Il Pacchetto Erezione

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Preso dalla curiosità di che genere di siti si tratta, oggi ho deciso di graziare uno dei messaggi di spam e risparmiarmi i bottone “Segnala come Spam“; ho fatto la stessa cosa di molti: cliccare su uno di essi: http://www.22rx.com/, ma si… diamo un po’ di soddisfazione a questi spammers!

Al modico prezzo $234 si può acquistare una scatola di Viagra da 60 pillole (utili per due mesi). Mezza pillola 45 minuti prima dei pasti…., ehm… pardon!… del rapporto, e tornerai ad essere davvero un gran leone! Poi c’è la versione Viagra Soft Tabs, un po’ piu economica. Il sito è ben fatto, professionale con tanto di spiegazioni, suggerimenti e raccomandazioni, compreso quello ipocrita di consultare il medico per la somministrazione.

Ma la cosa più simpatica, un eufemismo, è “l’offerta” del fantastico ERECTION PACK:


Try our SPECIAL ERECTION PACK! Two best ED mediaction in one super pack! only $139.95 !

che suona come:

Prova il Pacchetto Speciale “Erezione”. I due migliori farmaci in un pacchetto super! a soli 107 Euro !

Ma se sto già prendendo un farmaco, cosa me ne faccio dell’altro, che serve alla stessa cosa? Facciamo un bel mix di farmaci, così me ne torno al Creatore prima dei tempi? Ah… no…. che idea! potrei regalarlo!!?? Mmmm…. forse rischio di uscire allo scoperto o di offendere qualcuno…. bah.

Però i prezzi sono modicissimi! Già… in una società dove non puoi permetterti di essere un mediocre sessuale, dove non puoi permetterti di invecchiare, dove devi essere un superuomo, sempre e comunque, proprio come i modelli della TV ti impongono… cosa vuoi che siano 100 euro ogni due mesi, per uno stipendio medio? E’ una vera occasione! E poi dicono che le società farmaceutiche speculano su queste cose!

Sconcertante. Delirante.

Per fortuna questi siti sarebbero illegali in Europa. Ma proliferano alla grande negli USA dove i farmaci vengono venduti come i biscotti o il formaggio in offerta. Ma internet, si sa, non ha confini e le spedizioni “discrete” e internazionali di questa merce è la regola, come questi siti dimostrano. Un vero traffico, più o meno legalizzato (in Italia è vietato spedire farmaci per posta).

Ma anche se ci trovassimo in un caso di effettivo e medicalmente ragionevole bisogno, e ammesso che si riesca così a soddisfare l’uomo, pone in grave difficoltà psicologica la donna, che si vedrebbe così sostituita! Già… perchè invece di essere lei a soddisfare e far regolarmente eccitare il suo uomo, quello che lei ama, è invece tutto merito di una volgarissima pillola. E lei diventa semplicemente il luogo fisico dove quella eccitazione trova il suo ricercato e finalmente vilire sfogo. E così comincerà magari a chiedersi se la presunta impotenza del suo uomo, non sia invece tutta colpa della sua incapacità: arrivano i sensi di colpa.

Ora, per carità, non voglio denigrare tout-court questo genere di farmaci. Però questi fenomeni di massa sono decisamente sintomatici. Se sono diventati prodotti di massa, non mi convince la storia che le disfunzioni erettili stiano crescendo così tanto come fenomeno clinico: questo può essere vero, ma è anche vero che in questo si giustifica l’aumento e l’enorme mercato di questi farmaci, quando in realtà tutti sanno che c’è un abuso spaventoso, nonchè un fiorentissimo mercato illegale. La storia dell’aumento delle malattie erettili non sarà una bugia, ma certo crea una certa confusione nella società, perchè questo grosso mercato può far pensare che davvero ci sia questo bisogno, più di quanto in realtà non sia.

Non appena si ha un qualche problema di questo tipo, sapendo che esiste il farmaco magico, ci si rivolge subito ad esso, naturalmente in buona fede. Semplicemente per emulazione sociale.

La gente ha perduto o sta perdendo il senso dell’amore, del viverlo anche se (anzi, soprattutto se) le “prestazioni” a volte non sono proprio come la TV o certi modelli ci propongono. Anche perchè quei modelli, spesso e volentieri, sono finti. Inumani.

Qualcuno parla del dono di se, in un atto sessuale? Oppure questo concetto deve per forza essere relegato a una concezione religiosa ritenuta anacronistica e superata? Quante pillole di viagra in meno si venderebbero se le persone mettessero al centro di questo fantomatico atto sessuale il concetto del dono di se?

Cosa vogliamo dunque mettere al centro di un rapporto sessuale?

Due organi genitali? Un orgasmo? Una pillola? O l’amore?

L’etica serve il malato o il malato l’etica?

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la dottoressa Claudia Navarini nella rubrica di Bioetica di ZENIT, sposa una tesi molto severa nei confronti di chi sostiene sia l’eutanasia passiva, sia di qualunque forma di presunto (ma a suo avviso falso e forzato) accanimento terapeutico, come quello del caso Welby.

I suoi due articoli [1] [2], incentrati sul piano dell’etica medica, non lasciano spazio a fraintendimenti. Devo dire sono entrambi molto convincenti.

Tuttavia in un paragrafo di [1], recita:

mentre il paziente capace di intendere e di volere – di cui una valutazione specifica abbia dimostrato la totale lucidità – ha sempre la possibilità di rifiutare preventivamente un trattamento sanitario, anche se ciò gli procurasse un danno e al limite anche se ciò avvenisse per esplicita volontà di morire, lo stesso paziente non ha il diritto di chiedere ad un medico di dargli la morte, né in modo attivo (somministrazione di un farmaco letale) né in modo passivo (sospensione di un trattamento necessario alla vita).

questo mi sembra l’unico punto delle sue tesi che necessita di spiegazione, in quanto sembra decisamente contraddittorio.

Come è possibile che un paziente, una volta fatta una tale scelta, debba essere di conseguenza condannato solo per aver accettato la terapia (dagli esiti per altro incerti)? Tornando al caso Welby (tanto per semplificare, visto che tutti lo conoscono) mi sembra di capire che secondo la Navarini, egli avrebbe potuto senza problemi, se non voleva soffrire, opporsi alla terapia prima che gli venisse applicato il respiratore. Tuttavia sembra ragionevole che egli abbia accettato a suo tempo la terapia perchè, forse, in quel momento poteva veramente rappresentare un sollievo e/o una speranza. Forse la prospettiva di sofferenza che poi si è realizzata non era in quel momento contemplata, oppure era solo probabile (forse tutto questo non è valido nello specifico del caso Welby, ma in molti altri certamente si).

Insomma, l’ argomentazione sembra davvero irraggionevole: sembra quasi che secondo la Navarini non sia più l’etica medica che debba servire il malato, ma piuttosto che il malato debba inchinarsi ed essere subalterno all’etica medica. Appare una evidente contraddizione: la medicina è per il malato o il malato per la medicina?

Concordo pienamente con la dottoressa riguardo la spaventosa e pericolosa strumentalizazione che c’è dietro certe tendenze e politiche, che lei doverosamente critica.

Invito cortesemente la Navarini, visto anche la dichiarata disponibilità infondo all’articolo, ad una risposta, anche pubblica, su questo blog o ovunque ella desideri.

Riferimenti:

Il Codacons traumatizza i bambini

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Mi riferisco alle polemiche di questi giorni riguardo questo film di Apocalypto di Mel Gibson che sarebbe, secondo l’associazione di consumatori Codacons, troppo violento: chiedono l’intervento del ministro per impedire la visione ai minori di 14 anni, visto che la commissione censura si è lasciata sfuggire inspiegabilmente la decisione di non mettere alcuna censura, visto che essa è stata invece imposta in tutti i paesi, sia in USA che in Europa.

Senza entrare nel merito della discussione, mi ha colpito la seguente posizione del Codacons riportata dalla lastampa.it:

«Se ci fossero minori di 14 anni colpiti da stress, shock, traumi a causa di Apocalypto, i genitori potranno rivalersi sulla commissione di revisione cinematografica che ha deciso di non imporre alcun divieto chiedendo risarcimenti monetari». Ma il Codacons, che da questa iniziativa spera di ottenere il consenso dei consumatori, insiste. «Ci siamo rivolti alla Procura di Roma affinché accerti nei confronti della casa di produzione del film e dei componenti della commissione di revisione eventuali illeciti legati a minori e violenza»

Ora, è leggittimo che una associazione di consumatori dia battaglia in tutti i modi, ma ve l’immaginate un genitore che, venuto a scroprire che il proprio povero figliuolo che ha visto questo film e ne è rimasto traumatizzato, si rivolge alla Procura intentando causa alla Commissione Centura ? Naturalmente ci vorrebbe anche una perizia medica che certificasse non solo che il ragazzino ha subito lo shock, ma che lo abbia subito proprio a causa della visione di quel film.

Ve la immaginate la faccia del giudice? E del medico che deve fare la perizia? Semplicemente grottesco. Ma la cosa più grottesca non è tanto il fatto che il Codacons faccia di queste assurde e fantasiose richieste, ma il fatto che la gente abbocchi a questo genere di propaganda: d’altra parte se il Codancos cerca di farsi pubblicità in questo modo, è perchè c’è qualcuno che ritiene fondate queste scempiaggini.

E qui si passa dal grottesto al triste: si dice che lo stato deve essere il piu possibile liberale, e non incidere nelle scelte personali; qui il Codancos sembra attribuire allo Stato un dovere e una rersponsabilità che invece dovrebbe essere della famiglia. Un genitore che si rivolgesse alla procura in quel modo, autodenuncerebbe il fallimento del proprio mestiere di genitore, perchè non essendo in grado di controllare ed educare il proprio figlio, ritiene che lo Stato sia responsabile di questa sua grave mancanza.

Non è questa una richiesta così assurda, da parte di una associazione che dovrebbe tutelare i cittadini, e in realtà li insulta in questo modo alla grande ? Nessuno ci fa caso, anzi il Codancos potrebbe davvero apparire come paladino della giustizia.

Regna invece la confusione, la babele imperante del mondo veloce delle notizie che si rincorrono… e nessun riflette più su quello che c’è dietro una così grottesca richiesta di voler sostituire la famiglia con lo stato: un segno di decadenza, pur di far parlare di se. E qualcuno abbocca.

Mi chiedo se, a traumatizzare questi poveri ragazzi, non sia il Codancons stesso, piuttosto di un film violento al cinema.

Articolo su lastampa.it

Comunicato stampa Codacons