il
liberalismo è definito storicamente come
"favorevole al riconoscimento delle libertà individuali e politiche" (
it.wikipedia). La libertà è un tema caro a tutti, che fa sempre discutere e che giustamente difendiamo tutti come una grande conquista della nostra civiltà. L'uomo occidentale è coscente, in un modo o nell'altro, sotto una idea o sotto un'altra, di essersi guadagnato nella storia questo tesoro da tutelare.
Domanda meno scontata è "
fino a che punto questo principio può essere spinto?"
Il diritto di voto agli uomini prima e alle donne poi, la democrazia, lo stato di diritto, libertà di pensiero, stampa, professione religiosa etc... e tante altre cose vengono giustamente inquadrate come "
conquiste liberaliste". Cose su cui tutti siamo daccordo.
Anche temi più controversi come
aborto, eutanasia, matrimoni omosessuali vengono reclamati come "
battaglie liberaliste", ma non trovano il consenso di tutti. Molte persone hanno opinioni contrastanti su ogni singolo tema di questo tipo. Non esiste un movimento ben definito che porti avanti in modo coerente tutte queste posizioni. Tuttavia non manca l'applicazione
ideologica del liberalismo come se fosse un dogma assoluto da applicare sempre e comunque.
Ecco come ragionano questi ideòlogi: "
Se una cosa è nelle aspirazioni di alcuni individui e non tocca il prossimo o gli interessi della società, allora deve essere lecita e quindi permessa dalla legge. Se la legge non lo permette allora la legge è illiberale e va cambiata". Viene sostazialmente negato ogni intento "morale" della legge, che deve invece tutelare l'interesse e di desideri dell'individuo al di sopra dell'interesse di una qualsiasi "
morale comune". Non è importante
cosa dica questa morale,
qualunque essa sia è non applicabile in quanto illiberale.
Queste argomentazioni sembrano apparentemente molto rispettose del prossimo. Tuttavia portano a risultati non poco sconcertanti. Esempi:
- Aborto: invece di affermare "io penso che l'aborto sia giusto perchè non riconosco all'embrione il diritto indiscutibile di vivere al di sopra del diritto della madre di interrompere la gravidanza" oppure "penso che l'embrione non sia un persona umana" i liberalisti radicali finiscono invece con il dire: "se alla madre viene accordata libertà di coscienza, nessuno viene penalizzato: chi non vuol abortire non lo fa e chi vuole se ne assume la responsabilità morale; in questo modo nessuno è costretto a sottostare a regole morali che non condivide mentre può seguire liberamente la sua".
- Eutanasia: stesso schema. Non si dice "penso che la vita umana possa essere interrotta liberamente", piuttosto si sostiene "se ci fosse l'eutanasia viene riconosciuto un grado di libertà in più alla coscienza delle persone e questo consente sia a chi è contrario sia chi è favorebole di praticare le proprie idee"
(ci sarebbero altri esempi tutti simili, ma evitiamo per motivi di sintesi)
La pretesa di questi ragionamenti è che anche le persone che sono contrarie a una certa cosa (per loro stessi) dovrebbero in realtà essere favorevoli che la legge lo permettesse in ragione dell'
amore per gli altri e del rispetto delle idee altrui.
Tutti questi atteggiamenti sono dei tentativi di evitare di entrare nel merito della discussione dei singoli problemi opponendo l'ideologia dogmatica del liberalismo che impone di ragionare in termini di scelte individuali anzichè collettive. I loro ideòlogi dicono di non essere contrari a una morale, ma sono contrari a una morale collettiva. In pratica deve esistere solo una morale individuale. Ma questa è in realtà una
non-morale: perchè ridotta a pura
idea personale.
Ecco il nichilismo all'orizzonte: infatti si nega a che i singoli portino avanti
una qualunque delle proprie idee: se si ritiene una cosa sbagliata, dovrei quindi rinunciare al diritto di volerlo regolamentare nella legge, in nome del dogma del "rispetto degli altri"; questo avverrebbe
senza discutere sul merito, senza un dibattito costruttivo che poi pervenga a una qualche sintesi
collettiva e democratica che porti infine a una qualunque soluzione, anche di compromesso, "mediamente condivisa".
Viene disincentivata o
negata qualsiasi dialettica nella società: in pratica si
anestetizza la mente delle masse evitando un qualcunque dibattito costruttivo di dialettica e confronto. La gente non deve
pensare e
battersi per le quelle idee. Dovrebbe invece pubblicamente praticare il nichilismo assoluto e al massimo relegare le proprie idee (ammesso che le abbia!) in un angolo remoto della propria mente. Cosa ci facciamo delle nostre idee (oltre a praticarle) se non le possiamo neanche
professare?
La
ragione umana, che si esprime nel confronto e nel dibattito è
negata.
La
democrazia (ossia il diritto di portare nella società le proprie idee e di battersi per esse) pure è negata.
Secondo il liberalismo, la legge non è più un compromesso politico all'interno di una società che
dibatte, che si
confronta sui temi, che
mèdia, che
pensa, che induce ad
assumere una posizione ai cittadini, insomma... che
cresce.
Viene invece proposto un ideologico approccio, in
alternativa a tutte le idee: quella del liberalismo individuale che
nega di fatto il diritto di portare una
qualunque idea di ordine morale all'interno della società e bollano questo atteggiamento come
"moralista".Ma perchè non dovrei battermi affinchè una cosa che ritengo moralmente giusta (o errata) per tutti, trovi (o non trovi) applicazione nella legge ?
Un tempo questo avveniva in modo autoritario, ed era quindi giusto combattere certe imposizioni "moraliste" che venivano calate dall'alto
senza mediazione democratica. Infatti alcune di queste sono state giustamente cambiate nel corso della storia. Ma l'ideologia liberalista non fa distinzione e continua a sostenere le stesse cose nello stesso modo e in tutti i casi, ed ad oltranza; senza spirito critico.
Perchè non sarebbe giusta una affermazione di una qualche "morale", se avviene in modo civile secondo un confronto democratico? Sarebbe davvero una violazione della libertà altrui
("imporre le idee agli altri", si dice)? Non sarebbe invece un leggittima aspiriazione delle proprie idee? Perchè non dovrei desiderare una società secondo certi canoni? C'è qualcosa di male se desidero che i miei figli vivano in una società che sia fatta in un certo modo? Loro chiamano questo "moralismo", e si rifiutano di discutere di qualcunque argomentazione che riguarda questo "moralismo", anche quando alcuni suoi aspetti vengano ritenuti accidentalmente "giusti".
Il liberalismo elevato a ideologia in questo modo
non può essere un valore universale: non è libertà, piuttosto una
dittatura di un qualunquismo nichilista.
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