Etimologia berlusconiana

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Forza Mafia
Una cosa curiosa e simpatica; strano che nessuno ne ha mai parlato fino ad ora. Mi limito a descriverla senza commentala, si commenta da se.

Dimmi come ti chiami e ti dirò chi sei ! E’ proprio vero.

Cito dal dizionario etimologico online l’etimologia della parola “berlùsco”:

dal lat. BIS LUSCUS o BI LUSCUS che vale “due volte losco” (v. Bis e Losco) – voce antiquata che vale Guercio

Dunque “berluscone” ne amplifica il senso e vuol dire un grande e due volte volte losco.

Infine “Berlusconi“, che è anche al plurale, vuole dire molti grandi due volte loschi, una figura multipla, e doppiamente losca.

Quando si dice un nome, un programma!

"PACS" contro la Costituzione

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Sigillo Repubblica Italiana
La nostra Costituzione riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio (art. 30)

Oggi si fa un gran parlare dei “PACS” e di altre “forme deboli” di matrimonio. Promossi da politici in cerca di voti che pensano che “la legge debba adeguarsi alla società“, poichè, si dice, molte sono ormai le coppie di fatto. Costoro dimenticano i fondamenti della nostra società.

Le leggi di uno Stato non sono solo strumenti, sono anche il riflesso di un modo di intendere la società, una filosofia di vita. Sono quel discrimine fra il giusto e il non giusto, fra il consentito e il non consentito. Sono il discrimine morale di un popolo o di una nazione, a maggior ragione quando sono emanate per via democratica.

Qualcuno ricorda cosa dice la nostra Costituzione ? La questione PACS SI / PACS NO non è una questione che riguarda la religione: è di matrimonio civile di cui stiamo parlando, che non ha nulla a che vedere con la religione.

La Costituzione è il nostro patto sociale: i PACS sono anticostituzionali perchè la Costituzione asserisce la centralità della famiglia come società naruale. Se vogliamo introdurli bisogna prima riformulare la Costituzione e ridefinire il senso della famiglia e del matrimonio, e passare quindi per una seria discussione di redifinizione del nostro patto sociale e di che tipo di società vogliamo. Una cosa forse troppo ardua e seria che nessuno vuole fare. Non si può semplicemente proporre una leggina da quattro soldi che impatterebbe così tanto nella società, con la scusa di “accontentare” la gente o raccimolare voti.

I PACS non sono virtuosi, ma portatori di una filosofia di fondo perversa.
Sono molto peggio di “matrimoni deboli”: con essi si vogliono i vantaggi del matromonio, ma senza impegno serio; si vuole avere, ma senza dare. Le persone vogliono avere i vantaggi e i diritti che darebbe un matrimonio, senza precisi doveri, senza pagarne il prezzo, senza impegnarsi davvero in un progetto serio e vincolante per il futuro.
Questo è il messaggio di fondo dei PACS. Si tratta di soluzioni fasulle e illusorie.
Si vuole proporre una filosofia sociale del non impegno, della superficialità, del fare le cose in modo leggero, del poter ottenere, senza necessariamente sacrificarsi nella vita. Davvero un pessimo esempio, un modello di vita facilone e poco virtuoso.

Non vorrei consegnare ai miei figli una società di questo tipo.

(per chi vuole approfondire, ecco qui tutti gli articoli della Costituzione sulla “famiglia”)


Evasione: la bufala della deduzione delle spese

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Agenzia delle Entrate
In questi giorni si fa un gran parlare della legge finanziaria.

E della lotta all’evasione. Un problema serio: in Italia questo fenomeno tocca punte altissime: 200 miliardi evasi ogni anno e il 50% di punta di tasso di evasione, come riporta il Blog odierno del Sen. Antonio Di Pietro, che mi ha ispirato questo post. Questo vuol dire che con la pressione fiscale attuale, se tutti dicharassero e pagassero il giusto lo Stato potrebbe abbassare le tasse, ridurre il debito o aumentare gli investimenti.

Diciamo la verità: le tasse le evandono soprattutto le imprese, artigiani, piccoli commercianti, professionisti. Non perchè siano cattivi, ma perchè sono gli unici a poterlo fare. I dipendenti infatti, non possono sfuggire perchè le tasse vengono detratte dalla busta paga mese per mese (cosa farebbero questi se anche a loro fosse dato la possibilità di pagare le tasse “a posteriori”, dopo normale dichiarazione dei redditi?). Le grandi imprese difficialmente evadono: primo perchè è loro difficile e non sarebbe conveniente, secondo perchè hanno bisogno di una burocrazia interna, terzo perchè hanno altri modi per risparmiare (aiuti di stato occulti e mille altri escamotage).

Ma qualcuno pensa di avere l’uovo di colombo, o il coniglio dal cappello, o il Deus ex machina! Molti politici, giornalisti, intellettuali ne parlano: facciamo dedurre a tutti, dicono, tutte le spese dalle tasse, così finalmente tutti avranno interesse a farsi fare la ricevuta o la fattura dall’avvocato, dall’idraulico, dal dentista, dal gioielliere, dal salumiere…. e così anche loro dovranno dichiarare il vero! A prima vista la soluzione di tutto!

Si tratta però di una proposta impossibile e soprattutto ingiusta! Vediamo perchè.

Prima però interrochiamoci sulla natura delle tasse. In particolare in che ragione dovrebbero essere giuste le “deduzioni” o “detrazioni” che dir si voglia ? Attualmente si possono dedurre o detrarre poche cose: ad esempio i ticket sanitari, alcune spese mediche, spese per risparmio energetico.
Senza scendere in questi dettagli, possiamo dire che logica della detrazione o della deduzione è:

lo stato consente di dedurre o detrarre in tutto o in parte certe spese o per compiere un atto di giustizia e non far pagare troppo le persone che, loro malgrado, hanno dovuto affrontare certe spese (mediche ad esempio) oppure per agevolare certi settori (ad esempio incentivando settori come protezione ambientale, nuove tecnologie, ….)

Le deduzioni o detrazioni quindi hanno una logica sociale ed economica, hanno una finalità che può essere o di giustizia sociale o di incentivo strategico.

Vediamo cosa accadrebbe se fosse applicato il “metodo della deduzione totale“. Se posso dedurre l’avvocato, il dentista, il salumiere, l’orèfice, l’idraulico verrebbero ingiustamente avvantaggiate quelle pesone che hanno speso i soldi che avevano.

  • Se io ho voluto comprarmi un gioiello da 10.000 euro, perchè lo stato dovrebbe premiarmi facendomi pagare meno tasse ?
  • Se io ho pagato 10 avvocati perchè ho voluto far causa a tutto il condominio, perchè lo stato dovrebbe avvantaggiarmi ?
  • Se ho voluto cambiare tutti i rubinetti di casa perchè quelli vecchi non mi piacevano e ho speso 1000 euro (perchè ho una villa con 20 bagni), perchè lo stato dovrebbe farmi risparmiare sulle tasse, visto che già verosimilmente guadagno abbastanza ?

Insomma le tasse si debbono pagare sul reddito, non sulla differenza fra quello che guadagno e quello che spendo! Altrimenti non sono più tasse giuste. Chi viene tassato secondo questa logica pura sono le imprese, che però a loro volta distribuiscono i redditi alla gente sottoforma di stipendi che a loro volta vengono tassati. Ma se tassiamo anche la gente come tassiamo le imprese, chi finirà col pagare le tasse ?

La cosa paradossale è che così le tasse le pagherebbero solo e soprattutto quelli che risparmiano o che consumano poco. Cadrà complemtamente la progressvità delle tasse perchè non pagherà di più chi guadagna di più, ma chi spende meno: infatti per incentivare davvero questo meccanismo e farlo funzionare, il risparmio dovrebbere essere rilevante e non simbolico.

Si violerebbe il principio sacrosanto di proporzionalità e progressività delle tasse (chi più guadagna, più paga) che è sancito dalla Costituzione.

Inoltre si innescherebbe una macchiana burocratia immensa: tutti andrebbero alla caccia delle fattuere e delle ricevute e per fare una denuncia dei redditi sarebbe necessario un vero Revisore dei Conti, con centinaia di fatture da contabilizzare a fine anno per ogni famiglia. Semplicemente assurdo.

Inoltre quali tipi di fattura andrebbero in detrazione e quali no ? Perchè il gioiellere (che evade!) andrebbe in detrazione mentre il biglietto del treno no? (il biglietto del treno è una fattura che viene sempre emessa: le ferrovie non evadono!). Chi si compra i gioielli deve pagare meno tasse di chi si sposta per andare a lavoro ? I supermercati emettono sempre lo scontrino, quindi non evadono le tasse omettendo la fattura: non facciamo dunque dedurre alle famiglie il prezzo del cibo e facciamo invece dedurre quello di una cena in un ristorante di lusso, solo perchè il ristoratore è un potenziale evasore ?

Neanche l’idea di far dedurre o detrarre parzialmente l’importo anzichè interamente funzionerebbe, in quanto il corrispettivo dovuto allo stato sarà sempre maggiore a quello che il compratore potrebbe risparmiare: ecco allora che il venditore potrebbe agevolare il compratore facendogli pagare di meno il bene o servizio se rinuncia alla fattura, con conseguente vantaggio economico per entrambi. Questa tecnina viene già praticata per evadere l’ I.V.A: quando un imprenditore presenta una fattura di 5000 euro a una famiglia per ristrutturazione, questa è ben felice di risparmiare 1000 euro di IVA se si evita di fare la fattura, e l’imprenditore è felice di non far risultare i suoi 5000 euro di entrata.

Voler combattere l’evasione incentivando la “convenienza” semplicemente non funziona, per legge metematica.

L’evasione fiscale è un fenomeno soprattutto culturale. Mi dispiace ammetterlo ma per combatterlo ci sono solo pochi modi:

  • reprimere e punire chi non paga. Anche con il carcere, perchè no: agli evasori cronici, quelli profondamente fraudolenti, che non evadono per rimanere a galla ma per speculare, non farebbero male alcuni giorni di carcere; anche solo un mese o addirittura qualche giorno potrebbe essere una bella esperienza per certi soggetti.
  • premiare chi sceglie la “massima trasparenza”, ma solo in modo molto mirato e limitato, ad esempio facilitando accesso a finanziamenti statali, commesse dello stato a chi sceglie volontariamente di aprire ai controlli fiscali tutti i propri conto correnti e movimenti, rinunciando al diritto al segreto bancario.
  • educare: soprattuto nelle scuole e con gli organi di informazione. Le tasse si pagano perchè è giusto pagarle. Chi non paga non deve passare per il furbetto da imitare, ma un soggetto da recriminalizzare e boicottare (come avviene negli USA). Trattato come un ladro che ruba a ogni persona che cammina sulla strada. Punto.

Il problema è che con la mentalità latina che in Italia ci ritroviamo, soprattuto l’ultima di queste cose è difficile. Ma bisogna tentare.

Cari politici demagogici, non raccontate favolette. Ma cose concrete. Fattibili. Anche se dolorose.

Onorevole di Pietro, ho una grande stima per lei, ma stavolta la sua proposta è demagogica come le altre.

Il bilancio del «discorso di Ratisbona»

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ratisbona
Ho seguito fin dall’inizio la vicenda dell’ormai noto «discorso di Ratisbona» di Papa Benedetto XVI [testo integrale].

Anzi, prima dell’inizio: ho letto il discorso integrale prima che fosse pubblicato, grazie a una newsletter che l’ha inviato in anteprima.

Non appena lessi le varie citazioni relative a Manuele II e Maometto ho subito pensato che sarebbe accaduto qualcosa di mediaticamente rilevante; giusto un paio di ore più tardi, le agenzie iniziavano a battere la notizia delle scomposte reazioni del mondo islamico (scomposte è un eufemismo, visto che in alcuni casi si è trattato di vere reazioni violente).

Ho aspettato di vedere come sarebbe andata a finire prima di tracciare un bilancio: ora che la faccenda sembra proprio finita, proviamo….

Se un tale testo fosse stato pronunziato dal papa una ventina di anni fa, nessun mussulmano ci avrebbe fatto caso… ma i tempi, si sa, sono cambiati.

E un testo dedicato al Logos, cioè al Dio Razionale contrapposto a un Dio Trascendente.
A dire il vero, di reazioni scomposte ce ne sono state anche da noi, anche se molte meno di quelle che mi aspettavo: forse infondo infondo questo discrorso del Papa ha lasciato il segno davvero.

Dopo che il Papa per ben due volte ha dovuto chiarire il suo discorso, non essendo bastata la precisazione del Segretario di Stato, si è dovuto ulteriormente precisare e spiegare il senso di quello che il Papa intendeva. E poi: Nunzi Apostolici convocati nei paesi arabi, proteste del Primo Ministro turco, di tutti i paesi arabi, il Parlamento Pachistano protesta…poi il Papa che invita molti di questi rappresentanti a Castel Gandolfo per una ulteriore precisazione (testo molto retorico, pubblicato integralmente anche in prima su Repubblica, ma che in sostanza non dice nulla).

E’ di oggi la notizia che alcuni dotti mussulmani (38! e di molti paesi) hanno sostanzialmente accettato l’interpretazione finale del Pontefice, che ribadiva che le citazioni in questione non rappresentavano il suo pensiero, anche se hanno mantenendo alcune critiche. Un modo per porre la parola fine alla questione.

Proviamo a fare un bilancio.

Diciamo la verità: Ratzinger quelle citazioni poteva proprio risparmiarsele. Infondo erano fuori luogo, e non hanno forse avuto tutti i torti coloro che l’hanno intesa come una provocazione, anche se non lo era affatto. Ciò che più colpisce è che poteva benissimo portare a sostegno del suo discorso altri argomenti ed evitare di citare in modo così diretto un giudizio su Maometto e l’Islam (di questi tempi poi!). Una leggerezza ? Si ! anche il Papa può averne ! e anche se è un dotto teologo. Perchè dovrebbe esserne esente ?

Mi ma molto convito e ho molto apprezzato per pacatezza, il giudizio severo, ma colto e convincente di un dotto libico, Aref Ali Nayed [testo qui]. Purtroppo non sempre queste critiche sono così dotte e pacate: abbiamo visto di peggio.

Ma la cosa forse più positiva di tutte è che con questa occasione si è instaurato un dialogo vero, e non solo retorico. Il Papa, pur commettendo una leggerezza, è riuscito suo malgrado a scomodare 38 dotti mussulmani, di diversa estrazione, sciiti e sunniti che si sono dati da fare per dare una risposta comune, cosa non scontata in un mondo estremamente frammentato e litigioso come quello islamico.

E chissà che infondo infondo…. anche Papa Ratzinger non abbia imparato, capendo lo sbaglio e che, anche se non può ammetterlo, oggi riscriverebbe quel discorso in modo diverso.

Ma provo a fare un’altra ipotesi “maligna”: e se Ratzinger avesse appositamente inserito quelle frasi proprio per far parlare di “Dio, Fede e Ragione“? Se così fosse, non sarebbe stata una provocazione verso l’islam, ne una leggerezza, ma un tentativo di risvegliare il mondo cristiano: il tema dell’islam sarebbe stato solo un pretesto a margine e non certo il bersaglio del suo pensiero. Il nemico che voleva colpire era in realtà la miscredenza occidentale e non i mussulmani. La società occidentale è ormai convinta che fede e ragione siano in contrasto, perchè la gente pensa alla ragione solo come “raziocinio di tipo tecnico-scientifico”; esso infatti non ha bisogno della fede; Ma la Ratio, quella completa di cui si parla è molto di più che questo. Ratzinger lo sa, lo hanno sempre detto i teologi e i Padri della Chiesa e i filosofi da secoli, ma vuole farlo capire alla gente. Se il suo obiettivo era quello di far uscire quel discorso dalle mura accademiche, allora ci è riuscito formidabilmente: (forse con un po’ di cinismo-realismo) perchè il tema della “ragione e fede” è entrato nel dibattito.

A mio avviso questa interpretazione meglio spiega, per una persona di grande e raffinato livello intellettuale come Ratzinger, tutta la faccenda. Molto meglio dell’ipotesi della leggerezza o della deliberata provocazione verso l’islam: la prima è troppo ingenua per uno come lui, la seconda certo non interessa ne al Papa ne alla Chiesa. Inoltre verrebbe anche meglio spiegata la sostanziale estraneità dal contesto di tutte quelle citazioni nel discoro riguardanti l’islam: era solo un modo per attirare l’attenzione di un mondo ormai così distratto su Dio.

ratisbona

Napoleone amico di Occam

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napoleone
Ho letto casualmente su un blog, una citazione di Napoleone:

Mai attribuire alla malizia ciò che si spiega adeguatamente con l’incompetenza

Quante volte abbiamo «pensato male» di qualcuno quando invece non era così, oppure la cosa poteva essere spiegata più semplicemente come un errore, una noncuranza oppure, come dice il sagace Bonaparte, «incompetenza».

Riflettendoci ancora, questa «sentenza» sembra essere un corollario di un’altra nota regola di buon senso, troppo poco spesso applicata, il Rasoio di Occam:

Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem
(Non aggiungere elementi quando non serve)

oppure

Pluralitas non est ponenda sine necessitate
(Non supporre pluralità quando non serve)

che vuol dire che non vi è motivo alcuno per complicare ciò che è semplice.

Tale principio, alla base del pensiero scientifico moderno, nella sua forma più semplice afferma che non devono essere fatte più assunzioni di quelle strettamente necessarie per spiegare un dato fenomeno. Napoleone sembra dire la stessa cosa, aggiungenvi dell’altro: spesso noi uomini tendiamo a spiegare in modo malizioso cose che non necessitano di questa ipotesi.

Forse napoleone non era istruito e saggio come il francescano Occam, ma il suo buon senso l’ha portato molto vicino.

Il mito della «persona giusta»

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Anelli Nuziali
Nella vita, si dice «bisogna trovare la persona giusta».

Spesso, quando fidanzati, o più drammaticamente dei coniugi, pongono fine alla propria esperienza affettiva (qualcuno la chiama “storia”, ma a me questo sembra un termine molto riduttivo, quasi nullificante) si sente dire spesso che «…non era la persona giusta». C’era l’amore, c’erano tanti momenti felici… ma alla fine si finisce col dire che «proprio non era la persona giusta».

Mentre la prima frase «bisogna trovare la persona giusta», non può che essere ragionevolissima nella sua tautologica retorica, l’altro atteggiamento risulta invece decisamente più perverso e pericoloso.

Non solo: la spasmodica ricerca della «persona giusta», aggravata da certune delusioni, può in certi casi degenerare in atteggiamento di chiusura, che in realtà vuole solo espiare e negare un certo fallimento.

Spesso la persona giusta finisce con il diventare nella mente una proiezione della persona perfetta, quella che non può che essere 100% compatibile con la nostra idea di persona giusta. Un’ utopia. L’utopia che ci impedisce di mettere in discussione noi stessi, una sorta di anestetico fantasioso del dolore e della delusione, che ci illude che non sia necessario o addirittura dannoso, non dover concedere nulla di nuovo all’altro.

La mitizzazione del concetto “della persona giusta” finisce con l’escludere, in ultima analisi, una seria riflessione su noi stessi: la “colpa” e la responsabilità di un fallimento finisce con l’essere dell’altro… oppure è attribuita al destino, che ci ha fatto incontrare con la «persona sbagliata». Ma cosa dire di noi stessi ?

Quando un amore iniza o addirittura viene suggellato da un impegno più serio chiamato matrimonio (non lo intendiamo qui come sacramento: sono ahimè pochi coloro che ancora ci credono) accade sempre che nessuno dei due protagonisti pensi che l’altro «non sia la persona giusta», salvo poi scoprirlo con delusione quando tutto è ormai perduto. Cosa è cambiato ?

Spesso quando si dice «non è la persona giusta» si intende in realtà «è un tipo di persona che ha fatto superare il mio limite di sopportazione». A nessuno però viene in mente che questo limite può essere innalzato, oppure che lo avevamo sovrastimato oppure che avevamo sottostimato la “sua” capacità di superarlo. Fare tutto questo è troppo costoso in termini emotivi. Mettere in discussione se stessi, scoprire con drammaticità che quel limite è così facilmente stato infranto, porta la persona a una crisi profonda: meglio dunque crogiolarsi pensado che «purtroppo non era la persona giusta». Il destino diventa il capro espiatorio. L’ essere umano, compreso “l’altro” , viene deresponsabilizzato. E’ il preludio del fallimento totale.

A volte accade che persone che rinunciano alla «persona sbagliata» e cambiano in favore di un’altra ritenuta «piu giusta» (dopotutto è proprio in questa ottica che avvengono molti divorzi) finiscono esse stesse per cambiare…. a fare bagaglio delle proprie esperienze negative passate. Ed ecco quindi che il motivo vero per cui effettivamente si ritrovano a stare meglio con la seconda, è che sono cambiate loro, a causa della precedente bruciante esperienza; ma non se ne sono accorte, o prefersicono non ammetterlo. Più facile ammettere che ora, finalmente, «hanno trovato la persona giusta».

Tutto questo avviene perchè il nostro orgoglio tende a non farci fare passi indietro davanti a una persona dopo che abbiamo già costruito un rapporto…. mentre invece è più facile e confortante fare il passo indietro già da subito, da prima di legarsi ad essa: in questo modo implicitamente si riconoscono i propri errori, ma non davanti alla prima persona, ma di nascosto da tutti, compresi noi stessi. In pratica è più costoso «spostare i paletti» dopo piuttosto che farlo prima.

Il motivo fondamentale di tutto questo è che tutti si illudono di non dover mai spostare i propri paletti anche a distanza di molto tempo. La vita di coppia viene intesa come una qualcosa che, una volta stabilizzato il rapporto, non deve subire variazioni. I paletti devono essere fissati a terra una volta per tutte con il cemento armato e pensano che il fidanzamento non serva altro che a decidere una volta per tutte dove stendere questa colata di cemento. Il rapporto non deve subire contraccolpi. Però nessuno discute mai di come affrontare la vita quando questi contraccolpi ci saranno. Perché, prima o poi, ci saranno. Pensare in modo semplicistico che questi contraccolpi, a volte non troppo seri, a volte più seri, a volte drammatici a volte addirittura tragici non possano esserci, è ingenuo e illusorio. «Se c’è l’amore» tutto verrà risolto, si pensa.

Quante coppie si fanno, l’un l’altra domande drammatiche del tipo:

  • «Cosa faresti se io un giorno ti tradissi?»
  • «Cosa faresti se io rimanessi malato o infermo per tutta la vita e se questo significasse enormi sacrifici per te? E se io rimanessi sulla sedia a rotelle ? Se perdessi le gambe, o le braccia?»
  • «Cosa faresti se io perdessi il lavoro e questo significasse vendere la nostra casa e fare una vita insieme al limite delle nostre possibilità economiche, e rinunciare a quasi tutto quello che abbiamo?»
  • «Cosa faresti se un nostro figlio morisse di overdose e questo fosse in qualche modo attribuibile a una mia precisa responabilità, pur indiretta ?»
  • «Cosa faresti se ad un certo punto si scoprisse a accadesse che uno di noi, o entrambi noi, siamo sterili e non possiamo avere un nostro desiderato figlio?»
  • «Cosa faresti se io in circostanze drammatiche commettessi un omicidio a andassi in galara per 20 anni? Mi saresti sempre vicino e mi aspetteresti per 20 anni?»

Se uno è grado di porsi seriamente domande così drammatiche, avrà certamente meno problemi nella vita a spostare certi paletti, perchè avrà ben chiaro difronte a se che spostare certi paletti, non è così grave come invece lo sono altre ben più gravi cose che possono capitarci nella vita.

Dunque… non dobbiamo cercare la persona giusta? Certo che no! Sicuramente ci sono «persone adatte» e «persone non adatte» a noi…. questo è chiaro.

Ma quante coppie si sono fatte domande così drammatiche, guardandosi dritto negli occhi, e non solo dirsi un semplice “ti amo!” ?

La simpatia di amici e colleghi

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5 faccie

Quando i colleghi e gli amici ti prendono in giro e non sei un tipo permaloso, vuol dire che ti vogliono bene.

Grazie ai colleghi e amici che si divertono a scherzare con me prendendomi in giro.

Come ad esempio questa “quinta faccia” degli “States”, fatta di Andrea…. che aggiunge a un noto quartetto il mio profilo (ultimo a destra); è solo uno dei suoi divertenti lavori.

E che dire dei “motti sebastianensi” creta dagli amici del LUGRoma e in particolare da Francesco ? (grande animo napoletano!)

Non parliamo poi dello pseudo-amministratore di una nota società di ingegneri di idee, che invece di pensare ad alzare gli stipendi dei suoi amatissimi dipendenti, non perde mai l’occasione di mettere in “play” la sua voce rauca come sottofondo, recitando come grido di battaglia “Microsoft!!! Microsoft!!!” nel disperato tentativo di stimolare la mia presunta, ma infondata, fama di radical-ideologico-linuxaro-talebano ? (Io comunque, mi rifaccio deridendo il suo otrioso panzone…)

devo aprire un sito www.amicidifabrizio.net ? chissà che non nasca una vasta community ! …

Big Broogle

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Big Broogle

Google, il più potente motore di ricerca, ormai da tempio divenuto IL motore di ricerca. E’ efficacissimo, non c’è che dire. “Andare su Google” o “Googlare” è diventuo sinonimo di “fare una ricerca su internet”. I vecchi motori di ricerca non se li ricorda più nessuno….

Ma non solo. Google sta sviluppando grazie ai suoi laboratori importanti innovazioni, in parte già attuati. GMail è un rivoluzionario sistema di webmail, ma non è come gli altri. E’ snello e agevole e ha molte funzionalità, oltre che uno spazio praticamente illimitanto. consente di fare cose che altri webmail tipicamente non consentono: forward in entrata e uscita, pop, etichette, allegati grandi e tante altre cose. Risultato: oggi moltissimi usano GMail, con o senza indirizzo personale del proprio dominio. E cosa dire della Home Page Personalizzata, di Google Maps, Google Earth, … ?

Non basta: con Google Calendar e il recentissimo Google Spreadsheet si sta sempre più potenziando e integrando l’applicazione Web-side. Quello che ora facevamo con excel lo potremmo fare con Google Spreadsheet. Presto avremo una suite completa tutta su google: forse addirittura un completo desktop, in pratica un intero ambiene personal remoto. Il computer potrebbe ridursi a diventare un semplice esecutore di un browser, che diventa di fatto l’architettura principale. Potrebbe divenire superfluo portarsi in giro il portatile, basta accedere da un qualunque PC con un browser, al proprio ambiente google. Se aggiungiamo a questo l’integrazione con il cellulare (Google Mobile e Google Maps su mobile) dove già è possibile accedere agevolemente alla propria casella GMail, ci si accorge come il traguardo finale non è molto distante.

Tutto questo è ora possibile grazie a una tecnologia sulla quale google sta molto spingendo che si chiama Ajax, basata a sua volta su javascript, che in pratica consente di eseguire parte dell’applicazione sul proprio client, ossia solo l’interfaccia. Questo consente, grazie a protocolli di comunicazione più efficienti, di rendere l’applicazione molto più veloce e snella di una normale pagina HTML tradizionale. La vera intelligenza dell’applicazione risiede però in remoto, sui server di google.

Bene, ora mettete tutto insieme, e scopriamo l’equazione:

Google + Desktop Remoto = Big Brother

ossia ecco qui il Grande Fratello:

Acronimo: Big Broogle.

Già oggi google può accedere senza difficoltà a milioni di email contenenti potenzialmente informazioni riservate, milioni di di documenti privati, foto e tutto quando deponiamo con fiducia nella sua enorme casella GMail. Presto inizieremo a metterci i nostri documenti, egli diventerà il nostro PC. Ora sempra tutto innocente: “perchè google dovrebbe essere interessato ai miei documenti?” e pensiamo ingenualmente “io non sono mia la CIA!”. Domanda apparentemente sensata. E quindi con fiducia riponiamo il lui ciò che ritentiamo di poco conto. Ma cosà succederà quando google avrà raggiunto una massa critica e non potremo fare a meno di usarlo ?

Rimpiangeremo il buon vecchio monopolio Microsoft, che dopotutto era “solo” un monopolio dei sistemi operativi e applicazioni office. Ma almeno potevi usarlo sul tuo PC. Google invece si prenderà tutto e non ti lascerà in mando altro che un semplice navigatore, e il fatto che sia open source è una magra consolazione.

Il Grande Fratello è già qui.