Ma quale «Avvenire» ?

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In merito alla cronaca sulla proposta di legge di accelerare le pratiche sul divorzio, Avvenire - il mensile vescovi italiani – nell’editoriale di venerdì 21 “Accelerare il divorzio fa male ai matrimoni” di G.S.Lodovici, conclude:

[...] Ma siamo decisamente contrari al divorzio rapido anche perché le leggi, non bisognerebbe mai dimenticarlo, non si limitano a fotografare una situazione sociale ed a normarla, bensì hanno un potente impatto pedagogico e creano mentalità e costume. Una legge come quella proposta da Brutti, se verrà approvata, avrà sicuramente l’effetto di indebolire la percezione sociale del valore di un impegno indissolubile, o, per lo meno, a lungo termine, come quello del matrimonio, perciò lo indebolirà. Come si è visto in Spagna, il divorzio rapido rafforza la concezione opposta, quella per cui il matrimonio sarebbe un impegno molto labile.
Con questa legge, come anche coi Pacs-Cus, lo Stato darebbe un pessimo messaggio ai giovani (e ai meno giovani): ‘che voi facciate delle scelte impegnative, o che viviate in rapporti a tempo determinato e con «clausola di rescissione», per me è lo stesso’.

Un ragionamento apparentemente equilibrato e sensato. Ma tragicamente incompleto. Esso si basa sull’assunto che la legge abbia fondamentalmente un effetto pedagogico. E’ vero: ce l’ha.

Ma chi l’ha detto che deve essere così? Non possiamo proporre un modello diverso? Se rinunciassimo completamente a questo effetto collaterale e invece cercassimo di convertire i cuori della gente, invece che far dettare le regole da una presunta morale legislativa, non avremmo forse meglio centrato gli obiettivi della conversione cristiana e del Vangelo? Non avremmo invece promosso una maturazione e di vera crescita per la persona?

E’ meglio far sottostare 100 persone ad una legge che non accettano, oppure convertire il cuore di una persona sola? Penso che Cristo sceglierebbe sicuramente la seconda strada: perché Egli desidera la nostra adesione libera a Lui: non gli interessano leggi e regolamenti; altrimenti invece di lasciare che lo Spirito Santo ispirasse i Vangeli, avrebbe scritto di suo pugno una specie di Corano, con tanto di leggi su famiglia, divorzio, proprietà, eredità, etc…

Come mai Avvenire non si chiede questo e si limita ad una sterile analisi sociologico-legislativa? I cristiani dei primi secoli sapevano bene che le leggi del tempo, imposte da Roma, erano immorali e impraticabili: ed è per questo che proposero un cambiamento della società, praticato però sulla conversione dei cuori: e funzionò! Nessuna legge può fare questo.

E’ vero che lo stesso ragionamento non si può fare per questioni più profonde, come l’aborto: ecco perché è comunque necessario che la legge sia almeno basata sul fondamento della legge natuale. Appare però eccessivo applicare simili principi su questioni di secondo ordine come la riduzione dei tempi per il divorzio…. e questo solo perché c’è un problema contingente del così detto “sradicamento familiare”, che è pur reale e per nulla secondario. Non è che forse la Chiesa, accecata da questo problema, risulti in questo modo andare alla deriva nell’annuncio del Vangelo alla gente?

E’ pur vero che una posizione bisogna pur prenderla… quindi non è irragionevole che il quotidiano della CEI si sia schierato in questo modo: ma espressioni come “siamo decisamente contrari” non sono certo carismatiche, se lasciate a se stesse.

Caro Lodovici: oltre a fare la buona critica, non potevi aggiungere un poco di queste considerazioni e ispirarti un poco più al Vangelo?

La gente è alla disperata ricerca della verità e della speranza in un era che è senza verità e senza speranza: Benedetto XVI lo ha capito e ci ha donato oltre a un libro su Gesù, una enciclica sull’amore, e a Natale un’altra sulla speranza. I vescovi italiani, troppo burocraticamente impegnati in battaglie politiche, evidentemente pensano ad altro….

P.S: personalmente questa questione della riduzione del tempo del divorzio mi lascia abbastanza indifferente…. e voi miei cari lettori, credenti e non, … cosa ne pensate?

Enegiro Tiodamana disse…

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prendiamo d’assalto la città più considerevole di questo mondo – la malizia – e distruggiamo le [sue] muraglie. Ti guarderesti forse intorno per vedere quale strada occorra prendere, quale campo di battaglia occorra scegliere?

Troverai senza dubbio le mie parole sorprendenti; eppure sono vere: limita le tue ricerche a te stesso. In te si svolge la battaglia che stai per dare; è dentro di te l’edificio di malizia che bisogna scalzare;

il tuo nemico esce dal profondo del tuo animo.

ammargana’l irpocs

Seneca e il Natale

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Ho ricevuto in questi giorni in una email di auguri di Natale la seguente citazione di Seneca:

“La natura ha fatto in modo che non ci volessero grandi mezzi per vivere bene;
ognuno è in grado di essere felice”

Adesso anche Seneca è diventato un esìmio protagonista del Natale; una volta si diceva Santo Natale, ma oggi non si può più dire: è considerato “politicamente scorretto”: meglio non scriverlo.

Tutta la filosofia della storia, da Aristotele a Seneca a Kant a Marx si è interrogata sulla questione di come l’uomo possa trovare la felicità: mi pare che ancora oggi i filosofi abbiamo tutti molto lavoro davanti.

Io invece penso che:

La natura ha fatto in modo che non possiamo essere felici come noi saremmo portati a desiderarlo.

Nessuno è in grado di essere autenticamente felice senza una profonda relazione d’amore. E l’amore vero non è “natura”, ma puro Spirito.

Questa autentica felicità non è quella felicità che la gente normalmente si aspetta o desidererebbe, ma è quella che ti rende veramente libero.

Per questo bisogna essere disposti a lasciarsi trasformare dall’amore.

La felicità è la verità dell’amore.

Catene "magister vitae"?

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Ecco una presunta poesia anonima, che ho ricevuto per email, con la solita “catena di S. Antonio”. In genere cestino queste cose, stavolta però non ho resistito alla banalità dilagante e ne ho tratto fonte di ispirazione per il mio blog. Il testo originario è quotato:


Ho imparato… che nessuno è perfetto…

…e hai dovuto addirittura impararlo?

Finché non ti innamori.

sono parzialmente d’accordo; c’è una sola persona (o se si preferisce, tre) di cui ti puoi innamorare che non ha difetti, ma questo non dipende dalla tua idea su di lei.

Ho imparato… che la vita è dura…Ma io di più!!!

sono d’accordo.

Ho imparato… che le opportunità non vanno mai
perse.

sono d’accordo. il problema è definire cosa sia una opportunità: quale è la nostra intenzione nel cogliere o rifiutare quella opportunità? cosa ci dice il nostro cuore? quale è il nostro fine?

Quelle che lasci andare tu… le prende qualcun altro.

questo è vero solo se intendiamo come “opportunità” qualcosa di materiale.

Ho imparato… che quando serbi rancore e amarezza la felicità va da
un’altra parte.

sono d’accordo.

Ho imparato… che bisognerebbe sempre usare parole
buone…

sono d’accordo.

Perchè domani forse si dovranno rimangiare.

non sono d’accordo: vuol dire che quelle parole “buone” non venivano dal cuore, quindi non erano veramente “buone”.

Ho imparato… che un sorriso è un modo economico per migliorare il
tuo aspetto.

il sorriso che viene dalla bocca, certamente. Quello che viene dal cuore no.

Ho imparato… che non posso scegliere come mi sento…
Ma posso sempre farci qualcosa.

sono d’accordo.

Ho imparato… che quando tuo figlio
appena nato tiene il tuo dito nel suo piccolo pugno… ti ha
agganciato per la vita.

Bello…. molto empatico e con effetto. Ma cosa c’entra ? Basta scrivere “belle parole” per dare un senso a un lungo discorso?

Ho imparato… che tutti vogliono vivere in cima alla
montagna….Ma tutta la felicità e la crescita avvengono mentre la
scali.

… oppure mentre precipiti nel burrone…. e un amico, che ti ama, ti viene a salvare.

Ho imparato… che bisogna godersi il viaggio e non pensare solo
alla meta.

Non sono assolutamente d’accordo. E’ la filosofia del “vivere per vivere”, fine a se stessa, vuota, fallimentare: sarà anche alla moda oggi ma a me non piace. La meta è amare, solo così la vita ha un senso e una meta da seguire. La meta è essere perfetti: è utopia? Secondo me no.

Ho imparato… che è meglio dare consigli solo in due
circostanze… Quando sono richiesti e quando ne dipende la vita.

Non sono assolutamente d’accordo.
Si danno consigli quando vengono dal cuore e quando questi ci
fanno amare qualcun altro (vedi sopra).

Ho imparato… che meno tempo spreco… più cose faccio.

vero, ma è tautologico, scontato e banale. Ma cosa vuol dire “sprecare” e “fare” ?

E’ la settimana dell’ amicizia …Dimostra ai tuoi amici che ci
tieni.

chi ha indetto questa settimana? Se questo messaggio va in
giro da due anni, è sempre la settimana dell’amicizia? Ridicolo.
Ai miei amici preferisco dire i miei pensieri, i miei consigli con il mio cuore.

Manda questa e-mail a tutti i tuoi amici, anche se significa
rimandarlo a chi te l’ha mandata….Se ritorna … Hai tanti buoni amici.
Buona settimana dell’amicizia….

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Dopo aver inviato il messaggio, premi F6 e vedrai quello che apparirà
nel quadro….incredibile, ma reale….fa impressione ma é reale….
buona fortuna.

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Manda a 15 persone nei prossimi 143 minuti, poi premi F6 e il nome
di chi ti ama apparirà in lettere maiuscole, fa tanta impressione perchè é..
reale

F6? Mi dispiace: oltre a non volerlo fare non posso farlo perchè sul mio computer F6 non ha alcun effetto, visto che uso Firefox+Linux e poiché non voglio essere schiavo della tecnologia: decido io cosa deve fare F6 sul mio computer: se visualizzare una barzelletta o aprire la posta elettronica!

Chiunque abbia scritto queste stupidaggini:

  1. ha (forse intelligentemente?) dimostrato che tanti gli vanno dietro senza spirito critico visto che il messaggio continua a circolare in internet.
  2. se ha imparato tutte queste cose è meglio che cambia maestro.

Conclusione: è un testo mediocre, anzi neanche raggiunge la sufficienza. Lo stampo sottilmente materialista, non ha nulla di profondo. La gente lo gira agli amici allegramente…. segno dei tempi, ahimè.

Il silenzio delle parole

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Adélia Prado, scrittrice e poetessa brasiliana:

la parola è stata inventata per essere messa a tacere.
Solo quando essa tace, la gente ascolta.

Sembra che ci sia il terrore del vuoto. Non ci si può fermare un minuto
Non c’è silenzio. Non essendoci silenzio, non c’è ascolto.

Molte cose che facciamo sono un tentativo di addomesticare ciò che è ineffabile, che non può essere addomesticato, che è assolutamente altro.

Perché la realtà è così indicibile, la grandezza è tanta che io non ho parole. E cosa significa non avere parole? Che esiste qualcosa di ineffabile che devo trattare con tutto il rispetto dovuto

E voi, amici, cosa fate del vostro silenzio? Quali parole avete per il silenzio?