A questo punto cominciano a tremarti le
gambe… perché sei sospesa in aria, con le ginocchia piegate, i pantaloni abbassati che ti bloccano la circolazione, il braccio teso che fa forza contro la porta e una borsa di 5 chili appesa al collo. Vorresti sederti, ma non hai avuto il tempo di pulire la tazza né di coprirla con la carta! Così rimani nella ‘posizione’, ma per un errore di calcolo un piccolo zampillo ti schizza sulle calze!!! Sei fortunata se non ti bagni le scarpe.
Mantenere ‘la posizione’ richiede grande concentrazione. Per allontanare dalla mente questa disgrazia, cerchi il rotolo di carta igienica maaa, cavolo…! non ce n’è…! (mai). Allora preghi il cielo che tra quei 5 chili di cianfrusaglie che hai in borsa ci sia un misero fazzoletto, ma per cercarlo devi lasciare andare la porta, ci pensi su un attimo, ma non hai scelta. E non appena lasci la porta, qualcuno la spinge e devi frenarla con un movimento brusco, altrimenti tutti ti vedranno semiseduta in aria con i pantaloni abbassati. NO!! Allora urli ‘O-CCU-PA-TOOO!!!’, continuando a spengere la porta con la mano libera, e a quel punto dai per scontato che tutte quelle che aspettano fuori abbiano sentito e adesso puoi lasciare la porta senza paura, nessuno oserà aprirla di nuovo (in questo noi donne ci rispettiamo molto) e ti rimetti a cercare il fazzoletto, vorresti usarne un paio ma sai quanto possono tornare utili in casi come questi e ti accontenti di uno, non si sa mai. In questo preciso momento si spegne la luce automatica, ma in un cubicolo così minuscolo non sarà tanto difficile trovare l’interruttore! Riaccendi la luce con la mano del fazzolletto, perché l’altra sostiene i pantaloni, conti i secondi che ti restano per uscire di lì, sudando perché hai su il cappotto che non avevi dove appendere e perché in questi posti fa sempre un caldo terribile. Senza contare il bernoccolo causato dal colpo di porta, il dolore al collo per la borsa, il sudore che ti scorre sulla fronte, lo schizzo sulle calze…
Ma la debacle non è finita… sei esausta, quando ti metti in piedi non senti più le gambe, ti rivesti velocemente e soprattutto tiri lo sciacquone! Se non funziona preferiresti non uscire più da quel bagno, che vergogna! Finalmente vai al lavandino. È tutto pieno di acqua e non puoi appoggiare la borsa, te la appendi alla spalla, non capisci come funziona il rubinetto con i sensori automatici e tocchi tutto finché riesci finalmente a lavarti le mani in una posizione da gobbo di Notredame per non far cadere la borsa nel lavandino; l’asciugamani è così scarso che finisci per asciugarti le mani nei pantaloni, perché non vuoi sprecare un altro fazzoletto per questo!
Esci passando accanto a tutte le altre donne che ancora aspettano con le gambe incrociate e in quei momenti non riesci a sorridere spontaneamente, cosciente del fatto che hai passato un’eternità là dentro. Sei fortunata se non esci con un pezzo di carta igienica attaccato alla scarpa o peggio ancora con la cerniera abbassata! A me è capitato una volta, e non sono l’unica a quanto ne so! Esci e vedi il tuo ragazzo che è già uscito dal bagno da un pezzo e gli è rimasto perfino il tempo di leggere Guerra e Pace mentre ti aspettava. ‘Perché ci hai messo tanto?’ ti chiede irritato. ‘C’era molta coda’ ti limiti a rispondere.
E questo è il motivo per cui noi donne andiamo in bagno in gruppo, per solidarietà, perché una ti tiene la borsa e il cappotto, l’altra ti tiene la porta e l’altra ti passa il fazzoletto da sotto a porta; così è molto più semplice e veloce perché tu devi concentrarti solo nel mantenere ‘la posizione’. E la dignità.
Questo è dedicato alle donne di tutto il mondo che hanno usato un bagno pubblico e a voi uomini, perché capiate come mai ci stiamo tanto.
Letto? Bene… ora cliccate qui.
11 feb 2008
FabrizioArte,Libri,Teatro,Cinema Arte,Libri,Teatro,Cinema
Sabato sera ho visto con Lizza e con un amico, per la prima volta il film Mission [1] (1986), assolutamente straordinario: tre ore di pellicola, un ottimo cast, belle scene, una storia bellissima anche se tragica, e poi le ottime musiche del grande maestro Ennio Morricone (riconoscerete il famosissimo il “Gabriel’s Oboe”)
Se non vi è mai capitato, di cuore vi consiglio di vederlo.
Abbiamo riflettuto su una frase che in un momento drammatico Padre Gabriel (Jeremy Irons) dice a Rodrigo Mendoza (Robert De Niro):
Se è la forza che determina il diritto, allora non c’è posto per l’amore in questo mondo.
[1] http://it.wikipedia.org/wiki/Mission
vedi anche http://it.wikipedia.org/wiki/Riduzioni_gesuite
08 feb 2008
FabrizioEsperienze Personali Personali
Come ho spesso detto, questo blog non ha aspirazioni ambiziose sul numero di lettori: mi basta condividerlo con gli amici. Dopo un anno e mezzo e circa 80 post pubblicati, qualche centinaio di accessi al mese, faccio un bilancio: estremamente positivo in quanto dà a me la possibilità di approfondire certi temi ed avere opinioni dalle persone che mi sono vicine. Grazie a tutti voi che commentate o semplicemente leggete.
La cosa che più mi ha colpito, cari amici lo sottopongo anche a voi, è l’aver osservato come le vostre opinioni su quello che scrivo siano sostanzialmente di due tipi:
- chi è in sostanza d’accordo con quello che scrivo (cosa che vengo a sapere parlando direttamente a voce) o non risponde oppure preferisce manifestare l’assenso con un messaggio privato, con email
- chi invece dissente oppure vuole mettere in risalto altre cose lo fa esclusivamente con i commenti del blog
A questi si aggiungono, ovviamente, pochissime eccezioni che confermano la regola. Ci ho pensando un po’ sul perché un tale trend. Ma non sono riuscito a darmi una spiegazione…. forse voi potete aiutarmi? Non vi chiedo certo di dirmi perché personalmente rispondete o non rispondete, commentate o non commentate; piuttosto come vi spiegate questo fenomeno?
Spesso il modo netto, perentorio e provocatorio di quello che scrivo e come lo scrivo (stile necessario per mantenere alta l’attenzione) porta i lettori a prendere per oro colato tutto quello che scrivo come se rispecchiasse effettivamente il mio fermo pensiero: a volte è così, ma non sempre. Questo viene fuori sia dai vostri commenti privati che pubblici. Siamo infatti abituati ad affermare concetti piuttosto che ad elaborarli.
Per me, il più delle volte, questo spazio serve solo per esprimere “ipotesi di lavoro”, un ragionamento a voce alta in cui provo a mettere giù un idea, uno schema, e vedere che effetto sortisce… insomma bzimage non vuole essere per forza lo specchio dei miei pensieri; piuttosto vuole somigliare a un laboratorio di ricerca.
Buon laboratorio a tutti.
05 feb 2008
FabrizioFilosofia Filosofia
Viviamo nella società globalizzata del know-how [1]. Tutti parlano e si riempiono la bocca di questa magica parola. Poi il fatto che è in inglese… per noi italiani fa più fico [2]: viva il know-how dunque! Chi può negare che infondo sia una bella cosa?
Il punto è che siamo tutti presi e concentrati sul know-how, in una società che fa del pragmatismo e del politically correct, una ideologia e un modo di essere che dice che così saremo tutti più educati e rispettosi dell’altro. Questa ideologia spaccia questo atteggiamento come “modo di vita” nel nome di una (presunta e mai dimostrata) società giusta e tollerante (ma che giusta e tollerante non è affatto).
Invece è una subdola maniera di spacciare alla gente il fatto che avere una idea troppo precisa e netta su certe cose ti fa essere necessariamente un intollerante e un fanatico (ma dove sta scritto?): devi quindi accettare che possano esserci più verità… o anzi che non esista nessuna verità. Meglio vivere con una concezione relativista della vita, così hai la mente tranquilla e rilassata, e se tutti siamo così nessuno ti farà del male e non farai del male a nessuno e potrai accettare con più facilità ogni cosa che la società ti farà passare per “giusto” e “opportuno” in quel momento. Questo è quello che più o meno la società ti inculca oggi: ecco perché è bene concentrarti sul know-how e non sul know-why, letteralmente = “sapere perchè (si fa una cosa)”.
Ma il fatto che tu a un know-why non ci pensi… non vuole dire che questo non esista e non vuol dire che non ci pensi invece qualcun altro: il know-why interessa invece moltissimo a chi detiene il potere: politico, economico, finanziario. In un mondo globalizzato dove ogni realtà e struttura raddoppia di scala in poco tempo, tu sei sempre più piccolo, più insignificante: il know-how che acceca il know-why significa manipolare meglio i singoli. La democrazia? Una presa in giro… tanto basta il tuo know-how per farti vivere tranquillo e essere utile alla società e all’ economia. Si perchè non è l’economia a dover essere utile per te… sei tu con il tuo know-how che devi essere utilie all’economia. Al know-why ci pensiamo altri… ricchi, potenti che pensano per te.
Una società relativista dove la ricerca di una verità viene vista con sospetto, dove il know-why non è importante e fondamentale (anzi bollato e dileggiato in quanto tale), è molto più facile da manipolare che non una società in cui il know-why sia un argomento personale e a cuore a ogni singolo individuo, in cui cioè ognuno si interroga con maturità e spirito di ricerca e in piena libertà sulle questioni ultime della vita sia in generale sia della propria, sulla legge, sulla morale etc… senza escludere nessuna questione.
Solo così potremo dare un senso non tanto come facciamo le cose (know-how) ma al perchè le facciamo (know-why).
Usando un linguaggio forte si può dire che Il know-how ci fa servi del potere, mentre il know-why ci rende più liberi. Non sarà certo il paradiso in terra: continueremo a non essere d’accordo, anche a litigare (come adesso d’altronde) e continueranno le ingiustizie. Ma almeno saremo più liberi.
E tu hai un know-why? Anche se non l’hai trovato, basta esserne alla ricerca per mettere sotto i piedi l’anestetico di oggi chiamato know-how.
[1] http://it.wikipedia.org/wiki/Know-how
[2] vedi mio precedente post Latinorum «3th millennium style»
04 feb 2008
FabrizioPolitica, Societa e Cultura Diritti Umani, Politica

“Qui come si vede stiamo malissimo:senza acqua, luce, andiamo in bagno in mezzo allo sporco, spesso non abbiamo da mangiare e durante l’inverno rischiamo di morire di freddo. Abbiamo veramente bisogno d’aiuto. Vivendo in queste condizioni non riesco ad immaginare d’avere un futuro.”
“E poi la notte non posso uscire perché ci sono ragazzi italiani che ci menano con bottiglie di vetro, ci insultano. Ci sono ragazzi che sono stati picchiati qui e abbiamo paura ad andare all’ospedale e alla polizia. Anch’io sono stato picchiato due volte, una con un bastone e la seconda volta mi hanno lanciato bottiglie da una
macchina.”
La prima testimonianza è di Mali, 20 anni, un immigrato bracciante agricolo che vive nelle campagne di Foggia. il secondo è “H” un’altro bracciante, marocchino, in Campania.
Vi siete mai chiesti come è possibile che un barattolo di pelati di pomodoro “made in italy” costi al supermercato a volte solo 0,45 € ?
Mentre in TV si parla di Mastella, di Berlusconi [2], di Prodi, delle turbe partitiche e giochi di potere, mentre i mezzi di disinformazione di massa parlano morbosamente del via al processo della “strage di Erba”… mentre non fanno mai mancare di dare notizia circa il rom [1] che uccide un italiano, dell’immigrato che rapina, che uccide, che violenta e stupra; mentre tutto questo è in primo piano…. nessuno o pochissimi parlano della schiavitù dei negri al Sud Italia. Forse perchè ci fanno sentire troppo incivili e fa venire sensi di colpa e indignazione. Meglio parlare dell’immigrato-cattivo: distoglie meglio dai veri problemi.
L’inchiesta è di Medici Senza Frontiere, che contrariamente a quanto ci si aspetti, non ha missioni solo in Angola, il Sudan o in Somalia, ma qui! dietro l’angolo: nel nostro caro, assolato e gioioso Sud Italia.
Leggete il Dossier, se ne avete il coraggio. Se non avete il tempo… trovatelo! (altrimenti è una scusa)
Pagina del Dossier @ Medici Senza Frontiere
Documento integrale del del Dossier (PDF – 1,55 MBytes)
[1] rom in rumeno vuol dire “uomo”. Per qualche strana ipocrisia gli organi di disinformazione di massa ci hanno inculcato questo termine perchè in base all’ideologia-ipocrisia dei rispetto è brutto dire zingaro. Come se cambiare parola fa cambiare qualcosa: ora è “rom” la parola associata a quella gente e ai misfatti che fanno. Quando cambieremo i nostri cuori?
[2] Etimologia berlusconiana
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