02 febbraio 2007

Reset palestina

Il medioriente ha bisogno di un paio di RESET.

La palestina è sull'orlo di una guerra civile. Forse essa è già iniziata, è sotto gli occhi di tutti, ma nessun politco sulla scena si azzarda ad ammetterlo, perchè avrebbe effetti devastanti.

Un popolo sofferente, calpestato nella dignità e nella giustizia, che deve pagare anche l'umiliazione della debolezza interna, pagata con la contrapposizione politica e ideologica. Questo popolo, se non trova unità, sarà doppiamente beffato: dalla ingiustizia della loro terra e diritti rubati, ma anche dalle ambizioni personali di logiche tribali di leaders ormai senza alcuna autorità, presi solo dai propri interessi di potere. Non dunque nell'interesse di una causa e del proprio popolo, ma nel promuovere la propria fazione, il proprio lotto di potere.

Non solo dunque ingiustizia dallo stato di Israele, ma ingiustizia e umiliazione dalla stessa leadership interna: Hamas, che illude la gente disperata che la distruzione di Israele è l'unica soluzione di giustizia per cui valga la pena lottare e basa la propria forza politica alimentata dall'odio, e Fatah che corrotta fino al midollo, è credibile solo agli occhi di occidentali e sauditi che continuano a finanziarla per puri equilibri e calcoli politici. Il popopo palestinese è vittima due, tre... infinite volte.

Vittime del Sionismo, vittime di Hamas, vittime di Fatah, vittime dell' Occidente e vittime di altri ipocriti paesi arabi.

Mai nessun popolo è stato piu martine del popolo palestinese.

Il popolo d'Israele (quando ancora questo nome non denotava uno Stato) è stato spesso vittima molte volte nella storia da parte di piu soggetti, in tempi e spazi diversi. Essi sono stati dei perseguitati ripetuti.

I palestinesi, invece, con singolare parallelismo, ma non meno gravità, hanno collezzionato nello stesso tempo e nello stesso spazio e vicenda storica, una molteplicità e una sovrapposizione dell'essere perseguitati, che non ha eguali per accanimento e beffardo stillicidio.
Essi sono quindi dei perseguitati concentrati e in modo multiplo.

Purtroppo il popolo palestinese, ubriaco delle sofferenze del proprio eroico martirio, non è cosciente ne si accorge di questa propria condizione. Le sofferenze di un popolo sono come una droga inebriante, che acceca la ragione e toglie il sonno. Nessuna lucidità per prendere coscienza del fatto che bisogna ricominciare da zero.

Un "RESET" al sistema, e pensare a idee nuove, a una ventata di aria fresca disintossicante.

P.S. il prossimo (secondo) RESET sarà dedicato al sionismo e alla società israeliana.

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26 novembre 2006

Turchia in Europa?


EU flag Turkey flag

In questi giorni non si parla d'altro che della Turchia, del processo di adesione all'Unione e della visita del Papa nei prossimi giorni.

La Turchia chiede da anni di entrare nell'Unione Europea. E' un paese proiettato verso la modernità, con voglia di cambiare e tante speranze per il futuro. Fra i paesi mussulmani è certamente quello che più di tutti è "vicino" alla storia e alla cultura europea. Ma essere vicino, non vuol dire essere europeo: è un paese di confine, da tutti i punti di vista. Il fatto che sia un paese mussulmano non è il vero problema: è un paese che ha fatto della laicità quasi una religione di stato (cosa oltremondo anomala).

L' Unione Europea, con il suo grande mercato, competitività, e soprattutto pace, è un progetto interessante, un esperimento riuscito unico al mondo, con un forte carico ideale, nonostante le tante difficoltà. E noi europei siano al contempo felici e coscienti di questo. Il desiderio di altri paesi di voler entrare ci onora.

Entrare in Europa, però, non vuol dire solo entrare in un club economico. Vuol dire condividere valori comuni. E su questi non ci sono sconti.

La UE pone a questo paese molte giustissime condizioni per poter entrare. Eccone alcune:
  • pieno riconoscimento di Cipro
  • limitazione del potere dei militari sul potere politico
  • abolizione della pena di morte
  • maggiore tutela per i detenuti e riforma delle procedure penali (nelle carceri turche si pratica ancora la tortura)
  • pieno riconoscimento delle libertà religiose, ancora parziali e imperfette
  • riconoscimento, rispetto e tutela delle minoranze, ad esempio quella curda
  • riconoscimento della "questione Armena"
  • maggiore libertà di espressione e di stampa: ad esempio abolizione del reato "attentato alla turchità", una forma fortemente rafforzata di "vilipendio alla nazione" che di fatto lascia ampio spazio interpretativo per la repressione delle idee e limitazione della libertà di stampa
su tutte queste cose, sia il governo che la società turca non sembrano molto entusiaste. Sembrano o non accettarle o accettarle a forza, giusto per "accontentare" l'Europa e poter entrare. Non sono pronti nel profondo della propria coscienza ad accogliere queste condizioni, con entusiasmo e speranza, ma come un "boccone amaro" da mandar giù. Questo perchè evidentemente non condividono questi punti.

Inoltre i turchi hanno un fortissimo orgoglio e senso nazionale: ma qualcuno dovrebbe spiegare loro che uno dei valori fondamentali dell'Europa è proprio il superamento dei valori nazionali a favore di valori sovranazionali e che necessariamente alcuni dei primi dovrebbero essere rivisti.

Noi europei non dobbiamo imporre alla società turca questi cambiamenti se essi non sono "sentiti" dal basso. Diversamente si rischierebbe un fallimento dei valori europei e anche di quelli turchi. Saremmo tutti insoddisfatti. Il popolo turco deve essere ben informato e cosciente che entrare in Europa vuol dire cambiare alcune cose della loro società.

Da parte sua l' Euorpa non può continuare a prendere in giro la Turchia: se essa non è in condizioni di entrare, bisogna dirlo chiaramente. Nel frattempo la società turca deve interrogarsi su cosa vuol fare. Mi perplime molto che in tuchia non si parli di sottoporre queste "riforme" complessive a un referendum popolare: comunque vada il risultato, sarebbe una vittoria di tutti. E invece sembra che in quel paese il governo voglia seguire delle logiche sue. L' Europa dovrebbe invece pretendere un tale referendum.

Non si possono considerare solo motivi di ordine militare-difensivo ed economico (gli unici veri motivi che spingono fortemente la Turchia in Europa) e per questo sacrificare in nome di essi i principi fondamentali dell'Europa.

Finiamola con questa farsa dell'entrata della Turchia in Europa: i tempi non sono maturi: sembrano essersene accorti tutti, tranne le diplomazie che formalmente continuano a rincorrersi, giusto perchè nessuno vuole accollarsi la "colpa" di aver fatto fallire il processo, scaricando la controparte.

Ma cosa fare per uscire dallo stallo ? Una Tuchia definitivamente fuori non sarebbe d'interesse per nessuno. Penso di avere un proposta risolutiva in tal senso... ma ne parlerò in un altro post, perchè riguarda più l'Europa in se, che la "questione turca".

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24 agosto 2006

I soldati israeliani "riflettono" ?

Leggo nel Corriere.it online del 24 c.m. queste parole pronunziate dal Capo di Stato Maggiore israeleiano:

"Durante i combattimenti, oltre ai successi abbiamo osservato falle in alcune aree, in particolare nella logistica, nella gestione delle operazioni e nel comando"

e inviterebbe in una lettera l'esercito tutto a "riflettere".

Che l'animo dei soldati di quel paese stia cambiando? Forse la grinta non è più quella di una volta? Se così davvero è, vuol dire che le nuove generazioni stanno cambiando. Forse la riflessione cui si riferisce il Capo di Stato Maggiore ha intenti diversi da quello che la gente si aspetta davvero? Lo spero.

Considerando che l'ultima vera guerra di Israele è degli anni '80, possiamo affermare che gli attuali soldati appartangano ad un'altra generazione rispetto all'ultima guerra effettuata, quindi forse inizia ad esserci un poco di disaffezione a certe logiche? Una differenza generazionale fra percezione del vecchio Capo di Stato Maggiore (appartenente alla vecchia generazione) e le attuali truppe (nuove generazioni)? Forse qualcosa sta cambiando lentamente nei cuori e nella coscienza collettiva, e questo ne è un piccolo e timido segnale.

Forse i giovani non sono più così disposti come i loro padri e nonni ad essere assuefatti dalla guerra (mio post precedente). Forse inizia ad esserci una latente, seppur inconscia, scanchezza. Potrebbe essere un segnale positivo visto che in quel paese l'esercito ha veramente una rappresentatità democratica, in virtù del modo in cui esso è storicamente costituito.

Lo spero di cuore.

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02 agosto 2006

Santità, Beirut vi aspetta

Benedetto XVI
Se fossi il Papa andrei a Beirut.

Adesso.

Sotto bombardamenti.

Stare vicino a chi soffre ingiustamente e pregare con loro e invocare la pace. Subito e senza condizioni.

Un leader come lui questo dovrebbe fare: esporsi in prima persona. Non dice solo "fate". Ma dare anche il buon esempio.

Voglio vedere se non lo faranno atterrare il suo aereo! Voglio vedere se con lui a Beirut e con gli occhi puntati da tutto il mondo, con lo stupore di tutti, continueranno a bombardare!

Ecco.... oggi bisogna stupire per ottenere risultati. Fare cose inattese per polarizzare la direzione degli eventi in un'altra direzione; essere l'imprevisto per chi ha pianificato a tavolino questa perversa escalation. Ma solo le persone con una grande statura morale possono farlo. E di questi tempi, haimè non ce ne sono molte di persone autorevoli...

Santità, perchè non va a Beirut ?

(scusatemi, se sono troppo audace a dire a un Papa cosa dovrebbe fare...)

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30 luglio 2006

Generazioni assuefatte dalla guerra

La strage di Cana. 60 morti di cui molti bambini.
Perchè?
La risposta è incredibilmente semplice; basta raccogliere nelle news alcune ultime dichiarazioni.
L'ambasciatore israeliano:
«Terribile, ma Cana era un covo di Hezbollah»
Peretz (Premio Nobel per la pace!)
«Civili usati come scudi umani»
Il ministero degli Esteri israeliano:
«Israele esprime il suo rammarico per la morte di civili innocenti. Non vogliamo che dei civili siano coinvolti nella guerra tra Israele e Hezbollah»

Mi chiedo come è possibile una tale ipocrisia. Non solo. Fosse solo quella, sarebbe cosa tipica di tutta la politica. Ma qui c'è decisamente qualcosa di più, che non va. Supponiamo che fosse vero che Hezbollah si faccia scudo dei civili, come dicono. Foss'anche così, sarebbe una giustificazione procedere in questo senso ?

E' come dire che "se devo giustiziare due assassini in mezzo a cento sospettati, e non riesco a scovarli, giustizio tutti e cento e faccio prima. E' più facile". Semplicemente assurdo. Al di la di ogni limite. Di ogni comprensione.

Qui c'è una barbarie profonda, così profonda che non si esprime tanto nel numero di morti che contiamo in questi giorni e nel modo in cui vengono uccisi, si esprime in ciò che un governo così detto democratico (ma forse invece dobbiamo meditare sul significato di questa parola) reputa ammissibile e cosa non reputa ammissibile (forse nulla?). Il discrimine. Il Limite. Ciò che è concesso da ciò che non è concesso. La massima misura cuì è possibile spingersi.

In tal senso la giustificazione "ma Cana era un covo di Hezbollah" non è una scusante, ma un'aggravante. Che mette in primo piano il ragionamento perverso, profondo e radicato del malessere di una società assuefatta dalla guerra e dalla violenza. La guerra, da quelle parti, serve anche ai politici a far carriera.

In Europa abbiamo conosciuto molte guerre. Tremende e terribili, ma sono tutte finite. Nel tempo sono ricominciate e poi terminate ancora. Questo alternarsi di guerra e pace ha fatto si che si concepisse la guerra come una parentesi, pur difficile, della storia. Le generazioni hanno vissuto periodi di guerra, ma anche periodi di pace. Questo ha portato a concepire lo "stato di guerra" come eccezzionale e provvisorio nella nostra società.
Li è diverso: una guerra ininterrotta da 50 anni. Dall'anno zero (1948) fino a oggi, generazioni di persone hanno vissuto solo uno stato di guerra, nonostante molti conducano una vita "normale" lavorando, accompagnando i figli a scuola, oppure giocare a calcio o andare in bicicletta... il tutto con tragica assuefazione, fra una chiamata alle armi e un'altra. Fra un turno da riservista e un'altro.

Le nuove generazioni sono cresciute con la guerra. I loro nonni hanno fatto la guerra. I loro padri hanno fatto la guerra, è quindi normale che anche loro facciano la guerra: questa è la condizione di un mio coetaneo (e coetanea!), trentenne.

Nessun Europeo, per nessuna ragione, può comprendere ne accettare una tale concezione della realtà, della guerra, della politica, anche in un contesto di quel tipo.

Purtroppo, bisogna dirlo e mi raddolora: questo alimenta anche un certo tipo di antisemitismo e antisionismo nel vecchio continente, anche se non ne è la causa. Sopratutto il primo dei due, che ha radici buie, vergognose e lontante.

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24 luglio 2006

Libano: come andrà a finire

Mentre stavo in auto, riflettevo sulla situazione in Libano. Come mai Israele ha deciso di usare una mano così pesante? Così "sproporzionata" come il nostro ministro l'ha definita? Non è la prima volta che rapiscono dei soldati da quelle parti...
A meno di 72 ore dall'inizio della ormai prossima in pompa magna "Conferenza di Roma" già si parla di missione Onu (ma Israele preferisce la Nato).

Facciamo un analisi a ritroso, e chiediamoci "cui prodest?"; ecco come andrà a finire secondo me, da cui si capisce anche tutto il senso di questa operazione di guerra: Israele, dopo aver mostrato bei muscoli chiamando perfino i riservisti, si ritirerà benevolmente e inaspettatamente, mostrando increbile buon senso. La politica è fatta anche di questi effetti a sopresa, si sa.

Una forza di interposizione a comando Nato e mandato dell' ONU si posizionerà con regole di ingaggio stavolta abbastanza precise che abbiano come chiaro scopo esecutivo quello di limitare le azioni di Hezbollah se non addirittura di disarmarlo. L'ONU farà da cappello formale e la Nato, cioè l'Occidente, farà il vero lavoro.

Ecco gli innumerevoli vantaggi di cui tutto l'Occidente (e Israele) beneficerà sul piano geopolitico:

  1. Israele farà "bella figura" accettando per una volta una forza internazionale e rinunciando a fare tutto da solo, mostrrando diciamo "buona volontà" e minimizzando quell'alone di intento imperialista che alcuni vogliono affibbiargli

  2. Hezbollah sarà meno pericoloso e in una prospettiva di medio-lungo periodo forze smantellato o comunque meno in grado di nuocere

  3. Un messaggio implicito al Libano (e a tutti gli stati che hanno una politica ambigua nei confronti di movimenti come Hezbollah): "ecco cosa succede a chi non sa o non vuole tenere a bada certi gruppi"

  4. Per Israele non sarà male spostare i costi dell'operazione sulla sua sicurezza dal contribuente israeliano alla comunità internazionale (con anche le mie tasse!!). Inoltre avere ua forza Nato a due passi non gli dispiace affatto.

  5. Uno smacco all'Iran, che con le sue aspirazioni nucleari è il vero nemico sullo scacchiere mediorientale

  6. Uno smacco alla Siria, altro nemico nel contesto geopolitico

  7. Gli USA, dopo lo stallo in Iraq, potranno finalmente vantare di essere stati i protagonisti di una operazione diplomatica di alto livello, altrimenti a cosa serviva il viaggio-sceneggiata di Miss.Condoleeza in questi giorni? Un evidente impegno concreto a favore della pace, recuperando terreno anche sul piano della credibilità in tal senso. E potranno anche dire "vedete? Non siamo così guerrafondai se ogni tanto portiamo avanti iniziative di pace e ci impegnamo pure a farle davvero" e poi ancora "vedete quanto siamo stati bravi a convincere i nostri amici israeliani a ritirarsi?"

  8. Si è parlato più volte dell'ingresso di Israele nell'Alleanza Atlantica: questo sarà il primo passo di avvicinamento. Anzi questo è il vero obiettivo di lungo periodo di tutta questa incredibile operazione: far entrare Israele nella NATO; una volta infatti che gli obiettivi di sicurezza delle due entità Israele-NATO saranno state abilmente portate a coincidere, tutto sarà facile e naturale, soprattutto per le opinioni pubbliche occidentali, e non solo per loro. Questo consentirà all'Occidente di incunearsi definitivamente in Medio Oriente.

  9. Anche l'Europa potrà giocare il suo ruolo di protagonista, anche se di secondo livello (come ormai fa da anni! - vedi guerra in Bosnia) visto che le truppe saranno interamente, se non esclusivamente, europee: difficile infatti immaginare un dispiegamento di soldati americani da quelle parti

  10. I libanesi potranno finalmente tornare nelle loro case e piangere i loro morti, senza in effetti essersi resi conto di cosa stava succedendo

  11. Anche l'Italia avrà di che vantarsi, con una riuscitissima conferenza a Roma, capolavoro diplomatico della "comunità internazionale", con buona pace di tutti, di D'Alema, di Prodi, e perchè no anche di Berlusconi-Fini-Follini. E naturalmente del buon Presidente Napolitano! Financo loro, i superpacifisti-radicali-comunisti-noglobal, o come cavolo si chiamano, esulteranno perchè il governo "di sinistra" sarà stato così bravo a concorrere a mandare un corridoio umanitario in Libano e fermare le odiate bombe.


Insomma alla fine davvero tutti contenti ! Perchè non dovrebbe dunque andare proprio così? Vedremo fra 2-3 giorni se avrò indovinato.

Ma non ci siamo ancora resi conto della tremenda ipocrisia di tutto questo? Davvero è possibile immaginare che una operazione di questo tipo non sia stata abilamente pianificata a tavolino almeno fra i due attori principali (USA+Israele)? Davvero pensiamo che Israle possa aver fatto questo tutto da solo senza fare una telefonatina all'amico Bush? Davvero pensavamo che a Israele importassero quei due soldati rapiti? A proposito... chissà che fine faranno, poveretti, illusi di aver difeso con onore un grande ideale chiamato sionismo e che invece risulta di fatto una bella ideologia al servizio dei potenti. Davvero a qualcuno importano le 300 vittime civili (forse più) Libanesi?

Ma no dai! L'importante è trovare la soluzione, no ? Diversamente come si faceva a giustificare l'entrata di Israele nella NATO ? E non è escluso che altri paesi, anche arabi, in futuro prossimo facciano altrettanto: penso ad esempio all'Egitto o alla Giordania, tutti nella NATO nella grande famiglia degli amici dell'Occidente! Già vedo lo slogan: "NATO: se ci sei dentro, non rischi!"

E intanto la gente muore sotto le bombe...complimenti!

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23 luglio 2006

Preghiera per il Libano

Oggi avrei dovuto pubblicare una poesia, che avevo preparato da un paio di giorni e che aspettava solo di ultimi ritocchi. E' pronta. Ma ho deciso di non pubblicarla.

E' una giornata di preghiera e solidarietà per il Libano.
Vivete in pace fra voi stessi. Vi esortiamo, fratelli, correggete gli indisciplinati, incoraggiate i pusillanimi, sostenete i deboli, usate pazienza con tutti. Guardate che nessuno renda male per male, piuttosto studiate sempre di fare il bene gli uni agli altri e a tutti. [1Ts 5,13-15]

Non siate saggi presso voi stessi, non restituite male per male [...] non vi vendicate [...] ma cedete il posto all' ira divina: sta scritto infatti: "A me la vendetta. io darò ciò che spetta [...] se il tuo nemico ha fame, dàgli del cibo; se ha sete, dàgli da bere; [...]". Non lasciarti vincere dal male ma vincete il male col bene [Rm 12,16-21]

Beati gli operatori di pace, perchè saranno chiamati figli di Dio. [Mt 5,9]
"Sono particolarmente vicino alle inermi popolazioni civili, ingiustamente colpite in un conflitto di cui sono solo vittime"[Papa Benedetto XVI, data odierna]
Oggi ho chiamato un mio caro amico che vive vicino Nazareth e lavora ad Haifa ed ha studiato e lavorato molti anni qui a Roma: "Arrivano i katiushia qui vicino ogni tanto. Speriamo bene..." dice. E aggiunge, scherzando "...beh però abbiamo vinto i campionati del mondo!", per sdrammatizzare la mia telefonata.

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20 luglio 2006

I «razzetti» di Hezbollah arrivano a Nazareth

E' proprio di ieri la notizia che "LIBANO: 2 FRATELLINI NAZARETH PRIME VITTIME ARABO-ISRAELIANE" (Repubblica.it ) :

Due bambini di Nazareth sono le prime vittime arabo-israeliane della guerra in Libano.
Un razzo sparato da Hezbollah ha centrato la strada in cui stavano giocando, di fronte alla loro casa. Rabia Abed Taluzi, che aveva appena tre anni, e suo fratello Mahmoud, che ne aveva sette, non hanno neppure tentato di mettersi in salvo: l'allarme antiaereo a Nazareth non ha suonato perche' le citta' arabe non hanno sirene, ne' rifugi.

Sono curioso di sapere a questo punto cosa ne pensa la signora di cui parlo nel mio post precedente. Forse la signora si sarà ricreduta ? Chissà se ora li chiama ancora così. Forse non pensa che le vittime siano tutte uguali. O forse pensa che questi «razzetti» hanno colpito per sbaglio un obiettivo che in realtà nella loro infinita e celestiale bontà, non volevano ? Poveri razzettini, che sbaglio imperdonabile!

Mi torna in mente anche una certa retorica, quando per giustificare le vittime di guerra e renderle meno dolorose per l'opinione pubblica, gli USA (e non solo) hanno inventato quella espressione di "fuoco amico", quasi a dire "non ci hanno colpito i nemici, perchè noi siamo troppo forti! Ci siamo colpiti da noi per sbaglio!" ossia "non è stata un vera perdita, ma una perdità a metà". Come se questo faccia qualche differenza per la morte di una persona.

Lasciate qui il vostro commento.


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17 luglio 2006

I «razzetti» di Hezbollah

Ieri sono andato a una evento pro-palestina. Uno dei tanti cui partecipo da tempo. Il programma prevede: dibattito, teatro, danza, cena. Noi abbiamo fatto il nostro solito, goliardico, allegro spettacolino di Dabka, con il nostro gruppo (quasi tutti italiani, in realtà): si tratta di una danza folkloristica di quel popolo. Energica, allegra, coinvolgente. Forse l'unica cosa davvero divertente, visto che ogni volta che si fanno questi eventi, gli argomenti son sempre gli stessi e, haimè, sempre molto tristi.

Ma è giusto parlane: un popolo ingiustamente sofferente e spesso incompreso. Come incompresa è tutta la situazione in Medio Oriente. Magari, però, bisognerebbe farlo in modo diverso: facendo sì che non siano sempre i soliti ad ascoltarti e partecipare a questi incontri: dopututto si balla, si discute, si chiacchiera, si mangia del buon cibo (ottima la cucina palestinese!). Ma gira e rigira si incontrano sempre le stesse facce: la metà sono attivisti di rifondazione, l'altra metà arabi: quindi a cosa serve dirsi le cose se le si ripete a chi già le conosce benissimo e frequenta questi "ambienti" da anni ? Un autocompiacimento nell'autoreferenzialità: bello! E' una manifestazione pro-palestina, o un incontro fra vecchi amici ? Non sarebbe il caso di cambiare linguaggio ? E metodo ?

Ma il bello doveva ancora venire: durante uno dei soliti e noiosi discorsi una signora (forse giornalista? forse una tipa delle ONG che tornava da quelle terre sventurate?) parlava della situazione nel sud del Libano, perchè visto il casino di questi giorni non si poteva che parlare di quello. Mi ha colpito molto, a un certo punto come avesse chiamato «razzetti» i missili che Hezbollah mandava verso Israele; un chiaro intento di sminuirne il peso e giustificarne l'uso.

"Cavolo!" mi sono detto... questi «razzetti» sembrano quasi simpatici. Ma come sono innocenti ! Quasi quasi fanno il solletico. Posso regalarli a mio nipote al posto dell' orsacchiotto! Non resisto alla tentazione e alla voglia di dire la mia: non appena la signora termina il suo discorso e si siede nella platea, mi accosto a lei ed educatamete, in modo sincero e non ironico le dico: "bello intevento, complimenti...ma permette una crtitica?" e lei "prego...". Le spiego la mia indignazione: un razzo è un razzo e serve per uccidere: come lo si può sminuire in questo modo?...quasi giustificandone in questo modo l'uso? Il loro utilizzo, in quanto strumenti di morte, è un atto vile, criminale e ingiusto. Un atto di guerra. punto. La signora intuisce il mio intento provocatorio e dissidente (ma non sono loro i "dissidenti"?) e insiste spiegandomi che Hezbollah fa solo atti provocatori e quei missili in realtà non fanno male a nessuno. Oggi su internet scopro che quei «razzetti» erano l'equivalente di centinaia di chilogrammi di tritolo. Ma bravi pacifisti! Mi dispiace per i poveri amici palestinesi che ancora vanno dietro a gente così, giusto perchè sono gli unici (questo è vero) ad ascoltarli. Ma anche, dico io, a strumentalizzarli.

Non è la prima volta che sento discorsi del genere in questi occasioni: una volta durante la preparazione di un'altro di questi così detti "eventi per la pace" sentii dire da qualcuno, qualcosa del tipo "Israeliano pezzo di merda": non ho mai sentito nulla di simile da nessun pelestinese, ma dagli italiani si! Durante la serata, poi sempre alla stesso evento, avevano messo su un muro di cartone (simbolicamente metafora di quello in Cisgiordania) in cui i partecipanti potevano liberamente dipingerci un pensiero; molti erano belli, ma un paio di essi mi hanno turbato: il primo recitava "Hamas vince!". Avrei avuto voglia di scriverci vicino "...e la violenza pure!": mi pento di non averlo fatto. E poi un secondo, un disegno raffigurante la stella di David con affianco un segno di "=" e ancora affianco una bella svastica. Come a dire "Ebrei (o Israeliani) = Nazisti", la peggiore delle offese. In quel momento mi sono sentito ebreo anche io. Non che io pensi che lo stato di Israele si comporti da santo, men che meno che sia nel "giusto"; è una grande beffa della storia che questo popolo, che ha tanto sofferto, debba così ingiustamente far soffrire un'altro popolo: sembra quasi che questa sofferenza invece di aprir loro gli occhi, li abbia accecati. Che Dio li aiuti.

Tornando alla signora dei «razzetti», mentre rispondendomi prosegue il suo delirio, mi allontano garbatamente e le dico "penso, signora, che se avessero colpito la sua casa, ora non sarebbe qui a chiamarli «razzetti»".

E torno fra i miei amici.

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