12 novembre 2009

Crocefissi per le allodole 2 (errata)

In merito al post precedente, devo ricredermi di quello che ho scritto: considerazioni a mente fredda, senza troppo ragionare sul dibattito e senza informarmi: sono stato io stesso vittima di informazioni errate e sono io il colpevole perché non le ho preventivamente verificate. Faccio quindi ammenda, me ne scuso e ne traggo la lezione: bisogna verifcare prima di fare certe affermazioni.

Gaetano Dammacco su piuvoce.net scrive [1]:
In primo luogo occorre sgombrare il campo da un equivoco di fondo, che è stato affacciato da più parti, mettendo a nudo l’esistenza ancora di un pensiero (non debole) di contrasto all’azione della Chiesa (ancorché diversamente motivato): il crocifisso si trova nelle aule non a motivo del Concordato tra Stato e Chiesa ma per atto unilaterale dello Stato italiano. Il nuovo accordo tra Stato e Chiesa cattolica, sottoscritto nel febbraio del 1984 (così come il Concordato del 1929) non tratta in alcun modo, né diretto né indiretto, del crocifisso e della sua affissione nelle aule scolastiche. Il problema, pertanto, non appartiene al livello dei rapporti formali con la Chiesa cattolica, che sotto questo aspetto non ne è coinvolta.
Sembra quasi che l'autore volesse smentire proprio il mio post! In effetti è bastato un rapido controllo ai testi della leggi in questione per verificare che in effetti è così.

Cadono quindi tutte le argomentazioni che ho fatto nel post precedente.

E allora cosa dico? Favorevole o contrario al crocefisso nelle aule scolastiche?

Mettiamola così: se una legge che imponga il crocefisso insieme al "ritratto del Re" fosse proposta oggi, sarei decisamente contrario, in quanto anacronistica. E infatti come abbiamo già detto, la legge rischiava di passare come inapplicata e dimenticata. Ma giacché si parla di toglierlo e per motivi dichiaratamente antireligiosi o anticristiani, in nome di una percezione distorta di laicità, direi che sono assolutamente favorevole.

Contraddizione? Non proprio: Infatti dopo la vicenda di questi giorni, è evidente che anche una parete bianca diventerebbe un simbolo religioso (espressione di un ateismo di Stato); significato che non avrebbe avuto in assenza totale di una tal legge fin dall'origine: non conta infatti tanto lo stato finale di un sistema (ottenere una parete bianca), ma anche in che modo arriviamo a quello stato finale ovvero le transizioni che ci conducono ad esso e le motivazioni che soggiacciono a queste decisioni: è questo che da il senso alle cose (e non la parete bianca o meno "di per se"). A questo punto qualcuno potrebbe obiettarmi che la parete bianca non è simbolo di ateismo di stato, bensì di sana laicità: ma di questo parlerò meglio nel prossimo post.

Sarebbe poi pure in contrasto con gli articoli 7 e 8 della Costituzione Italiana che riconoscono alla religione cattolica in Italia un ruolo speciale: cosa che da fastidio a tanti così detti laici, o meglio persone prevenute per un motivo o per un altro contro l' istituzione Chiesa; in genere essi tanto si affannano a citare la Costituzione quando si parla di laicità, senza però cogliere che il vero nodo è che la laicità ha tanti modi diversi di essere definita: ogni Stato ha il suo proprio concetto applicato di laicità, cosa che a quanto pare la "corte" di Strasburgo non ha voluto tener conto e ha confuso laicità con negazione della religione.

Ed è per questo che la gente si è giustamente ribellata: ho letto perfino un Lucio Dalla e un Marco Travaglio (gente non sospetta di clericalismo) fare considerazioni di netta condanna verso questa sentenza proprio a causa dell'origine culturale e sociale, prima che strettamente religiosa, di questo simbolo. E devo dire la cosa mi ha anche sorpreso.

Un aspetto invece infinitamente positivo è che si è potuto parlare finalmente al livello di dibattito pubblico qualcosa di serio; che alza decisamente il livello medio dei dibattiti quotidiani: in mezzo a Grande Fratello e puttanopoli politica, la gente ha potuto parlare di identità, religione, significato di simboli e in particolare quelli religiosi in relazione alla nostra storia, e soprattutto chiedersi: "cosa è il crocefisso per me"? e "cosa è il crocefisso per la società italiana"? Al di la delle risposte personali penso siano comunque domande importanti, che stimolano l'intelligenza di tutti.

Unica nota negativa: non sono mancate strumentalizzazioni politiche, cosa che mi offende particolamente: tipo gruppi neofascisti che hanno forzatamente portato in alcune aule il crocefisso, cavalcando l'onda di indignazione popolare. Li invidio solo per tutto il tempo che hanno da spendere.

Nel prossimo post, giusto perché siamo in tema, parlerò proprio di laicità: un testo che ho preparato già da tempo.


[1] LA CROCE SOPRAVVIVERA`ANCHE A STRASBURGO
[2] Concordato: testo del 1929
[3] Accordo tra l'Italia e la Santa Sede e le successive intese di attuazione (1984)

2 Commenti:

Alle 13 novembre, 2009 09:13 , Blogger Cristiano Paris ha detto...

In merito alla questione del crocefisso, secondo me prima andrebbe capito perchè lo si espone e cosa rappresenta. Poi possiamo capire se va tolto.

Riguardo agli articoli 7 ed 8 della Costituzione, che tu dici conferire uno status "speciale" alla Chiesa cattolica, beh, mi pare invece proprio il contrario.

Li riporto qui per chiarezza:

"ART.7
Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.

I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale."

Mi pare che si dica che lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno, INDIPENDENTI e SOVRANI, ovvero lo Stato italiano può prendere decisioni indipendentemente dalla volontà della Chiesa cattolica. La Chiesa cattolica può fare altrettanto.

Siccome però lo Stato vaticano è a tutti gli effetti uno Stato confinante con l'Italia, si stabilisce che i reciproci rapporti siano regolati da un accordo, i Patti lateranensi, appunto.

Non mi sembra quindi che quest'articolo assegni alla Chiesa cattolica un rapporto privilegiato con lo Stato. Anzi! A leggere il successivo articolo, mi sembra proprio di no.

"ART. 8
Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.

Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano.

I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze."

Questo articolo parifica di fatto tutte le confessioni religiosa (tutte egualmente libere).

Nella tua frase "[Gli articoli] riconoscono alla religione cattolica in Italia un ruolo speciale", il termine "speciale" suona come "preminente" o "preponderante", che qualcuno potrebbe interpretare come "La chiesa cattolica è religione di stato".

La specialità della Chiesa cattolica deriva invece meramente da un fatto storico: lo Stato italiano, invasore dal punto di vista del Vaticano, ha chiuso il contenzione con questo Stato estero con i patti lateranensi. Punto.

 
Alle 13 novembre, 2009 22:17 , Blogger Fabrizio Sebastiani ha detto...

E' vero quello che dici, ma è solo una parte della questione. Per onore della verità bisogna essere "corretti e completi" cioè dire cose giuste, ma anche dirle tutte.

E' vero quando dici che tutte le religioni egualmente libere è un innegabile principio costituzionale.

La formula "religione di stato" è stata superata con la revisione del Concordato: ma per fortuna la Costituzione non usa questa espressione. Poi dici:

La specialità della Chiesa cattolica deriva invece meramente da un fatto storico: lo Stato italiano, invasore dal punto di vista del Vaticano, ha chiuso il contenzione con questo Stato estero con i patti lateranensi. Punto.

Su questo non sono d'accordo, perché è davvero riduttivo: se infatti fosse solo questo il punto, allora non si parlerebbe in Costituzione di tutto questo, semplicemente perché non ce ne sarebbe alcun bisogno.

La questione va analizzata in modo approfondito: mi propongo di studiare a fondo la questione e di sottoporla quando ho raggiunto delle conclusioni degne di completezza e spessore: ho iniziato a lavorare a un documento che vorrei sottoporre anche a qualcuno competente in materia.

Grazie per lo spunto che mi hai dato (anche se un po' fuori tema)

 

Posta un commento

Link a questo post:

Crea un link

<< Home page