31 dic 2006
FabrizioReligione Fede Chiesa
La vicenda del «piccolo buddha» [1] [2] ritrovato ha stimolato alcune domante di un mio amico il quale, oltre ad essere appassionato e affascinato dall’India e dalla sua strabiliante spiritualità, mi ha chiesto cosa ne pensassi difronte a questi eventi, sapendomi cristiano praticante (e aggiungo io: indegnamente tale) e mi ha esortato a scrivere su questo: lo ringrazio dello spunto.
Abbiamo avuto a discorrere sotto l’assunzione che si trattasse veramente di un evento soprannaturale, visto che a quanto pare il giovane, in meditazione da mesi, non mangierebbe ed emanerebbe un misterioso e poderoso calore corporeo.
La domanda, quasi d’obbligo per chi professa una religione positiva e confessionale come il Cristianesimo Cattolico, è quasi scontata ma non per questo meno seria: “è possibile concepire un evento soprannatuale al di fuori del contesto cristiano?”.
La mia personale risposta (ma non sono un teologo o un esperto di dottrina) è che non vi è nessun contrasto. Non è necessario essere battezzati, affinchè Dio testimoni se stesso attaverso gli uomini, e questo grazie alla natura deantropica dell’uomo. Questa è conseguenza non del battesimo, ma dell’atto della Creazione (l’uomo fatto a immagine e somiglianza di Dio). E poi c’è la Trinità, che proprio grazie allo Spirito Santo, agisce in comunione con l’uomo. Le manifestazioni di Dio, quando compiono e testimoniano il bene in questo mondo per gli uomini, trovano forme sempre diverse, sempre misteriose di manifestarsi. Perchè non dovrebbe esserlo anche nel caso di questo misterioso ragazzo? Anche queste possono essere manifestazioni di Dio, segno del suo amore per l’uomo, amore poco spesso ricambiato. Questa è la mia personale visione. Ciò che distingue il cristiano è, semplicemente, il fatto di riconoscere questa natura deantropica dell’uomo e Trinitaria di Dio, con tutto ciò che ne consegue.
Però è anche vero che noi occidentali, affogati nel nichilismo che ci attanaglia, troppo spesso e specialmente di recente, andiamo a cercare eventi soprannaturali in luoghi lontani, e non vogliamo invece vedere o riflettere su quelli che abbiamo sotto gli occhi. Questo è irrazionale e irragionevole.
Personalmente sono molto scettico sui miracoli. Non mi convincono la maggior parte degli eventi cui viene comunemente attribuita natura soprannaturale, come la statuetta di una Madonna lacrimante di Civitavecchia oppure alle apparizioni di Medjugorje, già meta di migliaia di pellegrini.
Ma altri, francamente e razionalmente approfondendo, lasciano pochi dubbi; bastano secondo me due casi:
- la Madonna di Fatima e in particolare i fatti del 13 ottobre 1917 cui furono testimoni migliaia di persone (possibile che hanno avuti tutti la stessa visione?). Centinaia di scettici e atei recatisi là quel giorno, convinti di poter poi deridere tutti, si convertirono; chi non era battezzato, chiese questo sacramento. Si tratta di fatti ben documentati in giornali e cronache dell’epoca, assolutamente inconfutabili.
- le stimmate (e la vicenda umana) di Padre Pio da Pietralcina.
e questo tanto per citare eventi recenti nella storia.
Se mettiamo l’uomo dietro Dio, non potremo mai credere ne a Fatima, ne a Padre Pio ne, eventualmente, al piccolo Buddha. Solo se mettiamo Dio dietro l’uomo, possiamo farlo. Naturalmente un sano scetticismo non è da escludersi, perchè bisogna sempre anteporre la ragione, per poter discernere. Questo spiega anche perchè la Chiesa, molto spesso contrasta certe manifestazioni filo-miracolose, anche se poi vengono confermate; per questo si attira le critiche (ingiuste) di molti, quando invece, quello è esattamente il suo dovere.
Ma non dimentichiamo che l’aspetto soprannaturale, per quanto poderoso, non deve essere fine a se stesso e unica fonte di fede:
Il vero credente, non vede per credere, ma crede per vedere.
[1] I prodigi del Budda ragazzo… da Repubblica.it (20/02/2006)
[2] Ritrovato il piccolo Buddha… da Corriere.it (27/12/2006)
26 dic 2006
FabrizioSocieta e Cultura

Il caso welby si è chiuso. Tragicamente, come i Radical-Strumentalizzatori avevano previsto (o sperato). La discussione, da ambo le parti, ha assunto, in perfetto stile italiota (eufemismo, da italico e idiota) alti livelli di intransigenza e pregnanza ideologica.
Nessuno si è comportato bene, forse neanche il povero Welby. Ma lui, ormai è fuori dalla scena. Nell’altro mondo. Rimaniamo noi.
I Radicali hanno vergognosamente, indignitosamente, pornograficamente strumentalizzato la morte in modo irrispettoso e indicibile. Ma almeno hanno messo in luce una contraddizione, un “buco” nella nostra legislazione che deve in qualche modo essere colmato.
I politici strombazzano a destra e a sinistra (e al centro!) le solite ideologie in nome del “difesa della vita”, “libertà di scelta”, tutte cose che, approfondendo, perdono la loro superficiale retorica e lasciano solo confusione in mente.
La Chiesa non ha fatto altro che ribadire la sua posizione di sempre, e non si è risparmiata una ignobile e burocratica sentenza di negare i funerali religiosi [1], in nome dei freddi articoli del diritto canonico; poteva almeno fare un gesto di clemenza, non solo per pietà, ma anche per opportunità visto che la richiesta di funerale religioso, a mio avviso, è stata una pura provocazione, nella quale dunque la Chiesa sarebbe caduta con tutti i piedi, viste poi le perplessità che la decisione del rifiuto ha generato negli stessi fedeli.
Io, invece, su questa storia non ci ho capito un gran chè. E mi sento meno sicuro di due mesi fa. Ho già espresso il mio favore verso l’eutanasia passiva in precedente post, ma in verità non sono così sicuro di quello che ho scritto.
Invece qui tutti parlano e sono sicuri di quello che dicono: tutti fanno a gara su chi mostra più sicurezza. Ho visto solo tanta ideologia scontrarsi, poca ragione e poca carità cristiana laddove avrebbe dovuto esserci e tanta voglia di attaccare la controparte piuttosto che portare avanti un pensiero nuovo, oppure, più semplicemente, fare un atto di umiltà.
Un atto di umiltà che ammettesse di essere confusi, di essere senza una certezza; nessuno ha detto di voler capire meglio, di voler studiare di più, prima di pronuncarsi. Nessuno ha detto di sentirsi debole nel pensiero e nelle certezze. Tutti superuomini, sul caso Welby. Tutti pronti a dire “si” , “no”.
Il caso Welby, essendo un caso limite, un caso di frontiera, forse, ci insegna che dovremmo abbandonare alcune nostre certezze. Avere umiltà. Umiltà verso noi stessi e le nostre certezze. A non vergognarsi, quando necessario, a dire che ci sentiamo impotenti e spossati.
[1] si veda il comunicato del Vicariato in questo articolo
23 dic 2006
FabrizioReligione Fede Chiesa, Societa e Cultura
Non amo portare addosso simboli religiosi. E neanche esporli nell’abbigliamento, in camera, in auto, in casa o in altri luoghi: è una mia scelta personale. Non biasimo, tuttavia, chi lo fa.
Noto con un certo stupore che, nonostante la forte secolarizzazione della società, c’è una stupefacente riscoperta di questi simboli. Andate in una qualunque gioielleria, osservate le donne in strada o sugli autobus e scoprirete quanto vanno di moda i crocefissi. Non ho mai visto tanti crocefissi come negli ultimi tempi: grandi, piccoli, catenite, orecchini, argento, cristiallo, oro.
Qualche settimana fa avevo osservato un’ automobile in mezzo al traffico che aveva sul cofano un pesce stilizzato (come nell’immagine sopra) attaccato come adesivo. Sapendo il significato di questo simbolo, la cosa mi ha colpito: “toh!! anche il pesce come adesivo nelle auto adesso!”. Pensavo fosse un caso. E invece fra ieri e oggi vedo altre due auto con adesivi del tutto simili, ma non identici, sempre sul cofano posteriore dell’auto.
Questo è un fatto nuovo, perchè mentre il crocefisso è di immediato ed evidente significato, quello del pesce lo è meno e indica quindi un coinvolgimento cosciente (e di conoscienza) da parte di chi lo espone ben maggiore del crocefisso. E’ come se, chi lo esponesse, volesse lanciare un messaggio solo a chi conosce quel simbolo, oppure incuriosire chi non lo conosce. C’è qualcosa di mentalmente più sofisticato, che esporre uno scontato crocefisso.
E’ difficile dire quanto questi fenomeni siano legati a una effettiva scoperta della fede da parte della gente, o semplicemente una moda; tuttavia presentano una certo interesse: forse i sociologi dovrebbero studiarli seriamente.

P.S. Il simbolo si trova anche in molte catacombe. E’ un acrostico cristologico ιχθύς, (Ichtus – pesce), costituito dalle iniziali della formula Iησοὺς Χριστὸς Θεοῦ Υιὸς Σωτήρ, Gesù Cristo figlio di Dio Salvatore. I primi critiani usavano quindi un pesce stilizzato come simbolo religioso e di appartenenza. Il crocefisso, troppo esplicito e appariescente in epoche di persecuzione, divenne in uso come simbolo cristiano solo quando nel VI secolo il cristianesimo si afferò come religione ufficiale dell’Impero Romano.
20 dic 2006
FabrizioPoesie, Sentimenti
Sebben ratio consulta
Che prudenza propone
Ma se chiaro risulta
Che coscienza dispone
Che il dado sia tratto!
Poi cuor pur si duole
Se avviene il disfatto
Essa certo sì vuole
All’offeso ben si mostrerà
In qual sede Ella ha scelto supplizio
Che insieme all’amica Verità
Mai teme giudizio
dedico questa poesia a una mia amica alla quale tempo addietro avevo promesso una poesia sull’amicizia. Non è facile che accada il momento dell’ispirazione…perchè solo alcuni fatti della vita la portano con se.
14 dic 2006
FabrizioReligione Fede Chiesa, Societa e Cultura

Varie notizie di stampa [1] [2] [3] danno la notiza che la Scuola Materna «Casa del bosco» di Bolzano avrebbe deciso di non far più recitare “Tu scendi dalle stelle” fra i canti natalizi di fine anno fatti dai bambini “per non urtare la sensibilità dei numerosi bambini non cristiani, in particolare mussulmani”.
Come al solito siamo al delirio. Pur di essere maniacalmente “politically correct”, rinunciamo a noi stessi, alle nostre tradizioni. Ma quello che è ancora più grave è che con queste scelte, diseduchiamo non solo i nostri figli italiani, ma anche quelli degli immigrati.
La bizzaria è che un imam di Bolzano ha pubblicamente condannato questa scelta, perchè, dice, che Gesù è una figura importante anche i mussulmani; ma la cosa secondo me davvero perversa è il concetto che, pur non di “offendere” dovremmo rinunziare alle nostre tradizioni, cioè autocastrarci nel nome di una ideologia esistente che appiattisce e vuole negare le diversità. Ma siamo proprio sicuri questa sia una “offesa”? Io ho alcuni amici mussulmani che non sarebbero daccordo con questa visione; questa patologia della paura di offendere è più una nostra paranoia che non un problema reale. Se qualcuno, poi, rimane offeso dobbiamo fargli capire che la cosa ci dispiace molto, ma è un suo problema.
Sarebbe, invece, secondo me molto più educativo per tutti i bambini che fosse fatta una scelta di questo tipo:
- il canto fa parte della nostra tradizione, quindi si fa.
- i bambini non cristiani che vogliono (ovviamente supervisionati dai genitori) prendere parte alla recitazione possono farlo; si fa capire loro che c’è differenza fra il recitare qualcosa e il prendere parte attiva in una canzone o preghiera. Questo può aiutare a comprendere le diversità fra le culture e aumentare la coscienza di tutti, nel rispetto reciproco. Io stesso non avrei problemi a “recitare” una preghiera mussulmana o di qualcunque altro credo, se questa è per me solo una recitazione e non una professione di fede.
- ai bambini non cristiani deve essere garantito il sacrosanto diritto di non partecipare a questa recitazione, perchè essa deve essere libera e non deve creare problemi di coscienza personale
- deve essere in ogni caso chiaro che pretendere di non farla è una negazione dei diritti degli altri ed è semplicemente assurda e diseducativa per tutti i bambini, perchè nega che debbano esistere diversità, nega la verità. E’ invece con la conoscienza dell’Altro e della diversità, che può esserci vero rispetto.
In questo modo a tutti i bambini viene garantito il rispetto dei propri valori, viene insegnato che la diversità esiste, è importate e va valorizzata.
Invece di cancellare “tu scendi dalle stelle”, (davvero un pessimo esempio!) perchè non aggiungere invece qualche altra canzone/recitazione che viene da quei paesi, fatta dai bambini di altre religioni/culture? Questo sarebbe stato un vero progetto educativo, che avrebbe davvero dato senso profondo anche al Santo Natale. Oppure ci siamo dimenticati il vero senso di questa festa?
Dove è finito il ruolo educatore della scuola? Gli insegnati pensano davvero di educare i bambini in questo modo? Questi fatti non sono di scarsa importanza: sono lo specchio del nostro modo di pensare, agire, vedere le cose. I bambini sono il nostro futuro, sono importanti. Educhiamoli alla diversità, non neghiamogliela. Facciamo loro scoprie quanto è bella e quanto è bello conoscere e rispettare la diversità degli altri.
Questi insegnanti (o forse questa società?!) hanno perduto la ragione. Hanno un disperato bisogno di neuroni. Possibilmente ben connessi.
[1] Espresso
[2] Quoditiano.net
[3] Corriere.it
10 dic 2006
FabrizioSocieta e Cultura

A una mia lettrice e conoscente non è piaciuto l’uso dell’espressione di dire “noi europei….” che ho utilizzato nel precedente post «Turchia in Europa?». Non so se perchè considerato “non politically correct” oppure se contestasse una qualsiasi identità europea…. comunque è arrivata a portarmi come esempio il fatto che Est ed Ovest europei sono troppo diversi in quanto nell’Est (ma non è questo un “Loro”?!!) non hanno fatto il ‘68. Bah….
Comunque, a parte tale critica, questa osservazione mi ha indotto a pensare che in ognuno di noi, esistino tanti Noi (lo scrivo con la lettera maiuscola per distinguere).
Innanzittuto c’è un io. Ciò che divide il se, dagli altri.
Poi c’è un Noi familiare, o se si preferisce, delle persone più care che possono includere anche amici.
C’è un Noi della propria città: chi non si sente appartenente alla propria città? Io sono nato a Roma e trovo bello sentirmi romano.
C’è un Noi della propria Regione (in Italia mi viene da pensare ai tanti piatti tipici, ai dialetti….)
C’è un Noi della propria Nazione, perchè non dovrei sentirmi Italiano? Solo ai mondiali di calcio? No, non solo. Certo l’Italia è un nazione giovane con una debole identità e tante diversità. Ma se incontro un Valdostano o un Sardo mentre sono in gita alle Hawai, non dovrei sentirlo come “vicino” a me, più degli altri?
E c’è anche un Noi per una realtà sovranazionale, come nel mio caso l’Europa, certo, perchè no? Perchè non dovrebbe essere così? E’ vero che l’Europa è ancora poco definita e che non tutti si sentono europei allo stesso modo. Ma se mi trovo nella Terra del Fuoco e incontro un Cinese e un Francese, con chi mi sentirei “naturalmente” più affine? Penso che la risposta è fin troppo evidente. Un brasiliano non può sentirsi sudamericano ? un canadese non può sentirsi nordamericano e chiamare “Loro” gli europei, quando parla per esempio con uno statunitense?
Quella mia amica mi ha fatto notare che un siculo ha molte più cose in comune con un tunisino (stili di vita, anche modi di pensare) che non con uno svedese. In questo ha ragione. Ma cosa vuol dire?
Infatti quello che mia mia amica non ha capito (o io non mi sono spiegato?) è che i Noi non sono soltanto “gerarchici”, cioè categorie messe una dentro all’altra, come scatole cinesi. Possono esserci Noi multipli, integrati.
Ad esempio io potrei dire “Noi gente mediterranea…”, poichè mi sento appartenente alla cultura del bacino del mediterraneo, e non ci sarebbe nulla di strano che questo Noi si sovrapponga ad altri Noi e Loro, coesistendo; ho un’altra amica che è di Marsiglia, vive in Italia, ma ha origini Algerine, e usa di buon grando questa espressione “filo-mediterranea“, etichettando i parigini (suoi connazionali!) come “Loro”.
Ci sono altre identità trasverzali: convizioni politiche, religiose, etc…
Un’ultima osservazione è che queste identità multiple che ci portiamo dietro non vanno negate, annullate o criticate, ma sono la precondizione essenziale per meglio scroprire, apprezzare e rispettare l’ Altro.
Alcune tendenze ideologiche tendono ad annullare le differenze perchè pensano che la concordia, il rispetto, la pace, la fratellanza possa esserci solo annullando (o negando) le differenze.
Negano l’esistenza di un Noi e di un Loro, e lo considerano tradizionalista, o politicamente scorretto. Niente di più errato e ingiusto.
La scoperta dell’Altro, che avviene solo con la giusta conoscenza dell’Altro, presuppone una diffenenza fra me e l’Altro. La conoscenza è la precondizione dell’amicizia e altre virtù, che preludono alle altre qualità di cui sopra. Non è necessario annichilire la proria, o meglio sarebbe dire le proprie, identità. Non bisogna avere paura di affermarle con convinzione, e senza ipocrisia.
P.S. i lettori del mio blog sàppiano comunque che essere politically correct è l’ultimo degli obiettivi di questo blog: non per irriverenza, ma un blog, penso, deve essere anche un po’ provocatorio…
03 dic 2006
FabrizioPolitica

L’anno prossimo l’Unione Europea compie 50 anni (dai trattati di Roma).
Oggi ci sono 25 membri e 5 paesi candidati, fra cui la Turchia, del cui processo di adesione ho parlato in un recente post. Per il Vecchio Contienete è un traguardo imporante, al di la delle pur note difficultà del processo di integrazione, specialmente in tempi recenti con il fallimento del nuovo trattato costitutivo.
Nel frattempo le regole che governano l’Europa dei 25, e a breve dei 27, sono sempre le stesse di quelle che governavano l’ Europa dei 12. Nel frattempo non è chiaro su quale binario vuole viaggiare questa importante entità geopolitica: confederazione? federazione? quale direzione?
Potranno le istituzioni europee essere più snelle e semplici di adesso? Potremo avere un governo espressione di una maggioranza politica in Parlamento? Oppure, potranno gli europei, un giorno, eleggere direttamente un Presidente dell’Unione ?
E poi: che tipo di Europa vogliamo? Un Europa basata su una identità culturale precisa (e questo escluderebbe paesi come la Turchia) oppure vogliamo creare un grande mercato che garantisca la pace e includa anche paesi adiacenti, come un probabile futuro Marocco o Tunisia? Entrambi questi progetti hanno una loro logica, una loro coerenza e un loro motivo di essere.
Io penso che una via di uscita ci sia:
- fermare il prima possibile il processo di allargamento, come viene concepito adesso
- creare un’ “Alleanza Economica Europa” una sorta di mercato comune Europeo che includa anche paesi vicini e cui far entrare gli aspiranti membri, senza però condividere necessariamente principi e valori con il “cuore” dell’Europa e senza che essi siano obbligati a entrare o a sottoporsi a un processo di integrazione
- avviare poi all’interno dell’Europa vera e propria una discussione sul suo futuro. Con piena partecipazione democratica. Questo andrebbe fatto con una specie di Questionario-Referendum a suffragio universale, paese per paese.
questo Questionario-Referendum sottoposto a tutti i cittadini europei, dovrebbe essere un insieme di domande del tipo si/no molto semplici che dovrebbero avere come obiettivo quello di sciogliere nodi dolenti sul futuro dell’Europa di cui le forze politiche possano tener conto, per orientarsi.
Ecco qualche domanda:
- vorresti un Europa con modello parlamentare o presidenziale ?
- vorresti un Europa confederale, federale o federal-confederale (come è adesso)?
- vorresti un Europa che eserciti il potere di difesa e politica estera comune?
- vorresti un Europa che sia competente della politica di ricerca e innovazione tecnologica ?
- vorresti un Europa che eserciti potere giudiziario con opportuna legislazione europera per certi tipi di reati penali (spec. di tipo economico)
- e altre poche domande simili…..
questo causerebbe una forte sensibilizzazione di tutti i cittadini europei su questi temi, perchè li constringerebbe a porsi delle domande e a intavolare una discussione pubblica; aumenterebbe la coscienza di tutti e i politici potrebbero risolvere i loro problemi di timidezza e indecisione del momento.
02 dic 2006
FabrizioPolitica

Si è appena conclusa la manifestazione a Roma organizzata alla Casa della Libertà contro la legge finanziaria e il Governo. Ho ascoltanto alcuni “pezzi” in TV: il solito linguaggio da piazza, che detesto. Non può essere altrimenti.
Ma l’edizione online de “L’Unità” è appena uscito in risalto con questo articolo il cui titolo è Fischi all’inno, saluti romani e minacce alla partenza dei cortei della Cdl – Berlusconi: ecco il partito della libertà
Immagino che il titolo di domani nell’edizione cartacea non sarà molto diverso; e ancora si legge nei commenti: “Slogan violenti e minacce fasciste nei cortei“, come se nelle pacifiche manifestazioni della sinistra non ci fossero altrettanti violenti provocatori.
Non sono un elettore di questa destra, e non penso che questa finanziaria sia così male, ma questa volta penso che la buona riuscita di qusta manifestazione vada riconosciuta, rispettata e non derisa, e sul piano politico non può essere ignorata. E’ sbagliato impostare la critica sul piano della propaganda, quando invece si è trattato di una riuscita manifestazione democratica: che siano ottocentomila, che siano uno o due milioni i partecipanti, una cosa è certa: la manifestazione ha dimostrato che il Cavaliere è ancora in sella e che un fronte di opposizione c’è ed è organizzato.
Ma perchè la sinistra, invece di sbraitare sui saluti fascisti non spiega perchè questa finanziaria è in realtà buona? Perchè non viene spiegato quanto sia importante riportare i conti in buon ordine (rapporto debito/PIL sotto il 3%) ?
Perchè non vengono spiegati gli sforzi, a mio avviso giusti, di questa finanziaria, di ridurre il debito pubblico, che è una saggia priorità ma troppo spesso dimenticata proprio perchè impopolare ?
Abbiamo un buon ministro delle Finanze e un governo che a mio avviso sta facendo cose lodevoli: riaffermare il principio che pagare le tasse è un dovere (vedi un mio recente post sulle tasse) e che il futuro di sviluppo deve passare necesariamente per una riduzione del debito.
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