21 ottobre 2009

Preghiera per zio Attilio

Ieri ho avuto i funerali di mio zio Attilio. Ho scritto questo e poi recitato fra le lacrime e l'emozione, per la "preghiera dei fedeli" del rito della messa funebre:
Caro Zio Attilio,

Se tu ora potessi parlare , ci diresti quanto sei felice.
Felice del conforto della tua famiglia,
vicina nel momento del tuo ultimo viaggio.
Felice di aver concluso il tuo pellegrinaggio terreno, al paese dove sei nato,
che tanto hai amato.
Felice di essere tornato nelle braccia del Padre nella grazia dello Spirito.
Felice di averci dato un piccolo grande segno della Sapienza Divina
nella rinunzia lucida e serena, ai fiori e ai fasti di questo giorno.
Se dunque tu sei felice, perché noi siamo tristi?
Tu che ora contempli Dio,
prega per noi affinché possiamo comprendere questo mistero.
Noi preghiamo per te.
Grazie per la tua vita insieme a noi.
Amen.
Al termine e dopo la celebrazione molti mi hanno detto: "bravo, bel discorso!"; altri "bel pensiero"; altri ancora "bel testo!". Ma i discorsi li fanno i politici. I pensieri li dicono anche nei talk show. I testi li scriviamo anche per compilare la lista della spesa. Nessuno mi ha detto "bella preghiera", a parte l'abbraccio muto di alcuni, che in realtà diceva tutto. Preghiera: l'unica cosa che veramente era, e veramente avesse un senso in quel momento. Sono certo che se ci fosse stato magari un fedele indù o ebreo, avrebbe avuto il coraggio di pronunciare quella parola, pur collocandola nel contesto delle rispettive differenze di fede. E invece era presente tutto il così detto "popolo cristiano", che ha preferito censurarsi e fare i complimenti a me, invece che allo Spirito per queste parole. Invece il mio merito, se c'è stato, è al massimo quello di averne assecondato la volontà.

Giovanni Paolo II un giorno disse: "non abbiate paura. spalancate le porte a Cristo"; parole profetiche: per spalancare le porte a Cristo, è necessario pregare, anche se ci sentiamo incapaci, indegni o se non "capiamo": sarebbe un importante gesto di umiltà e un buon inizio di conversione, purificazione e trasformazione interiore; non certo averne paura; La nostra resistenza alla preghiera, sembra arrivare fino all'impedimento di pronunciare la parola stessa: preghiera; parola che oggi suona così politicamente scorretta, scomoda, antica e fuori moda in una società che si sente così falsamente e compiacentemente "libera", ma anche così conformista in molti schemi di pensiero precostituiti. La preghiera è invece la vera via da percorrere per la nostra salvezza e per chi ci sta intorno e sono certo Attilio la "pensa" ora così.

Etichette: ,

29 settembre 2006

Linguaggio umano e culture

Torre di Babele
Ieri sera sono andato All' Autitorium di Roma a vedere uno "spettacolo" (o meglio sarebbe dire il monologo) di Piergiorgio Odiffredi, "Che cosa è la logica?"

Si è parlato di Logos, del Vangelo di S. Giovanni, del Linguaggio e analisi logica, dei filosofi greci, di Tarsky, di Godel, dei paradossi logici, e di mille altre cose. Nonostante fosse un monologo e il tema certo non facile, che richiedeva un buon livello culturale per essere apprezzato, la gente non si è annoiata, io almeno non mi sono annoiato; le numerose domande finali, dopo ben due ore, penso lo abbiamo dimostrato. Complice, certo, anche una certa loquacità e simpatia del personaggio. Il prezzo era accessibilissimo: 5 € e la sala gremitissima, addirittura la gente era in piedi oppure seduta per terra.

Odiffredi ha grandi doti divulgative: prima di stamattina, quando incuriosito sono andato in giro su internet per sapere sul personaggio, pensavo fosse un attore appassionato a temi matematico-filosofici mentre invece è un professore in matematica, ma con straordinarie doti comunicative. Una preziosssima rarità !

Una delle cose che più mi ha colpito è il discorso sulla differenza dei linguaggi naturali: il greco, essendo una lingua basata sui verbi sarebbe "orientata alle azioni" mentre le nostre lingue occidentali sono basate sui sostantivi, quindi "orientate alle cose". Questo inciderebbe su moltissimi fronti: non solo la difficoltà di traduzione, ma la difficoltà di rappresentare e comprendere certi processi mentali. In sostanza: la lingua che tu parli (quella madre, si intende) forgia il tuo pensiero, il tuo modo di usare la mente, i tuoi schemi celebrali. E ne consegue che certi concetti sono più o meno accessibili a seconda di quale è la tua lingua.

In sintesi: dimmi che lingua hai imparato da bambino e di dirò chi sei.

Ad esempio i filosofi "continentali" (europei) inistono molto sul verbo "essere" e disquisiscono a non finire su questo (già Dio si rivolge a Mosè dicendo "Io sono colui che è") e ricamano su questa parola infiniti concetti, fino a scrivere interi trattati (Erich Fromm non a caso era tedesco, la lingua che più delle altre è "verbalmente" orientata al greco). Questo è possibile perchè queste lingue hanno declinazioni complesse del verbo essere, che includono tutte quelle sfumature di significato che vengono analizzate.

I filosofi "analitici", di madre lingua inglese, possono usare solo "be" e "being" e quando si vanno a tradurre alcune frasi, risultano assolutamente incomprensibili se non ridicole. Quindi i loro schemi filosofici si distinguono da quelli continentali, e non li riconoscono (sarebbe meglio dire non li comprendono veramente).

Questo aspetto della lingua che influenza il pensiero è estrremamente affascinante; in realtà è soggetto a effetto di retroazione: la lingua anche si evolve nel tempo in base al pensiero e a sua volta influenza il pensiero...

Aggiungo una personale considerazione: se tutto questo avviene già fra lingue e culture occidentali, cosa dire di altre lingue-culture, come l'arabo, il cinese, il persiano, quelle indiane, etc... ? Esse avranno chissà quali e complesse diversità: se riconoscessimo queste diversità potremmo conoscere meglio le differenze fra le varie culture. E sicuramente potremmo rispettarle, e rispettarci, di più.

Bisogna proprio imparare l'arabo, il cinese, l'indiano per poter dire di conoscere davvero queste altre culture ?

Etichette: , ,

21 settembre 2006

Martinelli mercante di odio

Il Mercante di Pietre
Ieri sono andato a vedere il film "Il mercante di pietre".
  • regia: Renzo Martinelli
  • sceneggiatura: Renzo Martinelli e Fabio Campus
  • produzione: Medusa Film, Martinelli Film C.
Qualcuno dubita che sia un film tutto di Renzo Martinelli ?

Un paio di persone mi hanno detto che era un bel film.

Bene, è il più brutto film che abbia visto negli ultimi anni.

Tenta in modo rocambolesco e poco efficacie di convincere lo spettatore che tutti i mussulmani o sono terroristi, oppure sono dei potenziali terroristi. Sono infinite le cose che non convincono:
  • Il protagonista (uno "studioso" di Islam) non solo ossessivamente vede terroristi ovunque, ma se li ritrova davvero in ogni angolo e in ogni momento della vita: nel 1998 perde entrambe le gambe nell'attentato all'ambasciata USA di Nairobi; il "mercante di pietre", un italiano convertito all'islam e implicato con i terroristi, conosciuto casualmente in una vacanza in Cappadocia, gli porta via la moglie seducendola
  • La storia d' "amore" e di passione fra il mercante di pietre e la moglie del protagonista è completamente irrealistica: lei ne sembra stregata, quasi ipnotizzata. Forse il mesaggio sublinimale è che terroristi sono anche dei maghi ?
  • La vacanza in Cappadocia è irrealistica; Turchia: cosa centra questo paese con i terroristi? Perchè proprio in Cappadocia si trova questo tipo? Forse il registra vuole lanciare un mesaggio subliminale visto che la Turchia che vuole entrare in Europa? (Anche io non sono molto convinto dell'entrata della Turchia in Europa, ma affronterei altri argomenti a sostegno di questa tesi). Ancora una volta è la paura che viene trasmessa.
  • Ci sono molte imprecisioni: come al solito si fa confusione fra il jihad e la guerra santa: è vero sono due cose correlate nel contesto terroristico, ma di questo concetto il film ne da un valore assoluto e assolutizzante, valido per tutti i mussulmani.
  • Il film è pieno di scene che mette in stretta relazione ogni manifestazione religiosa islamica (dai sermoni pronunziati nelle moschee, a danze sacre, a preghiere collettive) con l'intento di odiare e seminare risentimento vero l'occidente. Certamente esisteranno di questi fenomeni, ma davvero riguardano tutte queste persone e in ogni angolo della terra ? Come fa Martinelli ad affermare questo ?
  • Il protagonista sarebbe un "esperto" di Islam, ma dimostra palesemente di non conoscere a fondo quel mondo.
  • Ad un osservatore attento non sfuggono frasi pericolose pronunciate dal protagonista del tipo "è dimostrato che le democrazie sono lente e inefficaci a riconoscere i pericoli al proprio interno". Bella osservazione: infatti le dittature sono efficacissime nel farlo, visto che reprimono senza pietà ogni forma di libertà!
Il film è falso, irrazionale, surreale, grottesco. Scene mediocri e poco convincenti. Il suo scopo è diffondere paura e diffidenza.

La sceneggiatura del film è completamente inconsistente, oltre che il significato decisamente folle: quando il film era finito, mi sono alzato e gli umori e le faccie degli spettatori nel cinema erano assolutamente poco convinte. Ho pensato: "meno male!"

Il film vuole dimostrare che in quanto tutti i mussulmani ci odiano, e questo non è solo per colpa dell'Occidente, ma per colpa dell'ideologia islamica, allora non possiamo rimanere indifferenti.

Già e cosa dovremmo fare? Il film questo non lo dice, ma siccome sembra fatto apposta per diffondere la paura, per fare appello agli istinti più bassi dell'uomo, ne consegue che dovremmo anche noi odiare i mussulmani. Bella sintesi.

In definitiva il film diffonde solo odio o potenziale odio:
  • per un mussulmano che lo vedesse, si sentirebbe a buon ragione oltraggiato, e se prima di vedere il film non aveva troppi sentimenti antioccidentali, vedendo dipinta in quel mondo irrispettoso e falso la propria civiltà e la propria cultura, avrà certamente un motivo per essere arrabbiato e uno in in più per "odiare" l'occidente.
  • per un cristiano che lo vede e che è senisbile al sentimento religioso, esso è un insulto alla ragione e all'amore. Quindi anche a Dio. Una visione da respingere assolutamente.
  • per un occidentale che abbia un po' di sale nella zucca si rende conto che il film non fa altro che fare appello ai più bassi sentimenti umani. Anche Hitler faceva lo stesso quando doveva convincere che gli Ebrei erano un pericolo per la società.
  • per chi proprio non ha sale nella zucca e viene sedotto dal messaggio folle di questo film, si ritrova spaurito e insicuro e tende ad aumentare irrazionalmente la propria diffidenza verso "ogni mussulmano all'angolo di una strada". Ottimo rimedio per aumentare l'integrazione e la conoscenza dell'Altro!
Insomma, la critica è totale e radicale: sceneggiatura da quattro soldi per un messaggio falso e irrazionale.

Martinelli è un ottimo regista: sa muovere la telecamera magistralmente (un poco alla Spielberg); ha fatto Vajont e Piazza delle Cinque Lune, ma in questi casi la sceneggiatura era già scritta, e anche per questo sono andato a vedere il suo film, fiducioso di vedere qualcosa di controverso, ma intelligente. Le sue ricostruzioni in quegli altri film erano formidabili, ma qui è davvero caduto in basso: quindi farebbe molto meglio a dedicarsi alla regia e lasciar scrivere soggetto, sceneggiatura, e messaggio dell'opera ad altri.

Martinelli, insieme ai terroristi, ha preferito raccontare una improbabile storia di un mercante di pietre e si è ritrovato a essere egli stesso un mercante di odio. I terroristi (quelli veri) lo fanno per il loro jihad. Martinelli lo fa al modico prezzo di 5 €.

Complimenti.

Etichette: ,

11 settembre 2006

Un incontro d'amicizia e solidarietà

Dabkha 2006-09-11
Ieri con alcuni amici italiani, palestinesi e libanesi abbiamo partecipato a un incontro in segno di solidarietà organizzato dalla Associazione Internazionale Gioventù Idente di Roma, con Comune di Roma, Comunità Libanese, Caritas e Istituto Mediterraneo di Ematoloria presso una casa di cura romana dove erano ospitati, fra gli altri, alcuni bambini libanesi venuti a Roma per curarsi.

Abbiamo fatto musica e danza (Dabkha) per loro, portato un momento di allegria ma sopratutto un segno di amicizia e solidarietà. Oggi più che mai ne abbiamo tutti bisogno.

Grazie a tutti quelli che hanno partecipato e organizzato, per le piccole grandi emozioni che questo ci ha dato a tutti.

Etichette: ,

17 agosto 2006

MEGAID 2006

Eros,Philia,Agape
Il MEGAID è terminato. E con lui se ne vanno anche le vacanze... E' un evento annuale: quest'anno ad Altipiani di Arcinazzo (FR) presso Casalbiancaneve, casa Salesiana. Ma cosa è questo MEGAID? Il MEGAID è come il Nirvana per i buddhisti: non si può definire che cosa sia; al massimo si può definire che cosa non sia.

Il MEGAID:
  • non è una vacanza
  • non è un ritiro spirituale
  • non è una conversazione intellettuale fra comuni mortali
  • non è un momento di riflessione, di distacco dalla quotidiana amenità
  • non è un laboratorio culturale, teatrale, di danza, di musica, di poesia
  • non è un luogo dove l'umanità universale trova nell' amicizia e nella condivisione delle emozioni una intensa forma d'essere e di sviluppo interiore
  • non è un luogo di divertimento
  • non è un evento di turismo culturale
Il MEGAID è, semplicemente, tutte queste cose insieme. Troppo difficile da spiegare per chi non vi abbia mai partecipato. L'unica cosa che tutti i testimoni vi diranno è che è bello.

Quest'anno si è parlato delle declinazini dell'amore: Eros, Philia, Agape; argomento troppo vasto e intenso per poter scrivere qui un degno resoconto, ma l'ho anticipato in un mio precedente post.

Grazie a tutti gli amici del MEGAID e le emozioni che, insieme, abbiamo condiviso.

Etichette: ,