21 ottobre 2009

Preghiera per zio Attilio

Ieri ho avuto i funerali di mio zio Attilio. Ho scritto questo e poi recitato fra le lacrime e l'emozione, per la "preghiera dei fedeli" del rito della messa funebre:
Caro Zio Attilio,

Se tu ora potessi parlare , ci diresti quanto sei felice.
Felice del conforto della tua famiglia,
vicina nel momento del tuo ultimo viaggio.
Felice di aver concluso il tuo pellegrinaggio terreno, al paese dove sei nato,
che tanto hai amato.
Felice di essere tornato nelle braccia del Padre nella grazia dello Spirito.
Felice di averci dato un piccolo grande segno della Sapienza Divina
nella rinunzia lucida e serena, ai fiori e ai fasti di questo giorno.
Se dunque tu sei felice, perché noi siamo tristi?
Tu che ora contempli Dio,
prega per noi affinché possiamo comprendere questo mistero.
Noi preghiamo per te.
Grazie per la tua vita insieme a noi.
Amen.
Al termine e dopo la celebrazione molti mi hanno detto: "bravo, bel discorso!"; altri "bel pensiero"; altri ancora "bel testo!". Ma i discorsi li fanno i politici. I pensieri li dicono anche nei talk show. I testi li scriviamo anche per compilare la lista della spesa. Nessuno mi ha detto "bella preghiera", a parte l'abbraccio muto di alcuni, che in realtà diceva tutto. Preghiera: l'unica cosa che veramente era, e veramente avesse un senso in quel momento. Sono certo che se ci fosse stato magari un fedele indù o ebreo, avrebbe avuto il coraggio di pronunciare quella parola, pur collocandola nel contesto delle rispettive differenze di fede. E invece era presente tutto il così detto "popolo cristiano", che ha preferito censurarsi e fare i complimenti a me, invece che allo Spirito per queste parole. Invece il mio merito, se c'è stato, è al massimo quello di averne assecondato la volontà.

Giovanni Paolo II un giorno disse: "non abbiate paura. spalancate le porte a Cristo"; parole profetiche: per spalancare le porte a Cristo, è necessario pregare, anche se ci sentiamo incapaci, indegni o se non "capiamo": sarebbe un importante gesto di umiltà e un buon inizio di conversione, purificazione e trasformazione interiore; non certo averne paura; La nostra resistenza alla preghiera, sembra arrivare fino all'impedimento di pronunciare la parola stessa: preghiera; parola che oggi suona così politicamente scorretta, scomoda, antica e fuori moda in una società che si sente così falsamente e compiacentemente "libera", ma anche così conformista in molti schemi di pensiero precostituiti. La preghiera è invece la vera via da percorrere per la nostra salvezza e per chi ci sta intorno e sono certo Attilio la "pensa" ora così.

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14 gennaio 2008

Aborto, Ferrara e Lenin

Abbiamo un campione contro l'aborto: Giuliano Ferrara.

Una grande carriera [1]: sessantottino contestatore a Valle Giulia, responsabile fabbriche" del PCI nel '73, craxiano negli anni '80, berlusconiano a fine anni '90, "teocon" nel nuovo secolo. Oggi la Chiesa italiana, non trova altri interlocutori "laici" e lo considera utile alla sua causa in quanto "non credente" che però difende una identità "cristiana" e, in ultimo, ha avuto l'astuta intuizione della moratoria contro l'aborto [2]. Peccato che pare essere l'unico "laico" a pensarla così. E per questo non tanto credibile. La realtà è che il pensiero laico in Italia è morto (anzi... è morto il pensiero, sempre che un tempo sia esistito) ed è fermo alla retorica di 40 anni fa.

Nel frattempo in India, dove i problemi sono altri, Lenin Raghavarshi, un ateo, comunista attivista per i diritti umani, un tipo con le vere palle, sostiene argomenti simili, ma più calzanti e credibili:

“La cosa più ridicola e assurda è suggerire che l’aborto è una soluzione alla fame, perché permette il controllo sulla popolazione. In più la concezione - così tipica delle agenzie Onu - che la sovrappopolazione è il pericolo maggiore alla salute di una nazione non ha proprio alcuna base di verità… In realtà il mondo dovrebbe guardare con urgenza ai temi socio-economici e politici per eliminare fame, povertà, miseria fra la gente [...] Alla base di tutti i diritti umani vi è il diritto a vivere. [...] La comunità internazionale deve comprendere che il problema maggiore è la non equa distribuzione delle risorse. In India abbiamo questo grave male sociale dell’aborto selettivo [dei feti femminili]. Sono contrario a questa pratica in modo assoluto. È anzi allarmante che in India e in Cina si proceda all’uccisione delle bambine: ciò dà adito a squilibri fra uomini e donne, che produrrà pericoli per il futuro delle nazioni. Dobbiamo sostenere il diritto alla vita dell’embrione fin dal seno materno”. [3]


Caro Ferrara, non potevi rimanere comunista e continuare a usare la bella testona che hai per il bene di tutti e al servizio della ragione (come invece fa Lenin - e il suo nome non suona ironico?), invece che al servizio della tua pancia, che è già abbastanza grossa?

Propongo a Bagnasco [4] di invitare il comunista indiano Lenin come "testimonial laico" contro l'aborto, piuttosto che appoggiarsi all'ipocrita nostrano Ferrara, anche a testimonianza del fatto che in Italia laici credibili e coraggiosi proprio non ce ne sono.

La ragione umana e la credibilità non hanno colore.


[1] Giuliano Ferarra @ Wikipedia.it
[2] varie notizie di stampa. per esempio: La7 e Google
[3] da notizia da Asianews, 2008-01-14
[4] card. A.Bagnasco, Presidente della CEI

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06 gennaio 2008

Qui

Io, piccolo Maad,
Son qui,
Oh grande Darep Estelec!

So di essere
Sempre stato libero.
Quando t'abbandonai,
Non fiatasti
Non ti apponesti
Non piangesti

Anzi,
Mi desti i denari,
Mi sellasti il cavallo,
Mi riempisti il fagotto.

Io, Maad, speravo
Oltre i monti,
Oltre il deserto,
Oltre la steppa,
Oltre i ghiacci.

Quando, preso
Dal freddo,
Dall'arsura,
Dalla fame,
Qui son tornato
Hai grandemente gioito,
Mi hai accolto,
Mi hai parlato.

Il tuo piccolo servo Maad,
voleva essere come te,
Oh Darep!
Lontano da qui.

Son tuo servo, non di altri:
A chi altri potrei aspirare?
Non è dunque giusto poter
essere come te?

Si che lo è!
Ma non lontano da qui.
Qui.


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02 gennaio 2008

Quant'è bella bigottezza

Quant'è bella bigottezza
che si fugge tuttavia
chi vuol esser bigotto sia
del doman abbiam certezza

Una decina di giorni fa, durante una amichevole e rilassatissima discussione, un mio carissimo e simpaticissimo amico, mi ha dato del bigotto. Ho speso parte delle vacanze natalizie a riflettere e approfondire l'argomento.

Oggi devo ringraziare questo amico, perchè:

  1. non sapevo il vero significato di questa parola
  2. mi ha dato la possibilità di mettere in discussione me stesso
  3. mi ha dato l'occasione di approfondire seriamente l'argomento, facendo luce su aspetti nuovi
Ne sono uscite fuori considerazioni interessanti, ma sono riservate solo a coloro che vorranno leggere queste cinque paginette.

Invece quel mio amico, che legge questo blog, è caldamente invitato ad armarsi di pazienza...

Ecco i link:

in formato HTML online
in formato PDF per lettura offline

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22 dicembre 2007

Ma quale «Avvenire» ?

In merito alla cronaca sulla proposta di legge di accelerare le pratiche sul divorzio, Avvenire - il mensile vescovi italiani - nell'editoriale di venerdì 21 "Accelerare il divorzio fa male ai matrimoni" di G.S.Lodovici, conclude:

[...] Ma siamo decisamente contrari al divorzio rapido anche perché le leggi, non bisognerebbe mai dimenticarlo, non si limitano a fotografare una situazione sociale ed a normarla, bensì hanno un potente impatto pedagogico e creano mentalità e costume. Una legge come quella proposta da Brutti, se verrà approvata, avrà sicuramente l’effetto di indebolire la percezione sociale del valore di un impegno indissolubile, o, per lo meno, a lungo termine, come quello del matrimonio, perciò lo indebolirà. Come si è visto in Spagna, il divorzio rapido rafforza la concezione opposta, quella per cui il matrimonio sarebbe un impegno molto labile.
Con questa legge, come anche coi Pacs-Cus, lo Stato darebbe un pessimo messaggio ai giovani (e ai meno giovani): 'che voi facciate delle scelte impegnative, o che viviate in rapporti a tempo determinato e con «clausola di rescissione», per me è lo stesso'.

Un ragionamento apparentemente equilibrato e sensato. Ma tragicamente incompleto. Esso si basa sull'assunto che la legge abbia fondamentalmente un effetto pedagogico. E' vero: ce l'ha.

Ma chi l'ha detto che deve essere così? Non possiamo proporre un modello diverso? Se rinunciassimo completamente a questo effetto collaterale e invece cercassimo di convertire i cuori della gente, invece che far dettare le regole da una presunta morale legislativa, non avremmo forse meglio centrato gli obiettivi della conversione cristiana e del Vangelo? Non avremmo invece promosso una maturazione e di vera crescita per la persona?

E' meglio far sottostare 100 persone ad una legge che non accettano, oppure convertire il cuore di una persona sola? Penso che Cristo sceglierebbe sicuramente la seconda strada: perché Egli desidera la nostra adesione libera a Lui: non gli interessano leggi e regolamenti; altrimenti invece di lasciare che lo Spirito Santo ispirasse i Vangeli, avrebbe scritto di suo pugno una specie di Corano, con tanto di leggi su famiglia, divorzio, proprietà, eredità, etc...

Come mai Avvenire non si chiede questo e si limita ad una sterile analisi sociologico-legislativa? I cristiani dei primi secoli sapevano bene che le leggi del tempo, imposte da Roma, erano immorali e impraticabili: ed è per questo che proposero un cambiamento della società, praticato però sulla conversione dei cuori: e funzionò! Nessuna legge può fare questo.

E' vero che lo stesso ragionamento non si può fare per questioni più profonde, come l'aborto: ecco perché è comunque necessario che la legge sia almeno basata sul fondamento della legge natuale. Appare però eccessivo applicare simili principi su questioni di secondo ordine come la riduzione dei tempi per il divorzio.... e questo solo perché c'è un problema contingente del così detto "sradicamento familiare", che è pur reale e per nulla secondario. Non è che forse la Chiesa, accecata da questo problema, risulti in questo modo andare alla deriva nell'annuncio del Vangelo alla gente?

E' pur vero che una posizione bisogna pur prenderla... quindi non è irragionevole che il quotidiano della CEI si sia schierato in questo modo: ma espressioni come "siamo decisamente contrari" non sono certo carismatiche, se lasciate a se stesse.

Caro Lodovici: oltre a fare la buona critica, non potevi aggiungere un poco di queste considerazioni e ispirarti un poco più al Vangelo?

La gente è alla disperata ricerca della verità e della speranza in un era che è senza verità e senza speranza: Benedetto XVI lo ha capito e ci ha donato oltre a un libro su Gesù, una enciclica sull'amore, e a Natale un'altra sulla speranza. I vescovi italiani, troppo burocraticamente impegnati in battaglie politiche, evidentemente pensano ad altro....

P.S: personalmente questa questione della riduzione del tempo del divorzio mi lascia abbastanza indifferente.... e voi miei cari lettori, credenti e non, ... cosa ne pensate?

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21 dicembre 2007

Enegiro Tiodamana disse...

prendiamo d’assalto la città più considerevole di questo mondo – la malizia – e distruggiamo le [sue] muraglie. Ti guarderesti forse intorno per vedere quale strada occorra prendere, quale campo di battaglia occorra scegliere?

Troverai senza dubbio le mie parole sorprendenti; eppure sono vere: limita le tue ricerche a te stesso. In te si svolge la battaglia che stai per dare; è dentro di te l’edificio di malizia che bisogna scalzare;

il tuo nemico esce dal profondo del tuo animo.


ammargana'l irpocs


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20 dicembre 2007

Seneca e il Natale

Ho ricevuto in questi giorni in una email di auguri di Natale la seguente citazione di Seneca:

"La natura ha fatto in modo che non ci volessero grandi mezzi per vivere bene;
ognuno è in grado di essere felice"


Adesso anche Seneca è diventato un esìmio protagonista del Natale; una volta si diceva Santo Natale, ma oggi non si può più dire: è considerato "politicamente scorretto": meglio non scriverlo.

Tutta la filosofia della storia, da Aristotele a Seneca a Kant a Marx si è interrogata sulla questione di come l'uomo possa trovare la felicità: mi pare che ancora oggi i filosofi abbiamo tutti molto lavoro davanti.

Io invece penso che:

La natura ha fatto in modo che non possiamo essere felici come noi saremmo portati a desiderarlo.

Nessuno è in grado di essere autenticamente felice senza una profonda relazione d'amore. E l'amore vero non è "natura", ma puro Spirito.

Questa autentica felicità non è quella felicità che la gente normalmente si aspetta o desidererebbe, ma è quella che ti rende veramente libero.

Per questo bisogna essere disposti a lasciarsi trasformare dall'amore.

La felicità è la verità dell'amore.

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14 gennaio 2007

L'etica serve il malato o il malato l'etica?


la dottoressa Claudia Navarini nella rubrica di Bioetica di ZENIT, sposa una tesi molto severa nei confronti di chi sostiene sia l'eutanasia passiva, sia di qualunque forma di presunto (ma a suo avviso falso e forzato) accanimento terapeutico, come quello del caso Welby.

I suoi due articoli [1] [2], incentrati sul piano dell'etica medica, non lasciano spazio a fraintendimenti. Devo dire sono entrambi molto convincenti.

Tuttavia in un paragrafo di [1], recita:
mentre il paziente capace di intendere e di volere – di cui una valutazione specifica abbia dimostrato la totale lucidità – ha sempre la possibilità di rifiutare preventivamente un trattamento sanitario, anche se ciò gli procurasse un danno e al limite anche se ciò avvenisse per esplicita volontà di morire, lo stesso paziente non ha il diritto di chiedere ad un medico di dargli la morte, né in modo attivo (somministrazione di un farmaco letale) né in modo passivo (sospensione di un trattamento necessario alla vita).
questo mi sembra l'unico punto delle sue tesi che necessita di spiegazione, in quanto sembra decisamente contraddittorio.

Come è possibile che un paziente, una volta fatta una tale scelta, debba essere di conseguenza condannato solo per aver accettato la terapia (dagli esiti per altro incerti)? Tornando al caso Welby (tanto per semplificare, visto che tutti lo conoscono) mi sembra di capire che secondo la Navarini, egli avrebbe potuto senza problemi, se non voleva soffrire, opporsi alla terapia prima che gli venisse applicato il respiratore. Tuttavia sembra ragionevole che egli abbia accettato a suo tempo la terapia perchè, forse, in quel momento poteva veramente rappresentare un sollievo e/o una speranza. Forse la prospettiva di sofferenza che poi si è realizzata non era in quel momento contemplata, oppure era solo probabile (forse tutto questo non è valido nello specifico del caso Welby, ma in molti altri certamente si).

Insomma, l' argomentazione sembra davvero irraggionevole: sembra quasi che secondo la Navarini non sia più l'etica medica che debba servire il malato, ma piuttosto che il malato debba inchinarsi ed essere subalterno all'etica medica. Appare una evidente contraddizione: la medicina è per il malato o il malato per la medicina?

Concordo pienamente con la dottoressa riguardo la spaventosa e pericolosa strumentalizazione che c'è dietro certe tendenze e politiche, che lei doverosamente critica.

Invito cortesemente la Navarini, visto anche la dichiarata disponibilità infondo all'articolo, ad una risposta, anche pubblica, su questo blog o ovunque ella desideri.

Riferimenti:

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31 dicembre 2006

piccolo Buddha, grande Spirito

La vicenda del «piccolo buddha» [1] [2] ritrovato ha stimolato alcune domante di un mio amico il quale, oltre ad essere appassionato e affascinato dall'India e dalla sua strabiliante spiritualità, mi ha chiesto cosa ne pensassi difronte a questi eventi, sapendomi cristiano praticante (e aggiungo io: indegnamente tale) e mi ha esortato a scrivere su questo: lo ringrazio dello spunto.

Abbiamo avuto a discorrere sotto l'assunzione che si trattasse veramente di un evento soprannaturale, visto che a quanto pare il giovane, in meditazione da mesi, non mangierebbe ed emanerebbe un misterioso e poderoso calore corporeo.

La domanda, quasi d'obbligo per chi professa una religione positiva e confessionale come il Cristianesimo Cattolico, è quasi scontata ma non per questo meno seria: "è possibile concepire un evento soprannatuale al di fuori del contesto cristiano?".

La mia personale risposta (ma non sono un teologo o un esperto di dottrina) è che non vi è nessun contrasto. Non è necessario essere battezzati, affinchè Dio testimoni se stesso attaverso gli uomini, e questo grazie alla natura deantropica dell'uomo. Questa è conseguenza non del battesimo, ma dell'atto della Creazione (l'uomo fatto a immagine e somiglianza di Dio). E poi c'è la Trinità, che proprio grazie allo Spirito Santo, agisce in comunione con l'uomo. Le manifestazioni di Dio, quando compiono e testimoniano il bene in questo mondo per gli uomini, trovano forme sempre diverse, sempre misteriose di manifestarsi. Perchè non dovrebbe esserlo anche nel caso di questo misterioso ragazzo? Anche queste possono essere manifestazioni di Dio, segno del suo amore per l'uomo, amore poco spesso ricambiato. Questa è la mia personale visione. Ciò che distingue il cristiano è, semplicemente, il fatto di riconoscere questa natura deantropica dell'uomo e Trinitaria di Dio, con tutto ciò che ne consegue.

Però è anche vero che noi occidentali, affogati nel nichilismo che ci attanaglia, troppo spesso e specialmente di recente, andiamo a cercare eventi soprannaturali in luoghi lontani, e non vogliamo invece vedere o riflettere su quelli che abbiamo sotto gli occhi. Questo è irrazionale e irragionevole.

Personalmente sono molto scettico sui miracoli. Non mi convincono la maggior parte degli eventi cui viene comunemente attribuita natura soprannaturale, come la statuetta di una Madonna lacrimante di Civitavecchia oppure alle apparizioni di Medjugorje, già meta di migliaia di pellegrini.

Ma altri, francamente e razionalmente approfondendo, lasciano pochi dubbi; bastano secondo me due casi:
  1. la Madonna di Fatima e in particolare i fatti del 13 ottobre 1917 cui furono testimoni migliaia di persone (possibile che hanno avuti tutti la stessa visione?). Centinaia di scettici e atei recatisi là quel giorno, convinti di poter poi deridere tutti, si convertirono; chi non era battezzato, chiese questo sacramento. Si tratta di fatti ben documentati in giornali e cronache dell'epoca, assolutamente inconfutabili.
  2. le stimmate (e la vicenda umana) di Padre Pio da Pietralcina.
e questo tanto per citare eventi recenti nella storia.

Se mettiamo l'uomo dietro Dio, non potremo mai credere ne a Fatima, ne a Padre Pio ne, eventualmente, al piccolo Buddha. Solo se mettiamo Dio dietro l'uomo, possiamo farlo. Naturalmente un sano scetticismo non è da escludersi, perchè bisogna sempre anteporre la ragione, per poter discernere. Questo spiega anche perchè la Chiesa, molto spesso contrasta certe manifestazioni filo-miracolose, anche se poi vengono confermate; per questo si attira le critiche (ingiuste) di molti, quando invece, quello è esattamente il suo dovere.

Ma non dimentichiamo che l'aspetto soprannaturale, per quanto poderoso, non deve essere fine a se stesso e unica fonte di fede:

Il vero credente, non vede per credere, ma crede per vedere.



[1] I prodigi del Budda ragazzo... da Repubblica.it (20/02/2006)

[2] Ritrovato il piccolo Buddha... da Corriere.it (27/12/2006)

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23 dicembre 2006

ICHTUS Sociologico

Non amo portare addosso simboli religiosi. E neanche esporli nell'abbigliamento, in camera, in auto, in casa o in altri luoghi: è una mia scelta personale. Non biasimo, tuttavia, chi lo fa.

Noto con un certo stupore che, nonostante la forte secolarizzazione della società, c'è una stupefacente riscoperta di questi simboli. Andate in una qualunque gioielleria, osservate le donne in strada o sugli autobus e scoprirete quanto vanno di moda i crocefissi. Non ho mai visto tanti crocefissi come negli ultimi tempi: grandi, piccoli, catenite, orecchini, argento, cristiallo, oro.

Qualche settimana fa avevo osservato un' automobile in mezzo al traffico che aveva sul cofano un pesce stilizzato (come nell'immagine sopra) attaccato come adesivo. Sapendo il significato di questo simbolo, la cosa mi ha colpito: "toh!! anche il pesce come adesivo nelle auto adesso!". Pensavo fosse un caso. E invece fra ieri e oggi vedo altre due auto con adesivi del tutto simili, ma non identici, sempre sul cofano posteriore dell'auto.

Questo è un fatto nuovo, perchè mentre il crocefisso è di immediato ed evidente significato, quello del pesce lo è meno e indica quindi un coinvolgimento cosciente (e di conoscienza) da parte di chi lo espone ben maggiore del crocefisso. E' come se, chi lo esponesse, volesse lanciare un messaggio solo a chi conosce quel simbolo, oppure incuriosire chi non lo conosce. C'è qualcosa di mentalmente più sofisticato, che esporre uno scontato crocefisso.

E' difficile dire quanto questi fenomeni siano legati a una effettiva scoperta della fede da parte della gente, o semplicemente una moda; tuttavia presentano una certo interesse: forse i sociologi dovrebbero studiarli seriamente.





P.S. Il simbolo si trova anche in molte catacombe. E' un acrostico cristologico ιχθύς, (Ichtus - pesce), costituito dalle iniziali della formula Iησοὺς Χριστὸς Θεοῦ Υιὸς Σωτήρ, Gesù Cristo figlio di Dio Salvatore. I primi critiani usavano quindi un pesce stilizzato come simbolo religioso e di appartenenza. Il crocefisso, troppo esplicito e appariescente in epoche di persecuzione, divenne in uso come simbolo cristiano solo quando nel VI secolo il cristianesimo si afferò come religione ufficiale dell'Impero Romano.

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14 dicembre 2006

Neuroni cercasi per la Materna «Casa del bosco»

neuroni
Varie notizie di stampa [1] [2] [3] danno la notiza che la Scuola Materna «Casa del bosco» di Bolzano avrebbe deciso di non far più recitare "Tu scendi dalle stelle" fra i canti natalizi di fine anno fatti dai bambini "per non urtare la sensibilità dei numerosi bambini non cristiani, in particolare mussulmani".

Come al solito siamo al delirio. Pur di essere maniacalmente "politically correct", rinunciamo a noi stessi, alle nostre tradizioni. Ma quello che è ancora più grave è che con queste scelte, diseduchiamo non solo i nostri figli italiani, ma anche quelli degli immigrati.

La bizzaria è che un imam di Bolzano ha pubblicamente condannato questa scelta, perchè, dice, che Gesù è una figura importante anche i mussulmani; ma la cosa secondo me davvero perversa è il concetto che, pur non di "offendere" dovremmo rinunziare alle nostre tradizioni, cioè autocastrarci nel nome di una ideologia esistente che appiattisce e vuole negare le diversità. Ma siamo proprio sicuri questa sia una "offesa"? Io ho alcuni amici mussulmani che non sarebbero daccordo con questa visione; questa patologia della paura di offendere è più una nostra paranoia che non un problema reale. Se qualcuno, poi, rimane offeso dobbiamo fargli capire che la cosa ci dispiace molto, ma è un suo problema.

Sarebbe, invece, secondo me molto più educativo per tutti i bambini che fosse fatta una scelta di questo tipo:
  1. il canto fa parte della nostra tradizione, quindi si fa.
  2. i bambini non cristiani che vogliono (ovviamente supervisionati dai genitori) prendere parte alla recitazione possono farlo; si fa capire loro che c'è differenza fra il recitare qualcosa e il prendere parte attiva in una canzone o preghiera. Questo può aiutare a comprendere le diversità fra le culture e aumentare la coscienza di tutti, nel rispetto reciproco. Io stesso non avrei problemi a "recitare" una preghiera mussulmana o di qualcunque altro credo, se questa è per me solo una recitazione e non una professione di fede.
  3. ai bambini non cristiani deve essere garantito il sacrosanto diritto di non partecipare a questa recitazione, perchè essa deve essere libera e non deve creare problemi di coscienza personale
  4. deve essere in ogni caso chiaro che pretendere di non farla è una negazione dei diritti degli altri ed è semplicemente assurda e diseducativa per tutti i bambini, perchè nega che debbano esistere diversità, nega la verità. E' invece con la conoscienza dell'Altro e della diversità, che può esserci vero rispetto.
In questo modo a tutti i bambini viene garantito il rispetto dei propri valori, viene insegnato che la diversità esiste, è importate e va valorizzata.
Invece di cancellare "tu scendi dalle stelle", (davvero un pessimo esempio!) perchè non aggiungere invece qualche altra canzone/recitazione che viene da quei paesi, fatta dai bambini di altre religioni/culture? Questo sarebbe stato un vero progetto educativo, che avrebbe davvero dato senso profondo anche al Santo Natale. Oppure ci siamo dimenticati il vero senso di questa festa?

Dove è finito il ruolo educatore della scuola? Gli insegnati pensano davvero di educare i bambini in questo modo? Questi fatti non sono di scarsa importanza: sono lo specchio del nostro modo di pensare, agire, vedere le cose. I bambini sono il nostro futuro, sono importanti. Educhiamoli alla diversità, non neghiamogliela. Facciamo loro scoprie quanto è bella e quanto è bello conoscere e rispettare la diversità degli altri.

Questi insegnanti (o forse questa società?!) hanno perduto la ragione. Hanno un disperato bisogno di neuroni. Possibilmente ben connessi.


[1]
Espresso

[2] Quoditiano.net

[3] Corriere.it

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14 ottobre 2006

Il bilancio del «discorso di Ratisbona»

ratisbona
Ho seguito fin dall'inizio la vicenda dell'ormai noto «discorso di Ratisbona» di Papa Benedetto XVI [testo integrale].

Anzi, prima dell'inizio: ho letto il discorso integrale prima che fosse pubblicato, grazie a una newsletter che l'ha inviato in anteprima.

Non appena lessi le varie citazioni relative a Manuele II e Maometto ho subito pensato che sarebbe accaduto qualcosa di mediaticamente rilevante; giusto un paio di ore più tardi, le agenzie iniziavano a battere la notizia delle scomposte reazioni del mondo islamico (scomposte è un eufemismo, visto che in alcuni casi si è trattato di vere reazioni violente).

Ho aspettato di vedere come sarebbe andata a finire prima di tracciare un bilancio: ora che la faccenda sembra proprio finita, proviamo....

Se un tale testo fosse stato pronunziato dal papa una ventina di anni fa, nessun mussulmano ci avrebbe fatto caso... ma i tempi, si sa, sono cambiati.

E un testo dedicato al Logos, cioè al Dio Razionale contrapposto a un Dio Trascendente.
A dire il vero, di reazioni scomposte ce ne sono state anche da noi, anche se molte meno di quelle che mi aspettavo: forse infondo infondo questo discrorso del Papa ha lasciato il segno davvero.

Dopo che il Papa per ben due volte ha dovuto chiarire il suo discorso, non essendo bastata la precisazione del Segretario di Stato, si è dovuto ulteriormente precisare e spiegare il senso di quello che il Papa intendeva. E poi: Nunzi Apostolici convocati nei paesi arabi, proteste del Primo Ministro turco, di tutti i paesi arabi, il Parlamento Pachistano protesta...poi il Papa che invita molti di questi rappresentanti a Castel Gandolfo per una ulteriore precisazione (testo molto retorico, pubblicato integralmente anche in prima su Repubblica, ma che in sostanza non dice nulla).

E' di oggi la notizia che alcuni dotti mussulmani (38! e di molti paesi) hanno sostanzialmente accettato l'interpretazione finale del Pontefice, che ribadiva che le citazioni in questione non rappresentavano il suo pensiero, anche se hanno mantenendo alcune critiche. Un modo per porre la parola fine alla questione.

Proviamo a fare un bilancio.

Diciamo la verità: Ratzinger quelle citazioni poteva proprio risparmiarsele. Infondo erano fuori luogo, e non hanno forse avuto tutti i torti coloro che l'hanno intesa come una provocazione, anche se non lo era affatto. Ciò che più colpisce è che poteva benissimo portare a sostegno del suo discorso altri argomenti ed evitare di citare in modo così diretto un giudizio su Maometto e l'Islam (di questi tempi poi!). Una leggerezza ? Si ! anche il Papa può averne ! e anche se è un dotto teologo. Perchè dovrebbe esserne esente ?

Mi ma molto convito e ho molto apprezzato per pacatezza, il giudizio severo, ma colto e convincente di un dotto libico,
Aref Ali Nayed [testo qui]. Purtroppo non sempre queste critiche sono così dotte e pacate: abbiamo visto di peggio.

Ma la cosa forse più positiva di tutte è che con questa occasione si è instaurato un dialogo vero, e non solo retorico. Il Papa, pur commettendo una leggerezza, è riuscito suo malgrado a scomodare 38 dotti mussulmani, di diversa estrazione, sciiti e sunniti che si sono dati da fare per dare una risposta comune, cosa non scontata in un mondo estremamente frammentato e litigioso come quello islamico.

E chissà che infondo infondo.... anche Papa Ratzinger non abbia imparato, capendo lo sbaglio e che, anche se non può ammetterlo, oggi riscriverebbe quel discorso in modo diverso.

Ma provo a fare un'altra ipotesi "maligna": e se Ratzinger avesse appositamente inserito quelle frasi proprio per far parlare di "Dio, Fede e Ragione"? Se così fosse, non sarebbe stata una provocazione verso l'islam, ne una leggerezza, ma un tentativo di risvegliare il mondo cristiano: il tema dell'islam sarebbe stato solo un pretesto a margine e non certo il bersaglio del suo pensiero. Il nemico che voleva colpire era in realtà la miscredenza occidentale e non i mussulmani. La società occidentale è ormai convinta che fede e ragione siano in contrasto, perchè la gente pensa alla ragione solo come "raziocinio di tipo tecnico-scientifico"; esso infatti non ha bisogno della fede; Ma la Ratio, quella completa di cui si parla è molto di più che questo. Ratzinger lo sa, lo hanno sempre detto i teologi e i Padri della Chiesa e i filosofi da secoli, ma vuole farlo capire alla gente. Se il suo obiettivo era quello di far uscire quel discorso dalle mura accademiche, allora ci è riuscito formidabilmente: (forse con un po' di cinismo-realismo) perchè il tema della "ragione e fede" è entrato nel dibattito.

A mio avviso questa interpretazione meglio spiega, per una persona di grande e raffinato livello intellettuale come Ratzinger, tutta la faccenda. Molto meglio dell'ipotesi della leggerezza o della deliberata provocazione verso l'islam: la prima è troppo ingenua per uno come lui, la seconda certo non interessa ne al Papa ne alla Chiesa. Inoltre verrebbe anche meglio spiegata la sostanziale estraneità dal contesto di tutte quelle citazioni nel discoro riguardanti l'islam: era solo un modo per attirare l'attenzione di un mondo ormai così distratto su Dio.

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24 settembre 2006

Appello cristiano per l'eutanasia passiva

welby
Si è riacceso il dibattito sull'eutanasia, dopo la lettera di Welby al presidente della Repubblica Giorgio Napolinato, il quale ha fatto bene a rispondere che auspica che il parlamento dibatta su questo tema.

Ho letto integralmente la commovente lettera di Welby e invito tutti a farlo.

L'esìmio prof Veronesi, persona molto sensibile, amato e stimato, dice che l'eutanasia è «Un atto di giustizia e carità; negarla è una vera tortura»

Ma di quale eutanasia si sta parlando ? Con questa parola si intendono almeno tre concetti diversi; in tutti i casi lo scopo è porre fine a inutili sofferenze umane e in tutti i casi si assume che il malato sia lucido e cosciente:
  • l'eutanasia attiva: si provoca attivamente la morte del malato, per esempio attraverso la somministrazione di sostanze tossiche
  • l'eutanasia passiva: si provoca la morte del malato indirettamente, sospendendo le cure
  • il suicidio assistito: al malato vengono forniti i mezzi per suicidarsi in modo non doloroso
In italia è solamente concessa una forma particolare di eutanasia passiva, ma solo nel caso di morte celebrale, quindi sensa il consenso diretto e cosciente del malato; devono essere interpellati i parenti e si richiede la presenza e il permesso scritto del primario, del medico curante e di un medico legale. In caso di discordanza decide il giudice. Insomma, un bel caos... (ricordo che per facilitare quest'ultimo meccanismo Veronesi stesso propose e in parte attuò il così detto Testamento Biologico, che però è un'altra cosa rispetto all'eutanasia).
L'eutanasia attiva è assimilata a un omicidio volontario.
Il suicidio assistito è anche un reato qualificabile come "istigazione o aiuto al suicidio".

In teoria potrebbe essere praticata una eutanasia passiva, in quanto il malato può opporsi alle cure secondo la legge; addirittura anche quando sia ancora possibile aver salva la vita, sebbene questo non ha nulla a che vedere con l'eutanasia: è noto il caso recente di una donna che, rifiutando l'amputazione della gamba, si è lasciata di fatto morire perchè preferiva questo invece che vivere con una gamba sola. Tuttavia a causa della confusione legale molti medici hanno timore di queste pratiche perchè temono ritorsioni legali, magari dei parenti del malato. Manca, come al solito, una solida e chiara legislazione accompagnata da una procedura precisa e inequivolcabile.

Welby, nella sua lettera, sostenuto dai Radicali, Associazione Luca Coscioni e anche Veronesi, chiedono di poter praticare l'eutanasia attiva. Ossia un omicidio, anche se moralmente meno grave.

Io, che sono cristiano, penso che l'eutanasia attiva sia moralmente inaccettabile perchè credo nella sacralità della vita. Tuttavia non è necessrio credere nella sacralità della vita per esserne contrari. Vorrei ricordare a molti cristiani, che ideologicmanete si dichiano contro l'eutanasia tout court, che in realtà la stessa Chiesa Cattolica si è già pronunciata con la Pontificia Accademia per la Vita e si è di fatto dichiarata favorevole alla eutanasia passiva con queste parole (come in seguito hanno fatto anche altre professioni cristiane):

Nell'immediatezza di una morte che appare ormai inevitabile ed imminente "è lecito in coscienza prendere la decisione di rinunciare a trattamenti che procurerebbero soltanto un prolungamento precario e penoso della vita" (cfr Dich. su Eutanasia, parte IV), poiché vi è grande differenza etica tra "procurare la morte" e "permettere la morte": il primo atteggiamento rifiuta e nega la vita, il secondo accetta il naturale compimento di essa (9 dicembre 2000).


Mi chiedo dunque per quale ostinata, irrazionale motivazione molte organizzazioni cattoliche, compresa la stessa CEI, non vogliono (o sembrano non voler) neanche sentir parlare di eutanasia, quando invece basterebbe così poco per mettere daccordo ampi strati della società e far convergere anche posizioni di fatto molto distanti. Magari spiegando alla gente di cosa si sta parlando. E invece no: si assume sempre che la gente sia stupida, che argomenti come questo siano troppo "complicati" per un dibattito "popolare". Eppure, a me, le parole della Pontificia Accademia mi sembrano così chiare !

Presumo che chi chiede l'eutanasia attiva, e che sia persona ragionevole e amante del compromesso, riterebbe comunque un passo avanti una seria regolamentazione dell'eutanasia passiva, e immagino possa accettarlo come ragionevole compromesso alternativo, al fine di raggiungere su un tema così delicato un ampio consenso civile. Perchè questo non viene fatto ?

Certamente qui, bisogna dirlo a gran voce, c'è una seria responsabilità di molti così detti cattolici, che praticano poco la fede, ma guardano molto ai voti, come ad esempio il Ministro Giovanardi che tempo fa dichiarò imprudentemente "la legislazione nazista e le idee di Hitler in Europa stanno riemergendo, per esempio in Olanda, attraverso l'eutanasia e il dibattito su come si possono uccidere i bambini affetti da patologie" provocando poi di fatto un incidente diplomatico con l'Olanda. Ora a me non piace la legge olandese, ma quando vedo atteggiamenti come questo ci vedo solo tanta ideologia e poca ragione. Mi piacerebbe invece che venga spiegato perchè la legge olandese è sbagliata.

Il Papa in questi giorni ci ha ricordato quanto sia importante la ragione, che cammina insieme alla fede. Vogliamo usarala o no questa ragione che il Signore ci ha dato ?

Cari cristiani italiani: buttiamo giù la maschera! Finiamola con le ideologie e le ipocrisie e battiamoci il petto davvero: invece di dire sempre e soltanto che siamo "contro", diciamo per una volta che siamo "per" qualcosa. E sarà più facile essere capiti. Non era questo lo spirito del Vaticano II ?

Diciamo chiaramente, e senza scandalo, che siamo favorevoli all'eutanasia passiva e contrari a tutte le sua altre forme. Magari spiegando perchè. Sono certo che molte persone, che non hanno chiaro il problema, saranno daccordo con noi, invece di farsi sedurre da posizioni davvero ideologiche e dannose come quelle dei così detti paladini della libertà a tutti i costi i quali altrimenti rischiano di apparire addirittura più coerenti.

Ce lo impone la ragione.

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15 settembre 2006

Sette e Religioni: la distinzione non è arbitraria








Che cosa è una setta ? Cosa distingue le religioni dalle sette ?

Come spiega magistralmente Wikipedia, la definzione di setta è molto controversa: spesso l'essere setta o l'essere religione (per quella cristiana diremmo l'essere Chiesa) dipende da fattori politici e non oggettivi: dipenderebbe fondamentalmente da quanto un gruppo è numeroso.

Secondo un'altro schema, spesso con il termine "setta" si indicano quei gruppi per cui nei confronti degli adepti avverrebbe un controllo:
  • sul comportamento e le abitudini della persona (Behaviour control)
  • sulle informazioni a sua disposizione (Information control)
  • sul pensiero (Thought control)
  • sulle emozioni (Emotions control).
da cui l'acronimo inglese B.I.T.E., che ironicamente in questa lingua vuol dire anche mordere. Tuttavia è facile osservare che anche l'adesione a un credo religioso per così dire classico che non chiamiamo certamente setta (Cattolico, Protestante, Buddhista, Islamico...) provoca in chi ad esso aderisce in modo pieno, modificamenti nel comportamento, nel pensiero e nelle emozioni (forse un po' meno sull'informazione). Possibile che la differenza debbba essere solo di questo tipo?

Forse non è qui che si esauriesce la questione.

Una prima importante differenza è che una religione buona non dovrebbe mai controllare in modo attivo i propri membri su questi punti, ma al massimo stimolare liberamente un modello virtuoso in tal senso. Ecco perchè la libertà religiosa è importante e imprescindibile: deve essere data la possibilità a chi aderisce di sbagliare e poter riparare lo sbaglio, ma sempre nell'ambito della libertà individuale, nel rispetto della sua indivualità e senza conseguenze negative per lui o lei o minaccie di alcun tipo. Quando questo non viene permesso, si è certamente in presenza di una setta.

Ogni credo, religione o setta possiede e professa una sua propria verità, ossia un sistema di credenze che è una visione del mondo e della comunità stessa.

Un altro aspetto delle sette riguarda l'essere chiuse rispetto alla "verità" (la loro verità ovviamente). Una religione buona non nasconde ai propri membri nessun aspetto della sua verità e lo fa fin dall'inizio.

Alcune organizzazioni settarie, non solo quelle religiose ma anche laiche come ad esempio le varie massonerie, organizzano i propri membri in modo gerarchico prevedendo una ascesa, spesso molto rigida, solo dei membri ritenuti più adatti. La cosa importante è che la verità non viene svelata fin dall'inizio al nuovo membro (perchè altrimenti, evidentemente, non aderirebbe affatto) ma viene svelata solo in parte; in genere si tratta di una verità parziale, con molti aspetti seducenti, che sembrano innocenti e più spesso sembrano virtuosi e giusti. Mediante vari progressivi "gradi" si accede alla "verità" che viene man mano svelata solo quando il membro viene ritenuto sempre più "adatto" e sale di "grado"; questo avviene con il tempo e solo praticando una rigida pratica. Spesso tali "verità" conducono alla più totale perdizione perchè il membro viene via via indottrinato e spinto, mediante un progressivo e incoscente lavaggio del cervello, a fare cose che, se gli fossero state svelate fin dall'inizio, non le avrebbe mai fatte e non avrebbe mai aderito al movimento.

Con le vere religioni, quelle oneste, questo non accade: soprattutto nelle grandi religioni rivelate (Cristianesimo, Islam, Ebraismo ma anche Induismo e Buddhismo) la verità è tutta nota. Spesso è scritta in un Libro Sacro (Bibbia/Vangelo, Torah, Corano, Veda) che costituisce una rivelazione all'uomo. In esse non c'è inganno: c'è la libertà da parte dell'uomo di accettare o non accettare quello che in essa viene propugnato, senza paura di verità nascoste, e quindi ingannevoli e perverse. Se non fossero ingannevole e perverse, perchè dunque nasconderle? Insomma in una buona religione, la verità è tutta declamata. A tutti, da subito, in modo completo e senza distinzione.

Per me che sono cristiano, la verità, ovviamente è solo quella del Vangelo; tuttavia devo riconoscere che nonostante dal mio personale punto di vista esiste una sola verità religiosa e tutte le altre non possono esserlo (per un credente la verità non può che essere quella della propria religione, a meno di pensieri sincretistici), devo riconoscere che ci sono professioni ingannevoli e professioni non ingannevoli e questo concetto prescinde dalla verità.

Ma ecco che le cose si complicano quando ci si accorge che questa distinzione religione-setta non è binaria: si / no. Può essere anche "graduale" ecco quindi che in mezzo ai due estremi: setta (esoterica e ingannevole) e religione onesta (essoterica e aperta) ci possono essere tanti movimenti "di mezzo" in gradi progressivi: alcuni movimenti si avvicinano di più a una setta (senza essere versa setta) o di più a una religione a seconda di quanto applicano o nascondono la verità o certe verità; la verità in questo caso può anche non riguardare quella strettamente religioso-dogmatica, ma può far riferimento ad esempio ad alcune pratiche o aspetti secondari della Rivelazione e dei Principi; come un complesso gradiente ci si avvicina tanto di più verso una setta o tanto di più verso una religione.

Esistono ad esempio sotto-movimenti che fanno parte anche ufficialmente di una grande chiesa ma che hanno alcuni aspetti simili alle sette (in ambito cattolico penso ad esempio all' Opus Dei o al Cammino Neocatecumenale); da questo fatto discende il loro spesso controverso status. Altre invece sono confessioni religiose ufficiali ma autonome, come ad esempio i Testimoni di Geova che non sono propriamente una setta, ma rientrano in quel gradiente che le allontana dalle religioni più "aperte": le diffuse testimonianze di molti fuoriusciti lo dimostra [1]. E cosa dire dei Mormoni, che negli USA praticano la poligamia [2] ? Alcuni signori arrivano ad avere decine di mogli e centinaia di figli, con un controllo spesso ossessivo e violento nei confronti dei suoi membri.

Insomma ce ne è per tutti i gusti.

Nel cristianesimo autentico non c'è settarismo: il peccatore viene sempre riammesso. Il perdono è sempre possibile. La verità è una sola e completamente nota. Anche se esiste una gerarchia ecclesiastica, essa non è custode di verità diverse da quelle che vengono professate a tutti: un vescovo o un papa ha accesso alle stesse fonti di conoscenza cui qualunque fedele può accedere; l'unica differenza è che i primi dedicano la propria vita allo studio di quella conoscenza: cambia solo la quantità di tempo e l'impegno che essi vi dedicano rispetto a un membro "comune". Ma nessuno vieta a un membro "comune" di soddisfare la sua sete di conoscenza e arrivare, se così si può impropriamente dire, a gradi più elevati con lo studio e con la pratica: infatti molte persone ci arrivano senza passare per quella gerarchia, e vengono spesso da essa riconosciti, magari a posteriori; anche nel caso in cui questa persona si era posta contro la gerarchia. Ad esempio ci sono e ci sono stati molti insigni teologi che sono laici, molti santi e beati che vengono dal mondo dei poveri, degli ignoranti, degli "ultimi"; i pastorelli di Fatima erano bambini analfabeti, per certi versi incoscenti di quello che stava loro accadendo. San Francesco rischiò l'eresia, ma alla fine la verità venne riconosciuta.

Ci sono persone più grandi di altre, ma l'essere grandi non dipende da quanto grandi esse appaiono agli uomini: questo rimane un mistero riservato a Dio e alla sua Grazia.

note:
[1] cercare con Google "testimoni di geova fuoriusciti"
[2] cercare con Google "mormoni poligamia"

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30 agosto 2006

S.Paolo e il femminismo

La prima lettura della messa di domenica scorsa era tratta dalla Lettera di S. Paolo agli Efesini (Ef 5,22-33):

22 Mogli, siate sottomesse ai vostri mariti, come al Signore; 23 il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della chiesa, lui, che è il Salvatore del corpo. 24 Ora come la chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli devono essere sottomesse ai loro mariti in ogni cosa.
25 Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la chiesa e ha dato sé stesso per lei, 26 per santificarla dopo averla purificata lavandola con l'acqua della parola, 27 per farla comparire davanti a sé, gloriosa, senza macchia, senza ruga o altri simili difetti, ma santa e irreprensibile. 28 Allo stesso modo anche i mariti devono amare le loro mogli, come la loro propria persona. Chi ama sua moglie ama sé stesso. 29 Infatti nessuno odia la propria persona, anzi la nutre e la cura teneramente, come anche Cristo fa per la chiesa, 30 poiché siamo membra del suo corpo. 31 Perciò l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diverranno una carne sola. 32 Questo mistero è grande; dico questo riguardo a Cristo e alla chiesa. 33 Ma d'altronde, anche fra di voi, ciascuno individualmente ami sua moglie, come ama sé stesso; e altresì la moglie rispetti il marito.

Non c'è che dire: un testo così sembra (anzi è!) decisamente e inequivocabilmente maschilista e non può certo lasciare insensibile, ne non far pensare l'uomo moderno: sia esso credente che non credente. Infatti il testo biblico (e anche le lettere di S. Paolo che fanno parte del Nuovo Testamento, quindi testo Ispirato) deve essere valido sempre e S. Paolo sta affermando in modo totale la asimmetria fra uomo e donna: addirittura il primo deve "amare", la seconda "rispettare".

La prima cosa che ho pensato dopo questa lettura è questa: "scommetto che questo passo sarà ampiamente strumentalizzato dai siti ideologico-femministi e/o anticlericali per sostenere le loro tesi". Detto-fatto: è bastata una ricerca su google per trovare vari testi al riguardo, come per esempio questo. Insieme a molte considerazioni ragionevoli, però, se ne trovano altre che denotano la più totale ignoranza sui Testi Sacri, nonchè non conoscenza più elementare della storia, come ad esempio:
E’ fondamentale comprendere quindi che già qui, agli inizi della storia della chiesa cristiana, le donne sono state ridotte all’invisibilità.
Falso: il maschilismo non è nato con il Cristianesimo. Esisteva da prima e in forme diverse, sia fra gli ebrei che frai greci che fra i romani e ha continuato ad esistere per molti secoli (ed esiste ancora in molte zone del mondo, cristiane e non).

S.Paolo era un ebreo fariseo della "giusta osservanza". Diremmo oggi un ortodosso. Scrivera in un tempo in cui da nessuna parte le donne avevano i più elementari diritti rispetto agli uomini. Bisogna ricordare che in nessun caso il Nuovo Testamento ha la pretesa teologica di organizzare la società nella sua quotidianetà, ma quella di rivolgersi esclusivamente a temi di fede, come appunto fa S.Paolo in tutte le sue lettere. In questa in particolare sta spiegando, con una metafora, che il rapporto fra Dio e la Chiesa è simile a quello che c'era allora fra l'uomo e la donna. Infatti Dio ama la chiesa e la chiesa deve rispettare Dio. Questo è il tema centrale del passo della lettera e non tanto l'affermazione dell'uomo sulla donna (cosa che all'epoca era già scontanta, quindi a cosa serviva ribadirlo? non serviva certo un' apposita "lettera" per questo!). Nonostante il testo sembra dire "siccome il rapporto fra Dio e Chiesa è questo allora anche uomo e donna devono a avere questo tal rapporto", in realtà il senso profondo del testo va esattamente invertito fra premessa e conseguenza; la preoccupazione di S. Paolo non era quella di ribadire il maschilismo, visto il problema non si poneva neanche: non esisteva il femminismo e nessuno metteva in discussione il rapporto uomo-donna di allora; la sua preoccupazione era invece affermare la fede e il ruolo della Chiesa, e usa questa metafora per illustrarne il senso ai cristiani di Efeso di quel tempo.

La missione degli Apostoli non era certo quella di diffondere nuove idee sociali o politiche, perchè queste cambiano con la storia, ed è compito dell'uomo darsi delle regole e delle convenzioni di volta in volta diverse. Questo è a mio avviso l'aspetto più interessante e affascinante del Cristianesimo che fra le regolioni abramitiche è quella che, più delle altre, si concentra esclusvamente su temi di fede, di rapporto uomo-Dio e non tanto su convenzioni sociali o di costume o in generale sul rapporto fra gli uomini (ad eccezzione del comandento fondamentale: ama il prossimo tuo come te stesso).
La missione degli Apostoli di allora e della Chiesa (intesa come comunità di fedeli) di ieri e di oggi era, ed è, la diffusione e il preservamento della fede, che viene prima degli usi, costumi o leggi di sorta: già gli antichi erano abituati e sapevano, come noi oggi, che tutte queste cose cambiano sia con il tempo che di regno in regno, o di città in città.

Gesù stesso ha vissuto in un epoca in cui veniva praticata la poligamia e non ha mai detto una parola contro di essa: bisogna quindi dedurre che la monogamia sia una invenzione successiva della Chiesa? Non è questo il punto.

Affermare che quelle siano le cause del maschilismo nella storia significa non conoscerla ed avere un approccio ideologico e pregiudiziale verso il cristianesimo e la Chiesa (intesa sempre come comunità di fedeli e non come un insieme di preti come spesso alla gente piace intenderla). Gli ideòlogi femministi dovrebbero piuttoso preoccuparsi di vedere i veri problemi laddove essi risiedono veramente, piuttosto che praticare una sorta di caccia alle streghe, additando il maschilismo anche laddove l'argomento è fuori contesto. Questo atteggiamento non solo non porta merito perchè non è virtuoso, ma va contro gli interessi della donna e della sua giusta affermazione nella società moderna.

Che poi il mondo clericale nei secoli e ancora oggi abbia delle manifestate tendenze a certe forme di maschilismo è un dato di fatto, ed è un'altra questione che comunque è dibattuta, come è giusto che sia, visto che il problema del rapporto uomo-donna viene in realtà dibatutto in ogni contesto sociale moderno.

Chi critica la Chiesa in questo senso lo fa come se fosse un problema solo del mondo clericale, mentre invece il problema del rapporto uomo-donna riguarda più in generale la società a tutti i livelli: mondo del lavoro, politica, famiglia etc..etc.. Visto che la Chiesa è una delle tante realtà della società (che per giunta esiste da 20 secoli!) e visto che l'affermazione dei diritti della donna è un fenomeno storicamente recentissimo, perchè mai questo problema non dovrebbe affliggere anche la Chiesa?

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24 agosto 2006

Povertà, virtù e libertà

S.Francesco
Stamane stavo riflettendo sul tema della povertà e della libertà.

Caso 1: Un uomo molto ricco vive al di sotto di ciò che potrebbe. Si accontenta di molto meno di ciò che potrebbe avere. Si preoccupa di impiegare il proprio denaro in modo virtuoso, ma sa rinunciare a tutto e per nessuna delle cose che ha, la ritiene davvero indispensabile e quando ne rinuncia, non per questo ne soffre. Non si cura di fare elemosine agli altri, ma se qualcuno gli chiede non si tira indietro.

Caso 2: Un'altro uomo non è ricco, diciamo anzi che ha spesso problemi economici e vive al limite delle proprie disponibilità economiche. E' sempre smanioso di avere nuove cose: nonostante non potrebbe permetterselo fa debiti per comprare il telefonino mobile di ultima generazioni e vacanze ai caraibi: non potrebbe rinunciare a tutte queste cose ed è quindi disposto a fare sacrifici per averle. Spesso fa lavori extra con grande sforzo e orgoglio pur di poter comprare queste altre cose. A volte fa anche qualche elemosina allo zingarello in strada.

Ora io mi chiedo: chi è più povero dei due ? Chi più vituoso ?

Secondo me il primo dei due non solo è più virtuoso, ma anche più povero.

Il povero, infatti è quello che sa rinunciare a quello che ha e conservare comunque la felicità; non è colui che si duole per ciò che non ha o che si affanna pur di possedere.

Povertà è sinonimo di virtù: in tal senso non può essere misurata con la somma dei propri averi. Anche se è molto improbabile che un ricco in averi si comporti in questo modo virtuoso (perchè forse non sarebbe ricco-in-averi), tuttavia la povertà in questo senso è piuttosto uno stato interiore che non dipende dalle ricchezze-in-averi.

Da tutto ciò ne consegue che il povero-virtuoso è anche più libero perchè le sue scelte non dipendono dai desideri ma solo da suo cuore, e questo indipendentemente dalle ricchezze-in-averi che possiede. E' chiaro che chi sceglie la povertà-in-averi assuluta e radicale (come fece S.Francesco) non lo fa come fine, ma come mezzo che implica necessariamente anche una povertà-virtù giacchè è scaturita da una libera scelta che implica a sua volta una non dipendenza dall'avere: questo è il più grande esempio di povertà-virtù, ma non bisogna pensare che necessariamente chi è povero-in-averi allo stesso modo sia ugualmente povero-e-virtuoso. I due casi sopra lo mostrano.

Conclusione: povertà-virtù è una forma di libertà e, a priori, non dipende dal grado di povertà-in-averi che a sua volta può essere segno di virtù o dissolutezza allo stesso modo di come la ricchezza-in-averi può essere segno di virtù o dissolutezza.

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23 agosto 2006

Operaia

Operaria

Tu figli non hai
eppur decisa lavori
e per cosa lo fai?

Niente incensi, niente ori
incessante, paziente
di fior in fiore trasbordi
nessun dubbio in mente

Color che accudisci
tue figlie non sono
eppur recepisci
il dover del tuo dono

Arriva l'uomo e non mordi
che il tuo miele ti prende
e testarda sormonti
il gran sforzo riprende

Qual gran dono tu fai
per te stessa giammai
e per cosa lo fai ?

La Regina Madre tua
che vita di ha dato
per Lei tu donato
il tuo agàpe perpetua

Fin alla morte disposta
all'estrem sacrificio preposta
se per Lei necessario
a render sudario


FS

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17 agosto 2006

MEGAID 2006

Eros,Philia,Agape
Il MEGAID è terminato. E con lui se ne vanno anche le vacanze... E' un evento annuale: quest'anno ad Altipiani di Arcinazzo (FR) presso Casalbiancaneve, casa Salesiana. Ma cosa è questo MEGAID? Il MEGAID è come il Nirvana per i buddhisti: non si può definire che cosa sia; al massimo si può definire che cosa non sia.

Il MEGAID:
  • non è una vacanza
  • non è un ritiro spirituale
  • non è una conversazione intellettuale fra comuni mortali
  • non è un momento di riflessione, di distacco dalla quotidiana amenità
  • non è un laboratorio culturale, teatrale, di danza, di musica, di poesia
  • non è un luogo dove l'umanità universale trova nell' amicizia e nella condivisione delle emozioni una intensa forma d'essere e di sviluppo interiore
  • non è un luogo di divertimento
  • non è un evento di turismo culturale
Il MEGAID è, semplicemente, tutte queste cose insieme. Troppo difficile da spiegare per chi non vi abbia mai partecipato. L'unica cosa che tutti i testimoni vi diranno è che è bello.

Quest'anno si è parlato delle declinazini dell'amore: Eros, Philia, Agape; argomento troppo vasto e intenso per poter scrivere qui un degno resoconto, ma l'ho anticipato in un mio precedente post.

Grazie a tutti gli amici del MEGAID e le emozioni che, insieme, abbiamo condiviso.

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02 agosto 2006

Santità, Beirut vi aspetta

Benedetto XVI
Se fossi il Papa andrei a Beirut.

Adesso.

Sotto bombardamenti.

Stare vicino a chi soffre ingiustamente e pregare con loro e invocare la pace. Subito e senza condizioni.

Un leader come lui questo dovrebbe fare: esporsi in prima persona. Non dice solo "fate". Ma dare anche il buon esempio.

Voglio vedere se non lo faranno atterrare il suo aereo! Voglio vedere se con lui a Beirut e con gli occhi puntati da tutto il mondo, con lo stupore di tutti, continueranno a bombardare!

Ecco.... oggi bisogna stupire per ottenere risultati. Fare cose inattese per polarizzare la direzione degli eventi in un'altra direzione; essere l'imprevisto per chi ha pianificato a tavolino questa perversa escalation. Ma solo le persone con una grande statura morale possono farlo. E di questi tempi, haimè non ce ne sono molte di persone autorevoli...

Santità, perchè non va a Beirut ?

(scusatemi, se sono troppo audace a dire a un Papa cosa dovrebbe fare...)

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23 luglio 2006

Preghiera per il Libano

Oggi avrei dovuto pubblicare una poesia, che avevo preparato da un paio di giorni e che aspettava solo di ultimi ritocchi. E' pronta. Ma ho deciso di non pubblicarla.

E' una giornata di preghiera e solidarietà per il Libano.
Vivete in pace fra voi stessi. Vi esortiamo, fratelli, correggete gli indisciplinati, incoraggiate i pusillanimi, sostenete i deboli, usate pazienza con tutti. Guardate che nessuno renda male per male, piuttosto studiate sempre di fare il bene gli uni agli altri e a tutti. [1Ts 5,13-15]

Non siate saggi presso voi stessi, non restituite male per male [...] non vi vendicate [...] ma cedete il posto all' ira divina: sta scritto infatti: "A me la vendetta. io darò ciò che spetta [...] se il tuo nemico ha fame, dàgli del cibo; se ha sete, dàgli da bere; [...]". Non lasciarti vincere dal male ma vincete il male col bene [Rm 12,16-21]

Beati gli operatori di pace, perchè saranno chiamati figli di Dio. [Mt 5,9]
"Sono particolarmente vicino alle inermi popolazioni civili, ingiustamente colpite in un conflitto di cui sono solo vittime"[Papa Benedetto XVI, data odierna]
Oggi ho chiamato un mio caro amico che vive vicino Nazareth e lavora ad Haifa ed ha studiato e lavorato molti anni qui a Roma: "Arrivano i katiushia qui vicino ogni tanto. Speriamo bene..." dice. E aggiunge, scherzando "...beh però abbiamo vinto i campionati del mondo!", per sdrammatizzare la mia telefonata.

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