18 gennaio 2008

No Giornali!

Va di moda parlare di caste. In questi giorni il blog di beppe grillo attacca con il suo solito modo tagliente, la casta dei giornali [1] [2] [3] [4] [5] [6] [7]: finanziamenti pubblici, libertà di stampa, etc..

Tutti temi interessanti e sacrosanti per una società libera e civile quale ci piace definirci - o illuderci di esserlo.

Bisogna però analizzare meglio i problemi e capire i dati. E' facile per Grillo fare la voce grossa.

Un amico giornalista di una grande testata nazionale mi diceva che i giornali si reggono grazie a 5 entrate:
  1. prezzo in edicola
  2. contributi pubblici
  3. pubblicità "normale"
  4. pubblicità occulta: società o soggetti interessati pagano il giornale per inserire notizie di loro interesse per esempio con pubblicità gonfiate e altri intrallazzi (esempio pagamenti a società collegate all'editore)
  5. pagamento in rosso dell'editore: come mai molti sono interessati ad acquistare per cifre mostruose il controllo di queste società editoriali anche se non fanno utili o ne fanno molto pochi? Controllare l'informazione da vantaggi in altri campi e interessi indiretti a chi ha le mani in pasta in tanti ambiti economici e finanziari
Solo grazie a queste entrate un giornale grande come il Sole, Il Corriere, Repubblica possono reggersi. Anche per giornali minori o locali è la stessa cosa.

Il giornalista concluse: sai quanto dovrebbe costare in edicola un giornale per coprire i costi se si reggesse solo su prezzo di copertina e pubblicità? Dai 4 ai 5 euro a copia! Chi li comprerebbe? Inoltre se il prezzo di copertina aumenta, i lettori diminuiscono e gli incassi per la pubblicità pure, il che farebbe ulteriormente lievitare il prezzo di copertina innescando un circolo vizioso etc... Non c'è modo di tenere in piedi un giornale in modo economicamente sostenibile. Non si spiega economicamente come mai negli ultimi anni tutti questi gruppi editoriali hanno investito tantissimo con i portali su internet che sono solo ulteriori costi, a fronte di incassi pubblicitari praticamente ridicoli. I giornali non fanno impresa. Fanno opinione.

Triste realtà. Ma viviamo in un mondo complesso! Ora mi chiedo: non è che negli USA, in Germania, in Francia la carta costa meno o i giornalisti li pagano zero: come fanno? Possibile che siamo sempre noi italiani a doverci sputare addosso? O il problema non è solo italiano?

Forse la soluzione non è chiedere che vengano chiusi i finanziamenti pubblici; la soluzione è non comprare più i giornali. Io ormai da anni mi documento solo grazie a l'informazione libera. Su internet. E' più attendibile e ti fai la tua opinione. Non quella che altri hanno deciso.

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14 gennaio 2008

Aborto, Ferrara e Lenin

Abbiamo un campione contro l'aborto: Giuliano Ferrara.

Una grande carriera [1]: sessantottino contestatore a Valle Giulia, responsabile fabbriche" del PCI nel '73, craxiano negli anni '80, berlusconiano a fine anni '90, "teocon" nel nuovo secolo. Oggi la Chiesa italiana, non trova altri interlocutori "laici" e lo considera utile alla sua causa in quanto "non credente" che però difende una identità "cristiana" e, in ultimo, ha avuto l'astuta intuizione della moratoria contro l'aborto [2]. Peccato che pare essere l'unico "laico" a pensarla così. E per questo non tanto credibile. La realtà è che il pensiero laico in Italia è morto (anzi... è morto il pensiero, sempre che un tempo sia esistito) ed è fermo alla retorica di 40 anni fa.

Nel frattempo in India, dove i problemi sono altri, Lenin Raghavarshi, un ateo, comunista attivista per i diritti umani, un tipo con le vere palle, sostiene argomenti simili, ma più calzanti e credibili:

“La cosa più ridicola e assurda è suggerire che l’aborto è una soluzione alla fame, perché permette il controllo sulla popolazione. In più la concezione - così tipica delle agenzie Onu - che la sovrappopolazione è il pericolo maggiore alla salute di una nazione non ha proprio alcuna base di verità… In realtà il mondo dovrebbe guardare con urgenza ai temi socio-economici e politici per eliminare fame, povertà, miseria fra la gente [...] Alla base di tutti i diritti umani vi è il diritto a vivere. [...] La comunità internazionale deve comprendere che il problema maggiore è la non equa distribuzione delle risorse. In India abbiamo questo grave male sociale dell’aborto selettivo [dei feti femminili]. Sono contrario a questa pratica in modo assoluto. È anzi allarmante che in India e in Cina si proceda all’uccisione delle bambine: ciò dà adito a squilibri fra uomini e donne, che produrrà pericoli per il futuro delle nazioni. Dobbiamo sostenere il diritto alla vita dell’embrione fin dal seno materno”. [3]


Caro Ferrara, non potevi rimanere comunista e continuare a usare la bella testona che hai per il bene di tutti e al servizio della ragione (come invece fa Lenin - e il suo nome non suona ironico?), invece che al servizio della tua pancia, che è già abbastanza grossa?

Propongo a Bagnasco [4] di invitare il comunista indiano Lenin come "testimonial laico" contro l'aborto, piuttosto che appoggiarsi all'ipocrita nostrano Ferrara, anche a testimonianza del fatto che in Italia laici credibili e coraggiosi proprio non ce ne sono.

La ragione umana e la credibilità non hanno colore.


[1] Giuliano Ferarra @ Wikipedia.it
[2] varie notizie di stampa. per esempio: La7 e Google
[3] da notizia da Asianews, 2008-01-14
[4] card. A.Bagnasco, Presidente della CEI

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03 dicembre 2006

UE: insieme da 50 anni. Quale futuro?

Insieme 1957

L'anno prossimo l'Unione Europea compie 50 anni (dai trattati di Roma).
Oggi ci sono 25 membri e 5 paesi candidati, fra cui la Turchia, del cui processo di adesione ho parlato in un recente post. Per il Vecchio Contienete è un traguardo imporante, al di la delle pur note difficultà del processo di integrazione, specialmente in tempi recenti con il fallimento del nuovo trattato costitutivo.

Nel frattempo le regole che governano l'Europa dei 25, e a breve dei 27, sono sempre le stesse di quelle che governavano l' Europa dei 12. Nel frattempo non è chiaro su quale binario vuole viaggiare questa importante entità geopolitica: confederazione? federazione? quale direzione?

Potranno le istituzioni europee essere più snelle e semplici di adesso? Potremo avere un governo espressione di una maggioranza politica in Parlamento? Oppure, potranno gli europei, un giorno, eleggere direttamente un Presidente dell'Unione ?

E poi: che tipo di Europa vogliamo? Un Europa basata su una identità culturale precisa (e questo escluderebbe paesi come la Turchia) oppure vogliamo creare un grande mercato che garantisca la pace e includa anche paesi adiacenti, come un probabile futuro Marocco o Tunisia? Entrambi questi progetti hanno una loro logica, una loro coerenza e un loro motivo di essere.

Io penso che una via di uscita ci sia:
  1. fermare il prima possibile il processo di allargamento, come viene concepito adesso
  2. creare un' "Alleanza Economica Europa" una sorta di mercato comune Europeo che includa anche paesi vicini e cui far entrare gli aspiranti membri, senza però condividere necessariamente principi e valori con il "cuore" dell'Europa e senza che essi siano obbligati a entrare o a sottoporsi a un processo di integrazione
  3. avviare poi all'interno dell'Europa vera e propria una discussione sul suo futuro. Con piena partecipazione democratica. Questo andrebbe fatto con una specie di Questionario-Referendum a suffragio universale, paese per paese.
questo Questionario-Referendum sottoposto a tutti i cittadini europei, dovrebbe essere un insieme di domande del tipo si/no molto semplici che dovrebbero avere come obiettivo quello di sciogliere nodi dolenti sul futuro dell'Europa di cui le forze politiche possano tener conto, per orientarsi.

Ecco qualche domanda:
  • vorresti un Europa con modello parlamentare o presidenziale ?
  • vorresti un Europa confederale, federale o federal-confederale (come è adesso)?
  • vorresti un Europa che eserciti il potere di difesa e politica estera comune?
  • vorresti un Europa che sia competente della politica di ricerca e innovazione tecnologica ?
  • vorresti un Europa che eserciti potere giudiziario con opportuna legislazione europera per certi tipi di reati penali (spec. di tipo economico)
  • e altre poche domande simili.....
questo causerebbe una forte sensibilizzazione di tutti i cittadini europei su questi temi, perchè li constringerebbe a porsi delle domande e a intavolare una discussione pubblica; aumenterebbe la coscienza di tutti e i politici potrebbero risolvere i loro problemi di timidezza e indecisione del momento.

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02 dicembre 2006

Il perverso linguaggio della politica

Berlusconi - manifestazione 2 dicembre 2006

Si è appena conclusa la manifestazione a Roma organizzata alla Casa della Libertà contro la legge finanziaria e il Governo. Ho ascoltanto alcuni "pezzi" in TV: il solito linguaggio da piazza, che detesto. Non può essere altrimenti.

Ma l'edizione online de "L'Unità" è appena uscito in risalto con questo articolo il cui titolo è Fischi all'inno, saluti romani e minacce alla partenza dei cortei della Cdl - Berlusconi: ecco il partito della libertà

Immagino che il titolo di domani nell'edizione cartacea non sarà molto diverso; e ancora si legge nei commenti: "Slogan violenti e minacce fasciste nei cortei", come se nelle pacifiche manifestazioni della sinistra non ci fossero altrettanti violenti provocatori.

Non sono un elettore di questa destra, e non penso che questa finanziaria sia così male, ma questa volta penso che la buona riuscita di qusta manifestazione vada riconosciuta, rispettata e non derisa, e sul piano politico non può essere ignorata. E' sbagliato impostare la critica sul piano della propaganda, quando invece si è trattato di una riuscita manifestazione democratica: che siano ottocentomila, che siano uno o due milioni i partecipanti, una cosa è certa: la manifestazione ha dimostrato che il Cavaliere è ancora in sella e che un fronte di opposizione c'è ed è organizzato.

Ma perchè la sinistra, invece di sbraitare sui saluti fascisti non spiega perchè questa finanziaria è in realtà buona? Perchè non viene spiegato quanto sia importante riportare i conti in buon ordine (rapporto debito/PIL sotto il 3%) ?

Perchè non vengono spiegati gli sforzi, a mio avviso giusti, di questa finanziaria, di ridurre il debito pubblico, che è una saggia priorità ma troppo spesso dimenticata proprio perchè impopolare ?

Abbiamo un buon ministro delle Finanze e un governo che a mio avviso sta facendo cose lodevoli: riaffermare il principio che pagare le tasse è un dovere (vedi un mio recente post sulle tasse) e che il futuro di sviluppo deve passare necesariamente per una riduzione del debito.

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26 novembre 2006

Turchia in Europa?


EU flag Turkey flag

In questi giorni non si parla d'altro che della Turchia, del processo di adesione all'Unione e della visita del Papa nei prossimi giorni.

La Turchia chiede da anni di entrare nell'Unione Europea. E' un paese proiettato verso la modernità, con voglia di cambiare e tante speranze per il futuro. Fra i paesi mussulmani è certamente quello che più di tutti è "vicino" alla storia e alla cultura europea. Ma essere vicino, non vuol dire essere europeo: è un paese di confine, da tutti i punti di vista. Il fatto che sia un paese mussulmano non è il vero problema: è un paese che ha fatto della laicità quasi una religione di stato (cosa oltremondo anomala).

L' Unione Europea, con il suo grande mercato, competitività, e soprattutto pace, è un progetto interessante, un esperimento riuscito unico al mondo, con un forte carico ideale, nonostante le tante difficoltà. E noi europei siano al contempo felici e coscienti di questo. Il desiderio di altri paesi di voler entrare ci onora.

Entrare in Europa, però, non vuol dire solo entrare in un club economico. Vuol dire condividere valori comuni. E su questi non ci sono sconti.

La UE pone a questo paese molte giustissime condizioni per poter entrare. Eccone alcune:
  • pieno riconoscimento di Cipro
  • limitazione del potere dei militari sul potere politico
  • abolizione della pena di morte
  • maggiore tutela per i detenuti e riforma delle procedure penali (nelle carceri turche si pratica ancora la tortura)
  • pieno riconoscimento delle libertà religiose, ancora parziali e imperfette
  • riconoscimento, rispetto e tutela delle minoranze, ad esempio quella curda
  • riconoscimento della "questione Armena"
  • maggiore libertà di espressione e di stampa: ad esempio abolizione del reato "attentato alla turchità", una forma fortemente rafforzata di "vilipendio alla nazione" che di fatto lascia ampio spazio interpretativo per la repressione delle idee e limitazione della libertà di stampa
su tutte queste cose, sia il governo che la società turca non sembrano molto entusiaste. Sembrano o non accettarle o accettarle a forza, giusto per "accontentare" l'Europa e poter entrare. Non sono pronti nel profondo della propria coscienza ad accogliere queste condizioni, con entusiasmo e speranza, ma come un "boccone amaro" da mandar giù. Questo perchè evidentemente non condividono questi punti.

Inoltre i turchi hanno un fortissimo orgoglio e senso nazionale: ma qualcuno dovrebbe spiegare loro che uno dei valori fondamentali dell'Europa è proprio il superamento dei valori nazionali a favore di valori sovranazionali e che necessariamente alcuni dei primi dovrebbero essere rivisti.

Noi europei non dobbiamo imporre alla società turca questi cambiamenti se essi non sono "sentiti" dal basso. Diversamente si rischierebbe un fallimento dei valori europei e anche di quelli turchi. Saremmo tutti insoddisfatti. Il popolo turco deve essere ben informato e cosciente che entrare in Europa vuol dire cambiare alcune cose della loro società.

Da parte sua l' Euorpa non può continuare a prendere in giro la Turchia: se essa non è in condizioni di entrare, bisogna dirlo chiaramente. Nel frattempo la società turca deve interrogarsi su cosa vuol fare. Mi perplime molto che in tuchia non si parli di sottoporre queste "riforme" complessive a un referendum popolare: comunque vada il risultato, sarebbe una vittoria di tutti. E invece sembra che in quel paese il governo voglia seguire delle logiche sue. L' Europa dovrebbe invece pretendere un tale referendum.

Non si possono considerare solo motivi di ordine militare-difensivo ed economico (gli unici veri motivi che spingono fortemente la Turchia in Europa) e per questo sacrificare in nome di essi i principi fondamentali dell'Europa.

Finiamola con questa farsa dell'entrata della Turchia in Europa: i tempi non sono maturi: sembrano essersene accorti tutti, tranne le diplomazie che formalmente continuano a rincorrersi, giusto perchè nessuno vuole accollarsi la "colpa" di aver fatto fallire il processo, scaricando la controparte.

Ma cosa fare per uscire dallo stallo ? Una Tuchia definitivamente fuori non sarebbe d'interesse per nessuno. Penso di avere un proposta risolutiva in tal senso... ma ne parlerò in un altro post, perchè riguarda più l'Europa in se, che la "questione turca".

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12 novembre 2006

Soldati moderni

Si fa un gran parlare in questi giorni della commemorazione della strage di Nassyria e relativi onori tributati ai caduti di quella tragedia. Sorvoliamo sul ricordo della prima e concentriamoci sul secondo aspetto: Alte Cariche dello Stato elogiano in pompa magna le gesta eroiche di quei soldati. Prodi: "I caduti di Nassiriya non vanno dimenticati". L'opposizione contesta la scelta del governo di non dedicare all'anniversario un unica grande celebrazione. Un dibattito che riempie pagine di giornali, accende animi e punti di vista differenti. Discussioni politiche. Onori militari.
Nassyria Nassyria
Ma perchè dovremmo commemorarli ?

I militari usano da sempre commemorare con fasti e onori, i caduti. Alcuni pensano che questo sia un dovere, altri che sia sbagliato. Al di la degli schieramenti politici e ideologie varie.... perchè dovremmo commemorarli nelle condizioni di oggi?

Secondo me andrebbero commemorati i caduti che hanno dato la vita gratuitamente donandola per un ideale (anche se sbagliato!).

Ma oggi i soldati sono professionisti. Volontari e pagati. Un lavoro come un altro. Oggi non c'è leva obbligatoria. Lo stipedio, basso o alto che sia, è un modo come un altro per vivere (spesso l'unico: non è un caso che molti militari vengono da zone disagiate ad altissima densità di disoccupazione). E' chiaro che per fare un lavoro del genere bisogna anche avere passione e determinazione, ma quale lavoro non richiede passione?

Perchè commemorare con glorie e onori i soldati caduti scomondando le Alte Cariche, dibattiti a non finire, fiumi di inchiostro sui giornali e non i caduti sul lavoro nell' agricoltura, nell' industria, nell' edilizia? Che differenza c'è? Davvero sono morti per un ideale? Certamente un ideale lo avevano, ma era solo questo che muoveva la loro volontà? Decisamente ipocrita rispondere "si!".

Nonostante tutto questo non attribuirei a questi soldati moderni il termine "mercenario": esso esprime un connotato troppo dispregiativo che questi soldati decisamente non meritano: il mercenario somiglia di più ai soldati cartaginesi oppure alla legione straniera francese, in operazioni spesso molto controverse, che non a eserciti regolari inquadrati all'interno di un paese democratico e con precise regole di ingaggio.

Non penso però che sia giusto considerarli grandi eroi o chissà cosa: essi sono caduti sul lavoro. Come quelli dell'agricoltura, dell'industria e dell'edilizia, (e che dire di quelli delle forze dell'ordine!?), che sono tanti e non fanno notizia, e nessuno ricorda. Un figlio che ha perso il proprio padre caduto da una impalcatura, magari come operaio "in nero", cosa deve pensare quando vede le pompe magne e i discorsi retoricamente eloquenti dei politici in TV? Per lui nessuna medaglia. Nessuna indennità speciale.

Forse questo ragionamento può sembrare a qualcuno decisamente ideologico (diciamo pure "comunista"); a me invece suona semplicemente di buon senso.

Corriere.it
Repubblica.it
Gazzetta del Mezzogiorno
Reuters
Ansa

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31 ottobre 2006

Etimologia berlusconiana

Forza Mafia
Una cosa curiosa e simpatica; strano che nessuno ne ha mai parlato fino ad ora. Mi limito a descriverla senza commentala, si commenta da se.

Dimmi come ti chiami e ti dirò chi sei ! E' proprio vero.

Cito dal dizionario etimologico online l'etimologia della parola "berlùsco":


dal lat. BIS LUSCUS o BI LUSCUS che vale "due volte losco" (v. Bis e Losco) - voce antiquata che vale Guercio


Dunque "berluscone" ne amplifica il senso e vuol dire un grande e due volte volte losco.

Infine "Berlusconi", che è anche al plurale, vuole dire molti grandi due volte loschi, una figura multipla, e doppiamente losca.

Quando si dice un nome, un programma!

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29 ottobre 2006

"PACS" contro la Costituzione

Sigillo Repubblica Italiana
La nostra Costituzione riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio (art. 30)

Oggi si fa un gran parlare dei "PACS" e di altre "forme deboli" di matrimonio. Promossi da politici in cerca di voti che pensano che "la legge debba adeguarsi alla società", poichè, si dice, molte sono ormai le coppie di fatto. Costoro dimenticano i fondamenti della nostra società.

Le leggi di uno Stato non sono solo strumenti, sono anche il riflesso di un modo di intendere la società, una filosofia di vita. Sono quel discrimine fra il giusto e il non giusto, fra il consentito e il non consentito. Sono il discrimine morale di un popolo o di una nazione, a maggior ragione quando sono emanate per via democratica.

Qualcuno ricorda cosa dice la nostra Costituzione ? La questione PACS SI / PACS NO non è una questione che riguarda la religione: è di matrimonio civile di cui stiamo parlando, che non ha nulla a che vedere con la religione.

La Costituzione è il nostro patto sociale: i PACS sono anticostituzionali perchè la Costituzione asserisce la centralità della famiglia come società naruale. Se vogliamo introdurli bisogna prima riformulare la Costituzione e ridefinire il senso della famiglia e del matrimonio, e passare quindi per una seria discussione di redifinizione del nostro patto sociale e di che tipo di società vogliamo. Una cosa forse troppo ardua e seria che nessuno vuole fare. Non si può semplicemente proporre una leggina da quattro soldi che impatterebbe così tanto nella società, con la scusa di "accontentare" la gente o raccimolare voti.

I PACS non sono virtuosi, ma portatori di una filosofia di fondo perversa.
Sono molto peggio di "matrimoni deboli": con essi si vogliono i vantaggi del matromonio, ma senza impegno serio; si vuole avere, ma senza dare. Le persone vogliono avere i vantaggi e i diritti che darebbe un matrimonio, senza precisi doveri, senza pagarne il prezzo, senza impegnarsi davvero in un progetto serio e vincolante per il futuro.
Questo è il messaggio di fondo dei PACS. Si tratta di soluzioni fasulle e illusorie.
Si vuole proporre una filosofia sociale del non impegno, della superficialità, del fare le cose in modo leggero, del poter ottenere, senza necessariamente sacrificarsi nella vita. Davvero un pessimo esempio, un modello di vita facilone e poco virtuoso.

Non vorrei consegnare ai miei figli una società di questo tipo.

(per chi vuole approfondire, ecco qui tutti gli articoli della Costituzione sulla "famiglia")


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20 ottobre 2006

Evasione: la bufala della deduzione delle spese

Agenzia delle Entrate
In questi giorni si fa un gran parlare della legge finanziaria.

E della lotta all'evasione. Un problema serio: in Italia questo fenomeno tocca punte altissime: 200 miliardi evasi ogni anno e il 50% di punta di tasso di evasione, come riporta il Blog odierno del Sen. Antonio Di Pietro, che mi ha ispirato questo post. Questo vuol dire che con la pressione fiscale attuale, se tutti dicharassero e pagassero il giusto lo Stato potrebbe abbassare le tasse, ridurre il debito o aumentare gli investimenti.

Diciamo la verità: le tasse le evandono soprattutto le imprese, artigiani, piccoli commercianti, professionisti. Non perchè siano cattivi, ma perchè sono gli unici a poterlo fare. I dipendenti infatti, non possono sfuggire perchè le tasse vengono detratte dalla busta paga mese per mese (cosa farebbero questi se anche a loro fosse dato la possibilità di pagare le tasse "a posteriori", dopo normale dichiarazione dei redditi?). Le grandi imprese difficialmente evadono: primo perchè è loro difficile e non sarebbe conveniente, secondo perchè hanno bisogno di una burocrazia interna, terzo perchè hanno altri modi per risparmiare (aiuti di stato occulti e mille altri escamotage).

Ma qualcuno pensa di avere l'uovo di colombo, o il coniglio dal cappello, o il Deus ex machina! Molti politici, giornalisti, intellettuali ne parlano: facciamo dedurre a tutti, dicono, tutte le spese dalle tasse, così finalmente tutti avranno interesse a farsi fare la ricevuta o la fattura dall'avvocato, dall'idraulico, dal dentista, dal gioielliere, dal salumiere.... e così anche loro dovranno dichiarare il vero! A prima vista la soluzione di tutto!

Si tratta però di una proposta impossibile e soprattutto ingiusta! Vediamo perchè.

Prima però interrochiamoci sulla natura delle tasse. In particolare in che ragione dovrebbero essere giuste le "deduzioni" o "detrazioni" che dir si voglia ? Attualmente si possono dedurre o detrarre poche cose: ad esempio i ticket sanitari, alcune spese mediche, spese per risparmio energetico.
Senza scendere in questi dettagli, possiamo dire che logica della detrazione o della deduzione è:

lo stato consente di dedurre o detrarre in tutto o in parte certe spese o per compiere un atto di giustizia e non far pagare troppo le persone che, loro malgrado, hanno dovuto affrontare certe spese (mediche ad esempio) oppure per agevolare certi settori (ad esempio incentivando settori come protezione ambientale, nuove tecnologie, ....)

Le deduzioni o detrazioni quindi hanno una logica sociale ed economica, hanno una finalità che può essere o di giustizia sociale o di incentivo strategico.

Vediamo cosa accadrebbe se fosse applicato il "metodo della deduzione totale". Se posso dedurre l'avvocato, il dentista, il salumiere, l'orèfice, l'idraulico verrebbero ingiustamente avvantaggiate quelle pesone che hanno speso i soldi che avevano.
  • Se io ho voluto comprarmi un gioiello da 10.000 euro, perchè lo stato dovrebbe premiarmi facendomi pagare meno tasse ?
  • Se io ho pagato 10 avvocati perchè ho voluto far causa a tutto il condominio, perchè lo stato dovrebbe avvantaggiarmi ?
  • Se ho voluto cambiare tutti i rubinetti di casa perchè quelli vecchi non mi piacevano e ho speso 1000 euro (perchè ho una villa con 20 bagni), perchè lo stato dovrebbe farmi risparmiare sulle tasse, visto che già verosimilmente guadagno abbastanza ?

Insomma le tasse si debbono pagare sul reddito, non sulla differenza fra quello che guadagno e quello che spendo! Altrimenti non sono più tasse giuste. Chi viene tassato secondo questa logica pura sono le imprese, che però a loro volta distribuiscono i redditi alla gente sottoforma di stipendi che a loro volta vengono tassati. Ma se tassiamo anche la gente come tassiamo le imprese, chi finirà col pagare le tasse ?

La cosa paradossale è che così le tasse le pagherebbero solo e soprattutto quelli che risparmiano o che consumano poco. Cadrà complemtamente la progressvità delle tasse perchè non pagherà di più chi guadagna di più, ma chi spende meno: infatti per incentivare davvero questo meccanismo e farlo funzionare, il risparmio dovrebbere essere rilevante e non simbolico.

Si violerebbe il principio sacrosanto di proporzionalità e progressività delle tasse (chi più guadagna, più paga) che è sancito dalla Costituzione.

Inoltre si innescherebbe una macchiana burocratia immensa: tutti andrebbero alla caccia delle fattuere e delle ricevute e per fare una denuncia dei redditi sarebbe necessario un vero Revisore dei Conti, con centinaia di fatture da contabilizzare a fine anno per ogni famiglia. Semplicemente assurdo.

Inoltre quali tipi di fattura andrebbero in detrazione e quali no ? Perchè il gioiellere (che evade!) andrebbe in detrazione mentre il biglietto del treno no? (il biglietto del treno è una fattura che viene sempre emessa: le ferrovie non evadono!). Chi si compra i gioielli deve pagare meno tasse di chi si sposta per andare a lavoro ? I supermercati emettono sempre lo scontrino, quindi non evadono le tasse omettendo la fattura: non facciamo dunque dedurre alle famiglie il prezzo del cibo e facciamo invece dedurre quello di una cena in un ristorante di lusso, solo perchè il ristoratore è un potenziale evasore ?

Neanche l'idea di far dedurre o detrarre parzialmente l'importo anzichè interamente funzionerebbe, in quanto il corrispettivo dovuto allo stato sarà sempre maggiore a quello che il compratore potrebbe risparmiare: ecco allora che il venditore potrebbe agevolare il compratore facendogli pagare di meno il bene o servizio se rinuncia alla fattura, con conseguente vantaggio economico per entrambi. Questa tecnina viene già praticata per evadere l' I.V.A: quando un imprenditore presenta una fattura di 5000 euro a una famiglia per ristrutturazione, questa è ben felice di risparmiare 1000 euro di IVA se si evita di fare la fattura, e l'imprenditore è felice di non far risultare i suoi 5000 euro di entrata.

Voler combattere l'evasione incentivando la "convenienza" semplicemente non funziona, per legge metematica.

L'evasione fiscale è un fenomeno soprattutto culturale. Mi dispiace ammetterlo ma per combatterlo ci sono solo pochi modi:

  • reprimere e punire chi non paga. Anche con il carcere, perchè no: agli evasori cronici, quelli profondamente fraudolenti, che non evadono per rimanere a galla ma per speculare, non farebbero male alcuni giorni di carcere; anche solo un mese o addirittura qualche giorno potrebbe essere una bella esperienza per certi soggetti.
  • premiare chi sceglie la "massima trasparenza", ma solo in modo molto mirato e limitato, ad esempio facilitando accesso a finanziamenti statali, commesse dello stato a chi sceglie volontariamente di aprire ai controlli fiscali tutti i propri conto correnti e movimenti, rinunciando al diritto al segreto bancario.
  • educare: soprattuto nelle scuole e con gli organi di informazione. Le tasse si pagano perchè è giusto pagarle. Chi non paga non deve passare per il furbetto da imitare, ma un soggetto da recriminalizzare e boicottare (come avviene negli USA). Trattato come un ladro che ruba a ogni persona che cammina sulla strada. Punto.
Il problema è che con la mentalità latina che in Italia ci ritroviamo, soprattuto l'ultima di queste cose è difficile. Ma bisogna tentare.

Cari politici demagogici, non raccontate favolette. Ma cose concrete. Fattibili. Anche se dolorose.

Onorevole di Pietro, ho una grande stima per lei, ma stavolta la sua proposta è demagogica come le altre.

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23 settembre 2006

Novità dalla politica vs Information divide

Antonio Di Pietro
L'Italia dei Valori ha organizzato un incontro a Vasto.

Antonio Di Pietro l'ha descritta in questo modo sul suo blog.

E' bello vedere che alcuni politici sono sensibili a questi temi, e praticano innovazione di metodo.

Le parole chiavi mi sembrano essere:
  • democrazia diretta (francamente questo concetto non mi seduce molto)
  • trasparenza
  • volontà di confrontarsi con i cittadini
  • libertà d'informazione
  • centralità della rete
Importante poi l'osservazione di Di Pietro sulla divergenza ormai cronica fra la rete e gli organi ufficiali d'informazione: cosa da un lato positiva perchè compensa quella staticità, faziosità e non oggettività degli organi di stampa più blasonati, giunti ormai a livelli parossistici.

Purtroppo il risvolto della medaglia è che siamo anche in presenza di un fenomeno non proprio positivo: il digital divide comporta anche un information divide, che riguarda in gran parte anche un problema di confronto generazionale.

Come porvi rimedio ?


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07 settembre 2006

Praticantisti, Permissivisti, Negazionisti

statua liberta spaventata
Un mio caro amico, che ringrazio, commentando il mio post
ideologia liberalista e nichilismo del 27 scorso, mi ha scritto:
sembra quasi la nascita del partito nazista cattolico

La battuta, nonostante fosse colloquiale e coscientemente esagerata, mi ha molto colpito. A parte l'uso del nazista che fa sempre uno strano effetto, quello poi del termine cattolico è completamente fuori luogo perchè il fatto che io sia cattolico (o che abbia certe idee in generale) non ha nulla a che vedere con l'argomento di fondo di quel testo.

Voglio quindi tornare a spiegare la questione, con altre parole. Anzi, con esempi: exampli gratia, dicevano i latini.

Prendiamo l'esempio dell'aborto. Le persone si dividono in 3 tipi:
  1. Praticantisti: quelli che, se gli capitasse, lo praticherebbero senza problemi
  2. Permissivisti: quelli che, pur non volendolo praticare, ritengono accettabile che lo facciano gli altri e che quindi la legge lo conceda
  3. Negazionisti: quelli che, non volendolo praticare e ritenendolo profondamente inacettabile, ritengono giusto che anche gli altri facciano altrettanto e che quindi la legge non lo concedi
Lo stesso identico schema si può applicare a molte altre questioni diciamo scottanti: liberalizzazione droghe leggere, eutanasia, divorzio, e financo libertà di pratica per i pedofili [1]; ma si può applicare anche a temi meno discussi come ad esempio l'alcool o il fumo di sigaretta. Discutere nel merito tutte queste singole questioni esula dallo scopo sia di questo post, sia di quello precedente; vogliamo soffermarci invece sullo schema di ragionamento seguito da così detti liberalisti in merito a questi argomenti.

Un liberalista afferma che i comportamenti praticantisti (1) e permissivisti (2) sono accettabili, mentre i negazionisti (3) non lo sono in quanto manifestatamente illiberali.

Io invece affermo che tutti e tre sono accettabili e legittimi.

Chi è quindi più "liberalista"?

Sono pronto ad assumere personalmente di volta in volta uno di questi tre atteggiamenti a seconda dei singoli casi specifici. Per nessuno di essi ho un atteggiamento pregiudiziale e la scelta per uno di essi dipende esclusivamente dalla mia coscienza e dalla mia libertà.

Ritengo profondamente ingiusto, come fanno i così detti liberalisti, attribuire un carattere negativo, per giunta in modo sprezzante, deligittimatorio se non addirittura offensivo a chi opta per essere negazionista (3) in questo o quel contesto, bollando questi atteggiamenti come "moralisti", quando invece una "morale" pubblica esiste sempre e comunque, sotto una linea o sotto un'altra. Questa morale si chiama legge, ossia quel sistema di discrimine fra cio che è giusto (concesso) e ciò che non è giusto (non concesso). La legge afferma dei diritti, e questi in quanto tali possono essere liberamente esercitati o meno dai cittadini; è di questo che stiamo parlando.

I liberalisti, inoltre, in modo incoerente non si rendono conto di adottare essi stessi implicitamente il caso negazionista (3) tutte le volte che qualcosa di molto grave viene vietato dalla legge, e per i quali nessuno si azzarda a prendere le difese "liberaliste", come per esempio la questione della libere pratiche pedofile [1] oppure nel caso del "vigile del fuoco e del suicida", di cui ho parlato nei commenti di quel post (forse perchè questi temi sarebbero impopolari? tornerò in futuro su questo argomento spiegandolo meglio).

Il partito nazista ci sarebbe se venisse sempre, o troppo spessso, applicata la regola (3). Una società libera applica invece, alla fine, una regola che è una complessa formulazione di compromesso tenendo presente che la società si divide, su ogni questione e in proporzioni sempre diverse, in persone che scelgono di seguire la linea (1), (2) o (3) e che tutte queste sono degne di rispetto, legittime e nessuna di esse limita in quanto tale la libertà di alcuno in modo ingiusto.

[1] si veda: partito dei pedofili

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06 settembre 2006

La crisi della politica

Arcivescovo di Canterbury
Leggo sul Corriete.it a questo indirizzo che oggi:

L'Arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, ha raggiunto uno storico accordo con Israele a conclusione di un incontro tenuto con i due capi rabbini di Israele al Lambeth Palace di Londra [...] designando l'Arcivescovo come intermediario tra Israele e i leader estremisti del mondo musulmano, [...] "Vogliamo costruire un ponte tra Cristianità e Giudaismo che possa includere anche l'Islam" ha detto il rabbino capo Metzger, aggiungendo che il fine ultimo degli accordi e' di aiutare ad instaurare la pace in Medio Oriente.

Tempo fa, ricordo, mentre infuriana in Terra Santa l'intifada, alcuni buoni volenterosi per la pace fecero i così detti Accordi di Ginevra, pur non ufficiali, ma coraggiosi, a dispetto di tutto quello che stava accadendo; erano degli outsider: politici non governativi, intellettuali.

Ma non è forse questo un limite della politica? Fatti come questo mettono in luce che ci sono tante persone che vogliono, al di la della bandiere, davvero lavorare per la pace. E questo è un bene. Mi chiedo però se questa tendenza non sia segno di una patologica crisi della politica, che non riuscendo a procedere nella direzione auspicata dalla gente, viene in un certo senso "messa da parte". Oppure preferisce essa stessa farsi da parte "mandando in avanscoperta" altri soggetti più credibili sul piano morale per fare da breccia? In ogni caso questo è la perdita della politica. Perchè vuol dire che essa manca di coraggio.

Vuol dire questo che non dobbiamo più credere al ruolo positivo della politica e dobbiamo smetterla di aspettarci da lei passi importanti e coraggiosi? Qualcuno potrebbe obiettare che infondo la politica ha sempre usato questi strumenti per andare avanti.

Mi chiedo se davvero fa parte della normalità oppure se in questi tempi stiamo assistendo davvero a una crisi strutturale della politica, come portatrice di idee.

Francamente penso di si.

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27 agosto 2006

ideologia liberalista e nichilismo

il liberalismo è definito storicamente come "favorevole al riconoscimento delle libertà individuali e politiche" (it.wikipedia). La libertà è un tema caro a tutti, che fa sempre discutere e che giustamente difendiamo tutti come una grande conquista della nostra civiltà. L'uomo occidentale è coscente, in un modo o nell'altro, sotto una idea o sotto un'altra, di essersi guadagnato nella storia questo tesoro da tutelare.

Domanda meno scontata è "fino a che punto questo principio può essere spinto?"

Il diritto di voto agli uomini prima e alle donne poi, la democrazia, lo stato di diritto, libertà di pensiero, stampa, professione religiosa etc... e tante altre cose vengono giustamente inquadrate come "conquiste liberaliste". Cose su cui tutti siamo daccordo.

Anche temi più controversi come aborto, eutanasia, matrimoni omosessuali vengono reclamati come "battaglie liberaliste", ma non trovano il consenso di tutti. Molte persone hanno opinioni contrastanti su ogni singolo tema di questo tipo. Non esiste un movimento ben definito che porti avanti in modo coerente tutte queste posizioni. Tuttavia non manca l'applicazione ideologica del liberalismo come se fosse un dogma assoluto da applicare sempre e comunque.

Ecco come ragionano questi ideòlogi: "Se una cosa è nelle aspirazioni di alcuni individui e non tocca il prossimo o gli interessi della società, allora deve essere lecita e quindi permessa dalla legge. Se la legge non lo permette allora la legge è illiberale e va cambiata". Viene sostazialmente negato ogni intento "morale" della legge, che deve invece tutelare l'interesse e di desideri dell'individuo al di sopra dell'interesse di una qualsiasi "morale comune". Non è importante cosa dica questa morale, qualunque essa sia è non applicabile in quanto illiberale.

Queste argomentazioni sembrano apparentemente molto rispettose del prossimo. Tuttavia portano a risultati non poco sconcertanti. Esempi:
  • Aborto: invece di affermare "io penso che l'aborto sia giusto perchè non riconosco all'embrione il diritto indiscutibile di vivere al di sopra del diritto della madre di interrompere la gravidanza" oppure "penso che l'embrione non sia un persona umana" i liberalisti radicali finiscono invece con il dire: "se alla madre viene accordata libertà di coscienza, nessuno viene penalizzato: chi non vuol abortire non lo fa e chi vuole se ne assume la responsabilità morale; in questo modo nessuno è costretto a sottostare a regole morali che non condivide mentre può seguire liberamente la sua".
  • Eutanasia: stesso schema. Non si dice "penso che la vita umana possa essere interrotta liberamente", piuttosto si sostiene "se ci fosse l'eutanasia viene riconosciuto un grado di libertà in più alla coscienza delle persone e questo consente sia a chi è contrario sia chi è favorebole di praticare le proprie idee"
(ci sarebbero altri esempi tutti simili, ma evitiamo per motivi di sintesi)

La pretesa di questi ragionamenti è che anche le persone che sono contrarie a una certa cosa (per loro stessi) dovrebbero in realtà essere favorevoli che la legge lo permettesse in ragione dell'amore per gli altri e del rispetto delle idee altrui.

Tutti questi atteggiamenti sono dei tentativi di evitare di entrare nel merito della discussione dei singoli problemi opponendo l'ideologia dogmatica del liberalismo che impone di ragionare in termini di scelte individuali anzichè collettive. I loro ideòlogi dicono di non essere contrari a una morale, ma sono contrari a una morale collettiva. In pratica deve esistere solo una morale individuale. Ma questa è in realtà una non-morale: perchè ridotta a pura idea personale.

Ecco il nichilismo all'orizzonte: infatti si nega a che i singoli portino avanti una qualunque delle proprie idee: se si ritiene una cosa sbagliata, dovrei quindi rinunciare al diritto di volerlo regolamentare nella legge, in nome del dogma del "rispetto degli altri"; questo avverrebbe senza discutere sul merito, senza un dibattito costruttivo che poi pervenga a una qualche sintesi collettiva e democratica che porti infine a una qualunque soluzione, anche di compromesso, "mediamente condivisa".

Viene disincentivata o negata qualsiasi dialettica nella società: in pratica si anestetizza la mente delle masse evitando un qualcunque dibattito costruttivo di dialettica e confronto. La gente non deve pensare e battersi per le quelle idee. Dovrebbe invece pubblicamente praticare il nichilismo assoluto e al massimo relegare le proprie idee (ammesso che le abbia!) in un angolo remoto della propria mente. Cosa ci facciamo delle nostre idee (oltre a praticarle) se non le possiamo neanche professare?

La ragione umana, che si esprime nel confronto e nel dibattito è negata.
La democrazia (ossia il diritto di portare nella società le proprie idee e di battersi per esse) pure è negata.
Secondo il liberalismo, la legge non è più un compromesso politico all'interno di una società che dibatte, che si confronta sui temi, che mèdia, che pensa, che induce ad assumere una posizione ai cittadini, insomma... che cresce.

Viene invece proposto un ideologico approccio, in alternativa a tutte le idee: quella del liberalismo individuale che nega di fatto il diritto di portare una qualunque idea di ordine morale all'interno della società e bollano questo atteggiamento come "moralista".

Ma perchè non dovrei battermi affinchè una cosa che ritengo moralmente giusta (o errata) per tutti, trovi (o non trovi) applicazione nella legge ?
Un tempo questo avveniva in modo autoritario, ed era quindi giusto combattere certe imposizioni "moraliste" che venivano calate dall'alto senza mediazione democratica. Infatti alcune di queste sono state giustamente cambiate nel corso della storia. Ma l'ideologia liberalista non fa distinzione e continua a sostenere le stesse cose nello stesso modo e in tutti i casi, ed ad oltranza; senza spirito critico.

Perchè non sarebbe giusta una affermazione di una qualche "morale", se avviene in modo civile secondo un confronto democratico? Sarebbe davvero una violazione della libertà altrui ("imporre le idee agli altri", si dice)? Non sarebbe invece un leggittima aspiriazione delle proprie idee? Perchè non dovrei desiderare una società secondo certi canoni? C'è qualcosa di male se desidero che i miei figli vivano in una società che sia fatta in un certo modo? Loro chiamano questo "moralismo", e si rifiutano di discutere di qualcunque argomentazione che riguarda questo "moralismo", anche quando alcuni suoi aspetti vengano ritenuti accidentalmente "giusti".

Il liberalismo elevato a ideologia in questo modo non può essere un valore universale: non è libertà, piuttosto una dittatura di un qualunquismo nichilista.

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