24 ottobre 2009

Il Tempo per l'acqua (poesia)

«Non ho tempo per ascoltare,
non ho tempo per ammirare,

non ho tempo per il silenzio
non ho tempo per lo stupore

non ho tempo per conoscere,
non ho tempo per il fratello

non ho tempo per contemplare
non ho tempo per pregare

non ho tempo... non ho tempo...

Sempre quello, sempre uguale
eppur mi pesa questo mare;
arido e salato, che infondo l'anima m'opprime
e il deserto dentro lascia infine
che porta solo nuova sete
si che la mia gola dissecca
e di morte l'anima mia è certa.

Anelo a fonti d'acqua pura
che dal monte di mistica roccia
abbondante traborda,
ma in questa valle il sentiero non trovo;
alcun uomo che mi indichi la via.

Perché... non ho tempo... non ho tempo...»

«Non disperar, omino piccoletto,
che sognar da tempo hai terminato.
Se il sentiero vuoi trovar, stanne certo
per questo un fratello ti è donato.

Con lui il sentiero camminare
all'Alta Fonte che sol sa dissetare,
se sol a sognar riprendi,
e il tuo tempo tutto riapprendi.

E allor l'Amore si svela in Verità
si che il Tutto in cuor s'apprende,
si che tu stesso dirai di Colui
che tal Fonte sin fine alimenta.

E allor quel tempo che un tempo non c'era,
subito abbonda e avanza financo.

E una pace, una gioia,
un calore, farà di quella sete arsa
un' antico ricordo bambino».

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06 gennaio 2008

Qui

Io, piccolo Maad,
Son qui,
Oh grande Darep Estelec!

So di essere
Sempre stato libero.
Quando t'abbandonai,
Non fiatasti
Non ti apponesti
Non piangesti

Anzi,
Mi desti i denari,
Mi sellasti il cavallo,
Mi riempisti il fagotto.

Io, Maad, speravo
Oltre i monti,
Oltre il deserto,
Oltre la steppa,
Oltre i ghiacci.

Quando, preso
Dal freddo,
Dall'arsura,
Dalla fame,
Qui son tornato
Hai grandemente gioito,
Mi hai accolto,
Mi hai parlato.

Il tuo piccolo servo Maad,
voleva essere come te,
Oh Darep!
Lontano da qui.

Son tuo servo, non di altri:
A chi altri potrei aspirare?
Non è dunque giusto poter
essere come te?

Si che lo è!
Ma non lontano da qui.
Qui.


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20 dicembre 2006

Amicizia azzarda

Sebben ratio consulta
Che prudenza propone
Ma se chiaro risulta
Che coscienza dispone

Che il dado sia tratto!
Poi cuor pur si duole
Se avviene il disfatto
Essa certo sì vuole

All'offeso ben si mostrerà
In qual sede Ella ha scelto supplizio
Che insieme all'amica Verità
Mai teme giudizio




dedico questa poesia a una mia amica alla quale tempo addietro avevo promesso una poesia sull'amicizia. Non è facile che accada il momento dell'ispirazione...perchè solo alcuni fatti della vita la portano con se.

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01 ottobre 2006

lucciole schiave illusione di luce

prostituta
Giovedì scorso, verso le 23:30 tornando da uno spettacolo all'Auditorium di Roma, mi sono mezzo perso nel quartiere Salario - Corso Francia, che non conosco, e così ho girovagato abbastanza prima di ritrovare la via per la tangenziale per poi prendere la via Salaria. A Roma è così: chi non conosce le strade ha sempre una speranza: inboccare una consolare qualsiasi per ritrovarsi finalmente sul rassicurante Grande Raccordo Anulare, meta di ogni viaggiatore che si muove per più di un terzo di città. Magari si allunga un po', ma si va sul sicuro.

In quel girovagare ho incontrato, via Salara compresa, sul bordo delle strade, tante, ma proprio tante prostitute. Non prostitute isolate che si trovano ogni tanto, ma interi gruppi di 4-10 o più persone!... e a distanza di poche centinaia di metri da un gruppo all' altro.... e questo non per qualche chilometro, ma per molti chilometri. Erano numerossime: sia in strade secondarie che in strade principali. Ed era "solo" un giovedì. Mercato vuole che altrettanto numerose fossero le auto ivi in "sosta" o in "fermata" che dir si voglia.

Qualcuno con ipocrisia e impotenza afferma che fare la prostituta (soprattutto nei paesi dove la professione è regolamentata) è una scelta e che, dopotutto, il fenomeno è sempre esistito, o che addirittua sia "naturale" o che in qualche modo è un "servizio sociale". Bene: provate a chiedere a una bambina di 10 anni cosa sogna fare da grande e vediamo quante rispondono che vogliono fare la prostituta!

Mentre i sedicenti femministi e femministe discutono nella così detta "società civile" o in parlamento di come affermare i sacrosanti, inviolabili, indiscutibili, improrogabili, costituzionali diritti delle donne: quote rosa, diritto di qua, diritto di la...contro il velo islamico per le donne afgane...etc...etc.. ecco che nel mentre, il grande spettacolo, mercato di carne da macello, negazione di ogni dignità, va in scena ogni sera sotto gli occhi di una grande e impotente città, espressione di una società stanca e rassegnata:


Corpi nudi; drogati,
per reggere al freddo della notte.

Aguzzini mercanti di donne
annullatori d'umanità per creare

corpi usa e getta,
come un piatto di plastica
dopo un empio pasto
di uno schiavo del sesso,

di uomini trascinati dalla corrente,
o di chi vuole affermare il se col denaro,
persone incapaci di amare, di donarsi.

Le volanti della polizia
scorrazano, impotenti,
spettatori di crimini di schiavitù.

Lucciole le chiamano.
Forse chi tal nome gli ha dato
cerca o sogna la luce falsa
che dentro non ha ?

Egli non può trovarla,
perchè quello che cerca è avido e ingordo.

Oh... non realizza che la luce vera
è dentro di lui.
che aspetta solo di essere conosciuta.

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23 agosto 2006

Operaia

Operaria

Tu figli non hai
eppur decisa lavori
e per cosa lo fai?

Niente incensi, niente ori
incessante, paziente
di fior in fiore trasbordi
nessun dubbio in mente

Color che accudisci
tue figlie non sono
eppur recepisci
il dover del tuo dono

Arriva l'uomo e non mordi
che il tuo miele ti prende
e testarda sormonti
il gran sforzo riprende

Qual gran dono tu fai
per te stessa giammai
e per cosa lo fai ?

La Regina Madre tua
che vita di ha dato
per Lei tu donato
il tuo agàpe perpetua

Fin alla morte disposta
all'estrem sacrificio preposta
se per Lei necessario
a render sudario


FS

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25 luglio 2006

Afrodìte

O mia bella Afrodìte,
che da candina spuma nascesti
il mio sangue ora mite
già riempie i tuoi cesti

Paziente lo aspetto
già ora il tuo cuore
ti accolgo al mio petto
con fervido amore

Che di Anteros tuo figlio
il desio m'è si caro
che più bianco è il mio giglio
da or non piu amaro

A Zeus con gioia
in lui ben confido
Il dolor senza noia
a te insieme divido

FS

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