30 lug 2006
FabrizioMedio Oriente
La strage di Cana. 60 morti di cui molti bambini.
Perchè?
La risposta è incredibilmente semplice; basta raccogliere nelle news alcune ultime dichiarazioni.
L’ambasciatore israeliano:
«Terribile, ma Cana era un covo di Hezbollah»
Peretz (Premio Nobel per la pace!)
«Civili usati come scudi umani»
Il ministero degli Esteri israeliano:
«Israele esprime il suo rammarico per la morte di civili innocenti. Non vogliamo che dei civili siano coinvolti nella guerra tra Israele e Hezbollah»
Mi chiedo come è possibile una tale ipocrisia. Non solo. Fosse solo quella, sarebbe cosa tipica di tutta la politica. Ma qui c’è decisamente qualcosa di più, che non va. Supponiamo che fosse vero che Hezbollah si faccia scudo dei civili, come dicono. Foss’anche così, sarebbe una giustificazione procedere in questo senso ?
E’ come dire che “se devo giustiziare due assassini in mezzo a cento sospettati, e non riesco a scovarli, giustizio tutti e cento e faccio prima. E’ più facile“. Semplicemente assurdo. Al di la di ogni limite. Di ogni comprensione.
Qui c’è una barbarie profonda, così profonda che non si esprime tanto nel numero di morti che contiamo in questi giorni e nel modo in cui vengono uccisi, si esprime in ciò che un governo così detto democratico (ma forse invece dobbiamo meditare sul significato di questa parola) reputa ammissibile e cosa non reputa ammissibile (forse nulla?). Il discrimine. Il Limite. Ciò che è concesso da ciò che non è concesso. La massima misura cuì è possibile spingersi.
In tal senso la giustificazione “ma Cana era un covo di Hezbollah” non è una scusante, ma un’aggravante. Che mette in primo piano il ragionamento perverso, profondo e radicato del malessere di una società assuefatta dalla guerra e dalla violenza. La guerra, da quelle parti, serve anche ai politici a far carriera.
In Europa abbiamo conosciuto molte guerre. Tremende e terribili, ma sono tutte finite. Nel tempo sono ricominciate e poi terminate ancora. Questo alternarsi di guerra e pace ha fatto si che si concepisse la guerra come una parentesi, pur difficile, della storia. Le generazioni hanno vissuto periodi di guerra, ma anche periodi di pace. Questo ha portato a concepire lo “stato di guerra” come eccezzionale e provvisorio nella nostra società.
Li è diverso: una guerra ininterrotta da 50 anni. Dall’anno zero (1948) fino a oggi, generazioni di persone hanno vissuto solo uno stato di guerra, nonostante molti conducano una vita “normale” lavorando, accompagnando i figli a scuola, oppure giocare a calcio o andare in bicicletta… il tutto con tragica assuefazione, fra una chiamata alle armi e un’altra. Fra un turno da riservista e un’altro.
Le nuove generazioni sono cresciute con la guerra. I loro nonni hanno fatto la guerra. I loro padri hanno fatto la guerra, è quindi normale che anche loro facciano la guerra: questa è la condizione di un mio coetaneo (e coetanea!), trentenne.
Nessun Europeo, per nessuna ragione, può comprendere ne accettare una tale concezione della realtà, della guerra, della politica, anche in un contesto di quel tipo.
Purtroppo, bisogna dirlo e mi raddolora: questo alimenta anche un certo tipo di antisemitismo e antisionismo nel vecchio continente, anche se non ne è la causa. Sopratutto il primo dei due, che ha radici buie, vergognose e lontante.
29 lug 2006
FabrizioInternet
Oggi per usufruire di un qualunque servizio internet, sia gratuito che a pagamento, un forum, un blog, un sito per la webemail, newsletter, o qualunque altro servizio web è necessario registrarsi. fornire i propri dati personali, inventarsi uno username e una password. Questo meccanismo è necessario per far avere contenuti personalizzati e fare in modo che il sito web in questione possa identificarci personalmente.
Giorni fa stavo riflettendo sul numero di siti cui sono registrato: sicuramente quasi un centinaio. Gestire tutte le username e le password, diventa davvero onerso ed entrare in un sito dopo molto tempo specialmente, può diventare un problema: si dimentica la password, non si sa più dove la si è messa o scritta su un pezzettino di carta… Inoltre non tutti i siti hanno un reminder della password via email.
Man mano che il numero di registrazioni aumenta, aumenta con esso anche la complessità che l’utente telematico deve gestire; conseguenza: l’utente telematico è restio ad aprire sempre nuovi account. Lo sviluppo della rete ne soffre.
E se potessimo usare un unico username e password per tutti i siti cui siamo registrati ?
Ci vuole un protocollo sicuro, semplice e di veloce utilizzo, per l’autenticazione accessibile su internet. Su tutti i siti. Con un unica username e password.
I protocolli basati su connessioni sicure SSL inoltre garantirebbero anche la riservatezza della password verso il sito fornitore del servizio, a patto di ammettere nel giuoco l’intervento di un terzo soggetto: una Identification Authority, che svolge la stessa funzione delle Certification Autority per i siti web.
Ecco come potrebbe funzionare questo ipotetico SLRP (simple login/registration protocol):
- Abbiamo un utente Mario Rossi e che ha come userid “mariuccio” e ha la passione del mandolino. Mario vuole iscriversi a tanti siti web fornitori di servizi e in particolare a www.mandolino.com.
- Mario scegle una Identification Autority per il protocollo SLRP, e decide di farlo presso la www.BenRegistra.com. Va sul loro sito, fa la solita registrazione e gli viene assegnato un indirizzo email personale che è anche la sua userid SLRP: mariuccio@benregistra.com. In esso metterà tutti i suoi dati personali, molti di più di quelli che normalemente sono richiesti in una registrazione tipica.
- Ora Mario deve registrarsi su www.mandolino.com. siccome questo sito supporta SLRP, ci sarà una form speciale per questo protocollo, che invece di chiedere username e password, viene solo richiesto di inserire la propria userid SLRP. Mario inserisce semplicemente: mariuccio@benregistra.com.
- Il sito www.mandolino.com, riconosce il dominio benregistra.com come una Identification Autority e richiede a lei, via SSL, di registrare mariuccio@benregistra.com. Il trasferimento dei dati personali richiesti di Mario, da benregistra.com a mandolino.com avviene automaticamente non appena Mario ha autorizzato nel proprio account benregistra.com il sito mandolino.com ad essere abilitato alla registrazione e all’autenticazione: subito dopo che il sito mandolino.com ha inoltrato la richiesta, nell’account di benregistra.com il nostro Mario troverà scritto qualcosa del tipo “il sito www.mandolino.com ha richiesto la registrazione. Autorizzare?”. Non appena Mario autorizza, avviene il trasferimento dei dati personali e la registrazione è completata.
- Ma il meglio deve ancora venire: ora tutte le volte che Mario Rossi deve identificarsi su mandolino.com, inserisce la propria username mariuccio@benregistra.com; questo causa istantaneamente il comparire di una pagina web (tipicamente pop-up window) che è però appartenente a benregistra.com la quale richiede di inserire la password (unica) del proprio account. Fatto questo il sito benregistra.com autentica l’utente via SSL direttamente a mandolino.com.
Notiamo come mandolino.com non ha bisogno di conoscere alcuna password: gli è sufficiente che benregistra.com abbia firmato con il proprio certificato un “seme” prodotto opportunamente da lui stesso al momento della richiesta di autenticazione di Mario.
- In questo modo Mario può usare il suo username mariuccio@benregistra.com su tutti i siti che supportano questo protocollo; non avrà bisogno di ricordare infinite password; non deve ricordare diversi username per ogni sito diverso.
Il protocollo, in sostanza è una triangolazione di connessioni SSL fra utente, Identification Authority e fornire del servizio. Questi due ultimi si identificano grazie agli usuali certificati https mentre l’utente si identifica presso la Identification Authority con la propria password. Quest’ultima conferma infine la identitià dell’utente al fornitore del servizio.
La tecnologia c’è: SSL e HTTPS sono ormai noti e consolidati. Bisogna “solo” definire e sviluppare nel dettaglio il protocollo. Ho fatto alcune ricerce in giro per la rete: pare nessuno abbia pensato ancora una cosa del genere. Ma cosa fa la IETF? dorme? qui ci vuole proprio un nuovo RFC…
25 lug 2006
FabrizioPoesie
O mia bella Afrodìte,
che da candina spuma nascesti
il mio sangue ora mite
già riempie i tuoi cesti
Paziente lo aspetto
già ora il tuo cuore
ti accolgo al mio petto
con fervido amore
Che di Anteros tuo figlio
il desio m’è si caro
che più bianco è il mio giglio
da or non piu amaro
A Zeus con gioia
in lui ben confido
Il dolor senza noia
a te insieme divido
FS
24 lug 2006
FabrizioMedio Oriente
Mentre stavo in auto, riflettevo sulla situazione in Libano. Come mai Israele ha deciso di usare una mano così pesante? Così “sproporzionata” come il nostro ministro l’ha definita? Non è la prima volta che rapiscono dei soldati da quelle parti…
A meno di 72 ore dall’inizio della ormai prossima in pompa magna “Conferenza di Roma” già si parla di missione Onu (ma Israele preferisce la Nato).
Facciamo un analisi a ritroso, e chiediamoci “cui prodest?”; ecco come andrà a finire secondo me, da cui si capisce anche tutto il senso di questa operazione di guerra: Israele, dopo aver mostrato bei muscoli chiamando perfino i riservisti, si ritirerà benevolmente e inaspettatamente, mostrando increbile buon senso. La politica è fatta anche di questi effetti a sopresa, si sa.
Una forza di interposizione a comando Nato e mandato dell’ ONU si posizionerà con regole di ingaggio stavolta abbastanza precise che abbiano come chiaro scopo esecutivo quello di limitare le azioni di Hezbollah se non addirittura di disarmarlo. L’ONU farà da cappello formale e la Nato, cioè l’Occidente, farà il vero lavoro.
Ecco gli innumerevoli vantaggi di cui tutto l’Occidente (e Israele) beneficerà sul piano geopolitico:
- Israele farà “bella figura” accettando per una volta una forza internazionale e rinunciando a fare tutto da solo, mostrrando diciamo “buona volontà” e minimizzando quell’alone di intento imperialista che alcuni vogliono affibbiargli
- Hezbollah sarà meno pericoloso e in una prospettiva di medio-lungo periodo forze smantellato o comunque meno in grado di nuocere
- Un messaggio implicito al Libano (e a tutti gli stati che hanno una politica ambigua nei confronti di movimenti come Hezbollah): “ecco cosa succede a chi non sa o non vuole tenere a bada certi gruppi”
- Per Israele non sarà male spostare i costi dell’operazione sulla sua sicurezza dal contribuente israeliano alla comunità internazionale (con anche le mie tasse!!). Inoltre avere ua forza Nato a due passi non gli dispiace affatto.
- Uno smacco all’Iran, che con le sue aspirazioni nucleari è il vero nemico sullo scacchiere mediorientale
- Uno smacco alla Siria, altro nemico nel contesto geopolitico
- Gli USA, dopo lo stallo in Iraq, potranno finalmente vantare di essere stati i protagonisti di una operazione diplomatica di alto livello, altrimenti a cosa serviva il viaggio-sceneggiata di Miss.Condoleeza in questi giorni? Un evidente impegno concreto a favore della pace, recuperando terreno anche sul piano della credibilità in tal senso. E potranno anche dire “vedete? Non siamo così guerrafondai se ogni tanto portiamo avanti iniziative di pace e ci impegnamo pure a farle davvero” e poi ancora “vedete quanto siamo stati bravi a convincere i nostri amici israeliani a ritirarsi?”
- Si è parlato più volte dell’ingresso di Israele nell’Alleanza Atlantica: questo sarà il primo passo di avvicinamento. Anzi questo è il vero obiettivo di lungo periodo di tutta questa incredibile operazione: far entrare Israele nella NATO; una volta infatti che gli obiettivi di sicurezza delle due entità Israele-NATO saranno state abilmente portate a coincidere, tutto sarà facile e naturale, soprattutto per le opinioni pubbliche occidentali, e non solo per loro. Questo consentirà all’Occidente di incunearsi definitivamente in Medio Oriente.
- Anche l’Europa potrà giocare il suo ruolo di protagonista, anche se di secondo livello (come ormai fa da anni! – vedi guerra in Bosnia) visto che le truppe saranno interamente, se non esclusivamente, europee: difficile infatti immaginare un dispiegamento di soldati americani da quelle parti
- I libanesi potranno finalmente tornare nelle loro case e piangere i loro morti, senza in effetti essersi resi conto di cosa stava succedendo
- Anche l’Italia avrà di che vantarsi, con una riuscitissima conferenza a Roma, capolavoro diplomatico della “comunità internazionale”, con buona pace di tutti, di D’Alema, di Prodi, e perchè no anche di Berlusconi-Fini-Follini. E naturalmente del buon Presidente Napolitano! Financo loro, i superpacifisti-radicali-comunisti-noglobal, o come cavolo si chiamano, esulteranno perchè il governo “di sinistra” sarà stato così bravo a concorrere a mandare un corridoio umanitario in Libano e fermare le odiate bombe.
Insomma alla fine davvero tutti contenti ! Perchè non dovrebbe dunque andare proprio così? Vedremo fra 2-3 giorni se avrò indovinato.
Ma non ci siamo ancora resi conto della tremenda ipocrisia di tutto questo? Davvero è possibile immaginare che una operazione di questo tipo non sia stata abilamente pianificata a tavolino almeno fra i due attori principali (USA+Israele)? Davvero pensiamo che Israle possa aver fatto questo tutto da solo senza fare una telefonatina all’amico Bush? Davvero pensavamo che a Israele importassero quei due soldati rapiti? A proposito… chissà che fine faranno, poveretti, illusi di aver difeso con onore un grande ideale chiamato sionismo e che invece risulta di fatto una bella ideologia al servizio dei potenti. Davvero a qualcuno importano le 300 vittime civili (forse più) Libanesi?
Ma no dai! L’importante è trovare la soluzione, no ? Diversamente come si faceva a giustificare l’entrata di Israele nella NATO ? E non è escluso che altri paesi, anche arabi, in futuro prossimo facciano altrettanto: penso ad esempio all’Egitto o alla Giordania, tutti nella NATO nella grande famiglia degli amici dell’Occidente! Già vedo lo slogan: “NATO: se ci sei dentro, non rischi!”
E intanto la gente muore sotto le bombe…complimenti!
23 lug 2006
FabrizioMedio Oriente, Religione Fede Chiesa
Oggi avrei dovuto pubblicare una poesia, che avevo preparato da un paio di giorni e che aspettava solo di ultimi ritocchi. E’ pronta. Ma ho deciso di non pubblicarla.
E’ una giornata di preghiera e solidarietà per il Libano.
Vivete in pace fra voi stessi. Vi esortiamo, fratelli, correggete gli indisciplinati, incoraggiate i pusillanimi, sostenete i deboli, usate pazienza con tutti. Guardate che nessuno renda male per male, piuttosto studiate sempre di fare il bene gli uni agli altri e a tutti. [1Ts 5,13-15]
Non siate saggi presso voi stessi, non restituite male per male [...] non vi vendicate [...] ma cedete il posto all’ ira divina: sta scritto infatti: “A me la vendetta. io darò ciò che spetta [...] se il tuo nemico ha fame, dàgli del cibo; se ha sete, dàgli da bere; [...]“. Non lasciarti vincere dal male ma vincete il male col bene [Rm 12,16-21]
Beati gli operatori di pace, perchè saranno chiamati figli di Dio. [Mt 5,9]
“Sono particolarmente vicino alle inermi popolazioni civili, ingiustamente colpite in un conflitto di cui sono solo vittime”[Papa Benedetto XVI, data odierna]
Oggi ho chiamato un mio caro amico che vive vicino Nazareth e lavora ad Haifa ed ha studiato e lavorato molti anni qui a Roma: “Arrivano i katiushia qui vicino ogni tanto. Speriamo bene…” dice. E aggiunge, scherzando “…beh però abbiamo vinto i campionati del mondo!”, per sdrammatizzare la mia telefonata.
21 lug 2006
FabrizioSentimenti
Ciò che non si comprende, bigognerebbe tacerlo.
L’amore è quasi una ossessione dei nostri tempi. Un concetto sfuggevole, sul quale è stato scritto tutto e il contrario di tutto. Eppure si continua a crederci, a volerlo, a cercare di comprenderlo.
Questa situazione, a mio avviso, deriva da una molteplice attribuzione di significato di questa parola che confonde non poco le persone e gli animi. E’ come se nel nostro vocabolario esistesse un unica parola per indicare “automobile”, “autocarro”, “furgone”: ci sarebbe più confusione tutte le volte che ci serve un automezzo per andare in vacanza oppure per fare un trasloco.
La parola “amore” si trova nelle stesse condizioni: una sola parola nella gran parte delle lingue occidentali (francese “amour”, inglese “love”, spagnolo “amor”) per indicare tre concetti diversi. I greci, avevano prima di noi capito tutte queste differenze e usavano infatti tre parole differenti: philia, eros, agàpe.
L’amore ha un soggetto (chi ama) e un oggetto (cosa viene amato). Quindi è una relazione dal soggetto all’oggetto. Ognuna di queste relazioni provocano benessere, soddisfazione e godimento in chi la esercita (soggetto). Non è detto che valga anche il viceversa, quindi la relazione può non essere simmetrica.
Ecco i tre concetti:
- Philia: il soggetto si compiace nel condividere qualità, sentimenti e cose insieme all’oggetto. Un esempio è il classico sentimento di amicizia: due amici stanno bene insieme perchè condividono qualcosa ed è questa condivisione il proprio legame.
Può essere espresso con la relazione simbolica:
S –||– O
a indicare che fra soggetto e oggetto c’è un qualcosa di condiviso.
- Eros: il soggetto si compiace nell’avere dell’oggetto qualità, sentimenti e cose che egli non ha e che desidera. E’ una relazione di desiderio appunto, di aspirazione ad avere o ricevere qualità che l’oggetto può offrirci. Egli gode e si compiace nel ricevere. Esempio classico, ma non unico, l’amore erotico fra i sessi: l’uno cerca nell’altro la complementarietà, il desiderio dell’altro per qualcosa che manca a ciuascuno di loro. Lo schema in questro caso è:
S <<--- O
a indicare che il soggetto “ama” perchè riceve “amore”.
- Agape: il soggetto si compiace e gode nell’offrire al soggetto qualità, sentimenti e cose. E’ una relazione di donazione, fine a se stessa. Esempi: l’amore del genitore per un figlio, l’amore di Dio per l’uomo nel cristianesimo: Il Padre offre suo figlio, Cristo, per la salvezza degli uomini. Lo shema in questo caso è:
S —>> O
E’ l’offerta totale di “amore” verso l’alterità.
Ma la realtà non è così banalmente semplice: spesso questi “tipi di amore” si intrecciano e sovrappongono. Prendiamo ad esempio il solo caso dell’amore uomo-donna: quello che più forse ossessiona la società di oggi (perchè evidentemente è così in crisi): è innegabile che deve esserci una relazione di philia in quanto è difficile concepirlo senza che essi condividano qualcosa: una visione, un idea, un sogno, un valore. Deve necessariamente esserci eros perchè c’è un innegabile desiderio di “avere” l’altro tutto per se. Ma deve esserci anche agàpe ossia il desiderio di donare. Donare se stessi all’altro. Senza quest’ultimo questo “amore” è destinato a fallire presto. Anzi quest’ultimo deve essere il più forte di tutti perchè mentre in alcuni casi gli altri tipi di “amore” possono subire una crisi per cause esterne, l’ agape dipende solo da noi stessi ed è l’unico sul quale possiamo davvero agire e contare veramente.
La non-coscienza dell’agape nel cuore delle persone come forma di amore al di sopra degli altri (e questo senza escludere l’importanza degli altri) è la causa principale
della crisi dell’amore nei nostri tempi. Il dilagare dei divorzi, ad esempio, sono un fulgido esempio: essi sono quasi sempre dovuti alla mancanza di agàpe oppure a una sua falsa forma: un agàpe che termina quando termina l’eros o il philia non è un agàpe sincero, ma era un agape finto e non pienamente vissuto.
Faccio una proposta provocatoria: cancelliamo la parola “amore” dal vocabolario e sostituiamola con 3 parole derivate dal greco. Forse dovremmo chiedere consiglio a
l’Accademia della Crusca?
Approfondirò questi concetti nei prossimi post.
20 lug 2006
FabrizioMedio Oriente
E’ proprio di ieri la notizia che “LIBANO: 2 FRATELLINI NAZARETH PRIME VITTIME ARABO-ISRAELIANE” (Repubblica.it ) :
Due bambini di Nazareth sono le prime vittime arabo-israeliane della guerra in Libano.
Un razzo sparato da Hezbollah ha centrato la strada in cui stavano giocando, di fronte alla loro casa. Rabia Abed Taluzi, che aveva appena tre anni, e suo fratello Mahmoud, che ne aveva sette, non hanno neppure tentato di mettersi in salvo: l’allarme antiaereo a Nazareth non ha suonato perche’ le citta’ arabe non hanno sirene, ne’ rifugi.
Sono curioso di sapere a questo punto cosa ne pensa la signora di cui parlo nel mio post precedente. Forse la signora si sarà ricreduta ? Chissà se ora li chiama ancora così. Forse non pensa che le vittime siano tutte uguali. O forse pensa che questi «razzetti» hanno colpito per sbaglio un obiettivo che in realtà nella loro infinita e celestiale bontà, non volevano ? Poveri razzettini, che sbaglio imperdonabile!
Mi torna in mente anche una certa retorica, quando per giustificare le vittime di guerra e renderle meno dolorose per l’opinione pubblica, gli USA (e non solo) hanno inventato quella espressione di “fuoco amico”, quasi a dire “non ci hanno colpito i nemici, perchè noi siamo troppo forti! Ci siamo colpiti da noi per sbaglio!” ossia “non è stata un vera perdita, ma una perdità a metà”. Come se questo faccia qualche differenza per la morte di una persona.
Lasciate qui il vostro commento.
17 lug 2006
FabrizioMedio Oriente
Ieri sono andato a una evento pro-palestina. Uno dei tanti cui partecipo da tempo. Il programma prevede: dibattito, teatro, danza, cena. Noi abbiamo fatto il nostro solito, goliardico, allegro spettacolino di Dabka, con il nostro gruppo (quasi tutti italiani, in realtà): si tratta di una danza folkloristica di quel popolo. Energica, allegra, coinvolgente. Forse l’unica cosa davvero divertente, visto che ogni volta che si fanno questi eventi, gli argomenti son sempre gli stessi e, haimè, sempre molto tristi.
Ma è giusto parlane: un popolo ingiustamente sofferente e spesso incompreso. Come incompresa è tutta la situazione in Medio Oriente. Magari, però, bisognerebbe farlo in modo diverso: facendo sì che non siano sempre i soliti ad ascoltarti e partecipare a questi incontri: dopututto si balla, si discute, si chiacchiera, si mangia del buon cibo (ottima la cucina palestinese!). Ma gira e rigira si incontrano sempre le stesse facce: la metà sono attivisti di rifondazione, l’altra metà arabi: quindi a cosa serve dirsi le cose se le si ripete a chi già le conosce benissimo e frequenta questi “ambienti” da anni ? Un autocompiacimento nell’autoreferenzialità: bello! E’ una manifestazione pro-palestina, o un incontro fra vecchi amici ? Non sarebbe il caso di cambiare linguaggio ? E metodo ?
Ma il bello doveva ancora venire: durante uno dei soliti e noiosi discorsi una signora (forse giornalista? forse una tipa delle ONG che tornava da quelle terre sventurate?) parlava della situazione nel sud del Libano, perchè visto il casino di questi giorni non si poteva che parlare di quello. Mi ha colpito molto, a un certo punto come avesse chiamato «razzetti» i missili che Hezbollah mandava verso Israele; un chiaro intento di sminuirne il peso e giustificarne l’uso.
“Cavolo!” mi sono detto… questi «razzetti» sembrano quasi simpatici. Ma come sono innocenti ! Quasi quasi fanno il solletico. Posso regalarli a mio nipote al posto dell’ orsacchiotto! Non resisto alla tentazione e alla voglia di dire la mia: non appena la signora termina il suo discorso e si siede nella platea, mi accosto a lei ed educatamete, in modo sincero e non ironico le dico: “bello intevento, complimenti…ma permette una crtitica?” e lei “prego…”. Le spiego la mia indignazione: un razzo è un razzo e serve per uccidere: come lo si può sminuire in questo modo?…quasi giustificandone in questo modo l’uso? Il loro utilizzo, in quanto strumenti di morte, è un atto vile, criminale e ingiusto. Un atto di guerra. punto. La signora intuisce il mio intento provocatorio e dissidente (ma non sono loro i “dissidenti”?) e insiste spiegandomi che Hezbollah fa solo atti provocatori e quei missili in realtà non fanno male a nessuno. Oggi su internet scopro che quei «razzetti» erano l’equivalente di centinaia di chilogrammi di tritolo. Ma bravi pacifisti! Mi dispiace per i poveri amici palestinesi che ancora vanno dietro a gente così, giusto perchè sono gli unici (questo è vero) ad ascoltarli. Ma anche, dico io, a strumentalizzarli.
Non è la prima volta che sento discorsi del genere in questi occasioni: una volta durante la preparazione di un’altro di questi così detti “eventi per la pace” sentii dire da qualcuno, qualcosa del tipo “Israeliano pezzo di merda”: non ho mai sentito nulla di simile da nessun pelestinese, ma dagli italiani si! Durante la serata, poi sempre alla stesso evento, avevano messo su un muro di cartone (simbolicamente metafora di quello in Cisgiordania) in cui i partecipanti potevano liberamente dipingerci un pensiero; molti erano belli, ma un paio di essi mi hanno turbato: il primo recitava “Hamas vince!”. Avrei avuto voglia di scriverci vicino “…e la violenza pure!”: mi pento di non averlo fatto. E poi un secondo, un disegno raffigurante la stella di David con affianco un segno di “=” e ancora affianco una bella svastica. Come a dire “Ebrei (o Israeliani) = Nazisti”, la peggiore delle offese. In quel momento mi sono sentito ebreo anche io. Non che io pensi che lo stato di Israele si comporti da santo, men che meno che sia nel “giusto”; è una grande beffa della storia che questo popolo, che ha tanto sofferto, debba così ingiustamente far soffrire un’altro popolo: sembra quasi che questa sofferenza invece di aprir loro gli occhi, li abbia accecati. Che Dio li aiuti.
Tornando alla signora dei «razzetti», mentre rispondendomi prosegue il suo delirio, mi allontano garbatamente e le dico “penso, signora, che se avessero colpito la sua casa, ora non sarebbe qui a chiamarli «razzetti»”.
E torno fra i miei amici.
17 lug 2006
FabrizioEsperienze Personali Personali
Oggi ho inaugurato questo mio blog personale. Nonostante mi consideri un veterano della rete (non di prima generazione, ma pur sempre un veterano) e nonostante abbia sempre ritetuto i blog un ottimo e originale mezzo che ben sfrutta le capacita’ della rete, arrivo molto in ritardo nella creazione di un mio blog personale. Perche’ ? sopratutto per pigrizia: si sa i programmatori sono pigri
Ieri ho scoperto che blogger di google consente la pubblicazione di un blog anche su un altro sito con unico accesso FTP. Questo mi consente di mettere su un blog velocemente, senza dover per forza comprare anche un database MYSQL sul mio web hosting di Aruba.it e pubbblicarlo direttamente sul mio dominio personale www.bzimage.it. “Meglio”, ho pensato….
I miei interessi (per il momento) sono: informatica, religione, filosofia, geopolitica. Troverete questi e altri argomenti in ordine sparso, come si addice a ogni blog personale. Non aspettatevi grandi cose.
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