18 luglio 2008

Eluana e Salvatore: messaggi dall'aldiquà

Tutti in questi giorni parlano del caso di Eluana Englaro [1] [2] [3] [4]. Voglio dire anche io la mia: sarò sintetico.

Sulla scia mediatica del caso, anche l'immancabile prof. Umberto Veronesi, tramite la sua fondazione [5], propone un modulo Testamento biologico [6] che pur non avendo valore legale, se un cittadino lo compila e firma, dice, può evitare o tenta di evitare, il ripetersi di casi come quelli di Eluana.

Ecco cosa propone di firmare:
[Il sottoscritto] In caso di:
- malattia o lesione traumatica cerebrale irreversibile e invalidante
- malattia che mi costringa a trattamenti permanenti con macchine o sistemi artificiali che impediscano una normale vita di relazione
chiedo di non essere sottoposto ad alcun trattamento terapeutico né a idratazione e alimentazione forzate e artificiali in caso di impossibilità ad alimentarmi autonomamente.
apparentemente semplice e lineare.

Peccato che non prende in considerazione casi come quello di Salvatore Crisafulli [7], che era in condizioni simili a quelle di Eluana ma che capiva e sentiva tutto e che miracolosamente è tornato cosciente tanto da raccontarci le sue pene nel sentire la fame, la sete e i medici affermare che era ormai un vegetale e che bisognava staccare la spina. Solo i genitori lo hanno salvato grazie alla loro insistenza e speranza. E si badi: non si tratta di un miracolo!

Vorrei chiedere al prof. Veronesi:

Cosa farebbe lei, caro professore, se si trovasse in condizioni di aver firmato il suo bellissimo testamento e si trovasse poi in condizioni simili a quelle di Salvatore Crisafulli in seguito a un incidente? Non si pentirebbe, forse, caro professor Veronesi, di averlo firmato? O forse, caro professor Veronesi, Lei che sa bene quale è la realtà scientifica, sarebbe il primo a non firmarlo questo testamento?

Perché.... sa... non è bello, sentire i medici che stanno per staccarti la spina convinti che sei un vegetale, anche e sopratutto con l'ipotesi che hai firmato una stupida liberatoria come Lei ce la propone.

A proposito.... ma che razza di testamento biologico sarebbe se prevede solo una possibilità e nessun questionario? Lei propone una sola cosa: autorizzare di staccare la spina! Ma non doveva essere una scelta? Lei invece ne propone una sola nel suo bellissimo modulo, senza neanche precisare o far scegliere esattamente in quali condizioni si dovrebbe o non si dovrebbe staccarla! Ma che testamento è? Il Testamento per l'eredità dei propri beni prevede infinite possibilità di destinare i propri averi. Ma il testamento biologico da lei proposto ne prevede una e una sola: staccare la spina non appena non siamo più coscienti. Nella sua visione delle cose dovremmo essere più liberi di gestire i nostri averi materiali dopo la morte, piuttosto che gestire la nostra vita. E lei lo chiama testamento? Di cosa?

Come mai Lei che dice con la sua bella fondazione di operare per il progresso delle scienze non dice anche chiaramente alla gente che c'è una certa probabilità che quello che normalmente viene chiamato "stato vegetativo permanete" non sia in realtà ne vegetativo ne permanente (come il caso Crisafulli mostra chiaramente) ? Non è che, forse, caro prof. Veronesi, a lei interessa mettere mano con la sua bella Fondazione di interessi che rappresenta, al mercato degli organi (legale s'intende)? Se ho capito bene piu staccamenti di spina è uguale piu "donazioni" di organi uguale piu lavoro e fama per gente come Lei. E' giusta l'equazione, professore? Lei si che è un vero uomo di scienza!

Cari amici, date una rapida occhiata al sito di Salvatore [7] e poi rispondete a queste due semplici domande:

1) firmereste un qualunque testamento biologico ?
2) fareste quello che ha fatto il padre di Eluana a vostra figlia?



[1] quotidianonet.ilsole24ore.com
[2] Unita.it
[3] Asca
[4] blog.panorama.it
[5] Fondazione Veronesi
[6] Modulo Testamento Biologico proposto da FV
[7] http://www.salvatorecrisafulli.it/

7 Commenti:

Alle 22 luglio, 2008 08:58 , Blogger Cristiano Paris ha detto...

Ti ringrazio per avermi fatto conoscere la storia di Crisafulli.

Vorrei commentare il tuo post per fare alcune considerazioni.

Innanzitutto, tu dici:

"Peccato che non prende in considerazione casi come quello di Salvatore Crisafulli, che era in condizioni simili a quelle di Eluana ma che capiva e sentiva tutto e che miracolosamente è tornato cosciente..."

Io ci andrei cauto con certe affermazioni. Come fai a dire che le due condizioni erano "simili"? Se sono proprio i medici, qualche volta, a sbagliare le proprie analisi, non credo tu, da non medico, possa fare una simile affermazione.

Questo mi porta alla seconda considerazione.

Premetto che, in generale, sono favorevole a che le persone abbiano la facoltà di decidere del PROPRIO destino, anche se questo include la morte fisica.

Con una simile premessa, non posso che constatare come il caso di Eluana non rientri in tale premessa, in quanto la decisione di staccare la spina viene dal padre di Eluana, che però giura e spergiura di riportare le parole ed il pensiero della figlia.

A questo punto mi viene da pensare: a chi giova la morte di Eluana?

Se la ragazza è veramente "morta cerebralmente", non dovrebbe percepire il sopraggiungere della morte. L'altra ipotesi sarebbe terribile: pur cosciente, subirebbe un affamamento mortale che stento chiunque a definire dignitoso ed umano, anche nel caso in cui Eluana, coscientemente, oggi, decidesse di morire.

La morte di Eluana giova forse al padre che, stremato dalle cure che deve subire la figlia, decide di farla finita e di liberarsi del pensiero della figlia malata per rifugiarsi nei ricordi della propria piccola.

A questo punto, probabimente, l'unica cosa da fare è cominciare a parlarne, discutendo e confrontando le varie opinioni, in un dibattito pubblico, sereno e sgombro da pregiudiziali.

Mi chiedo: come mai un simile confronto non è mai stato avviato nella cattolicissima Italia?

 
Alle 23 luglio, 2008 18:43 , Blogger Fabrizio Sebastiani ha detto...

> Come fai a dire che le due condizioni erano "simili"?

Forse qui mi sono spiegato male: "condizioni simili" non volevo dire che Eluana sente ed è cosciente come Salvatore (questo non lo sa nessuno), ma che Eluana, allo stesso modo di Salvatore, ha la stessa diagnosi (stato vegetativo permanente) e stessa prognosi (nessuna speranza di riprendersi). L'unica differenza è che Eluana è in questo stato da 16 anni, mentre Salvatore si è ripreso dopo 3 anni. Ma questo non dimosra che Eluana ci sente o no o che sia cosciente o no. Purtroppo non esiste alcun modo per dimostrare questo. Se anche la prognosi di Eluana fosse giusta al 100% (nessuna possibilità di riprendersi), chi ci dice che non sia cosciente, almeno con funzioni limitate? Chi ci dice che non sente le voci intorno? Nessuno.

Dobbiamo capire che la medicina non emette sentenze (come i tribunali) ma esprime diagnosi e prognosi tutte con una certa "probabilità". Eluana, obiettibvamente, ha una probabilità bassimissa di trovarsi in stato cosciente come lo era Salvatore, ma se anche questa probabilità fosse 1 su 1000000, sarebbe questo sufficiente per staccare la spina? Siamo sicuri che Eluana, quando esprimeva coscientemente questa sa volontà, gli fosse chiara questa prospettiva? Qualcuno gliela ha spiegata? E anche se gliela avessero spiegata e lei l'avesse capita davvero, se oggi fosse cosciente e potesse sentire le voci intorno a lei che dicono che non è cosciente come nel caso di Salvatore, sarebbe d'accordo con il padre? O forse non percepirebbe il mondo intorno a lei come un gruppo di persone che vuole solo sbarazzarsi di lei? Il caso Crisafulli insegna.

Perchè non si vuol fare un atto di umiltà affermando la nostra impotenza e ignoranza? Non sarebbe questo una onestissima presa di posizione, sia scientifica che umana che etica?

>> Premetto che, in generale, sono favorevole a che le persone abbiano la facoltà di decidere del PROPRIO destino, anche se questo include la morte fisica.

Forse. Ma sono bene informate queste persone? A me, per esempio, la mossa di Veronesi mi sembra una bella disinformazione! Ecco perchè ho attaccato Veronesi. Questa gente "che sa" non ci dice le cose come veramnte stanno, perchè appartengono a gruppi di potere.

Quindi: le scelte che facciamo sono veralemtne libere? In che stato si trova l'informazione oggi? E' veramente oggettiva? A me pare di no, quindi non ci sono le premesse per una autentica libera scelta del paziente, almeno in casi come quelli di Eluana. Questo è il problema.
Fa scuola quello che è successo (e succede) sul caso dell'aborto in merito alla manipolazione delle masse, vedi ad esempio il caso di Bernard Nathanson (basta fare una ricerca con google con questo nome)

> la decisione di staccare la spina viene dal padre di Eluana, che però giura e spergiura di riportare le parole ed il pensiero della figlia.

Ripeto la domanda: se Eleuana è cosciente ora come lo era Salvatore (e nessuno può affermare al 100% che non sia così), non si pentirebbe forse di aver detto al padre che voleva staccare la spina?

Chi ci garantisce che Eluana rifarebbe la stessa scelta OGGI ? Di questo nessuno parla. Quindi è veramente libero il dibattito e il confronto? A me pare che la voce grossa non ce l'ha la Chiesa (che anzi perde consensi con queste scelte intransigenti), ma centri di potere come quello di Veronesi e dei radicali, che traggono vantaggi politici (voti) ed economici (trapianto degli organi) cavalcando l'emotività delle masse e manipolando l'informazione.

> Se la ragazza è veramente "morta cerebralmente", non dovrebbe percepire il sopraggiungere della morte

Certo che non la percepirebbe! Sarebbe infatti gia morta! Attenzione a non confondere morte celebrale con 'stato vegetativo permanente'! Morte celebrale è un termine medico per dire "morte vera", quindi avrebbero già staccato la spina senza nessun problema di etica da parte di nessuno perchè si sarebbe trattato di un corpo senza coscienza in cui il cuore contina a battere grazie a macchinari vari. Come vedi la mia ipotesi sulla delicatezza della questione disinformazione è vera anche per te! è proprio qui il punto! Anche tu non saresti in grado di espimere un consenso veramente libero perchè non sei correttamente informato. Non ti pare?

"morte celebrale", "stato vegetativo permanente", "coma" sono cose diverse... io ne ho capito di piu dando una occhiata su Wikipedia.

> L'altra ipotesi sarebbe terribile: pur cosciente, subirebbe un affamamento mortale che stento chiunque a definire dignitoso ed umano, anche nel caso in cui Eluana, coscientemente, oggi, decidesse di morire.

E' questo il punto. Non sappiamo se Eluana è cosciente o no. Potrebbe anche non sentire nessun suono, ma essere cosciente: potrebbe sentire la fame e la sete, ma non sentire alcun suono... sarebbe uno stato mentale molto singolare: immagina di essere cosciente con la mente ma di non avere input esterni di alcun tipo: niente vista, niente suoni, niente tatto; niente. Ma sei cosciente... non sai se sei già morto o no o se stai già in paradiso o no... o chissà cosa. Nessuno può saperlo. Non abbiamo macchinari ne metodi provati per escludere categoricamente che una persona sia cosciente o no. Se li avessimo potremmo diagnosicare la "morte celebrale" al 100%, ma allora non saremmo qui a discutere. Questa è la realtà. Si hai ragione: non sarebbe dignitoso ed umano neanche se oggi Eluana, coscientemente, decidesse di morire. Sarebbe un suicidio. Allora perchè il nostro non sarebbe un omicidio? Non un omicidio "certo", ma "probabile" tanto quanto è la diagnosi di non-coscienza fatto dai medici. Questa è la verità. Scomoda. Ma la realtà.

> La morte di Eluana giova forse al padre che, stremato dalle cure che deve subire la figlia, decide di farla finita e di liberarsi del pensiero della figlia malata per rifugiarsi nei ricordi della propria piccola.

Esatto. Non è in gioco Eluana, è in gioco la nostra volontà di farsi o non volersi far carico di questi casi e di queste sofferenze. Ci sono in ballo anche questioni psicologiche: quanto il papà di Eluana si autoillude che così facendo fa veramente la volontà della figlia e quanto invece questa sua convinzione non gli è in realtà strumento di autogiustificazione (magari inconscia), perchè in realtà vuole evitarsi le SUE sofferenze? Non bisogna colpevoluzzare il papà per questo: bisogna però porsi queste domande. Io penso che in presenza di così tante domande e di così poche risposte certe, davvero la cosa più giusta è fare un gesto di umiltà delle nostre reali e attuali capacità di conoscienza ed essere intransigenti non per ragioni ideologiche, ma rimandendo sempre con l'apertura a futuri nuovi sviluppi. Essere intransigenti in quanto ignoranti non mi sembra una posizioe ideologica, ma di semplice buon senso e di umiltà, anche scientifica (non è la scienza stessa che ci insegna ad essere umili?).

> l'unica cosa da fare è cominciare a parlarne, discutendo e confrontando le varie opinioni, in un dibattito pubblico, sereno e sgombro da pregiudiziali.

Esatto. E' quello che ho tentato di fare io.

> Mi chiedo: come mai un simile confronto non è mai stato avviato nella cattolicissima Italia?

E' la solita polemica che non vuole vedere il merito delle cose. Ho cercato nella mia discussione di non mettere in mezzo la Chiesa e questioni religiose, proprio perchè penso che nel caso di Eluana sia un problema di impossibilità di fare una diagnosi di "morte celebrale" il vero punto, non tanto un problema di etica. Ci sono invece delle spinte "alla Veronesi" molto sospette che non mi piacciono. Tuttavia visto che tu tiri in ballo la Chiesa, ti invito a leggere posizioni filo-clericali che parlano ed espongono problemi sul caso Eluama e che non menzionano mai ne Dio ne la concezione cattolica della vita, ne il catechismo ne il Vangelo ne le encicliche, ma affrontano problemi da un punto di vista ad esempio medico o giuridico. Cattolico vuol dire universale: quindi si affrontanto le cose da tutti i punti vista, nessuno escluso. Mi sa tanto che il vero pregiudizio che tira di più è proprio quello cattolico: se si ha una posizione filo-cattolica, allora si è automaticamente accusati di avere un pregiusto, mentre invece questo atteggiamento è in verità esso stesso il vero pregiuzio! Insomma quello cattolico sembra davvero essere l'ultimo dei pregiudizi della nostra socientà (non mi pare sia tuo caso, ma è una tendenza generale e questo affossa la libertà del dibattito).

Il motivo per cui sostengo le posizioni della Chiesa oggi non è tanto la convizione che la strada che essa propone sia quella "del futuro": infatti penso che a lungo andare anche la Chiesa dovrà rivedere alcune sue posizioni (ma non so quali, nè come) perchè non è fattibile ne praticabile l'idea che eserciti sempre più numerosi di persone vegetino nelle corsie di ospedale. Il punto è che riconosco pienamente (cosa che alcuni non vogliono proprio fare) la nostra ignoranza, fragilità, insufficienza nel saper decidere con sicurezza su questi casi oggi; quindi seguo la linea intransigente della Chisa in quanto, anche se "dura", mi appare "nel presente" la scelta piu ragionevole e giusta. Sul futuro non so.

Leggi ad esempio questi articoli (diciamo pure filo-clericali) che però vedono il problema anche considerando questioni non strettamente religiose (mi chiedo davvero allora da che parte sta il vero pregiudizio):

Il giudizio di un giudice
Il caso Eluana e la dimensione della dipendenza
Caso Englaro: medici di Milano contro la decisione dei giudici
Il caso Eluana, quando i giudici vanno contro la Costituzione
Quando i giudici si fanno portavoce della cultura della morte
Tra depressione ed eutanasia
I medici italiani bocciano ogni ipotesi di eutanasia

grazie per il tuo commento.

 
Alle 24 luglio, 2008 09:44 , Blogger Cristiano Paris ha detto...

Ho letto il tuo commento.

Non discuto il fatto che esistano (numerosi) cattolici che, con grande onestà intellettuale, si aprano alla discussione ed al dibattito su questo come su molti altri argomenti.

Tuttavia rilevo come il dibattito non riesca a decollare serenamente a livello "nazionale", sulle televisioni, sui giornali e, soprattutto, in parlamento.

Mi chiedo come mai.

A pensar male, qualche volta, ci si azzecca e sarai d'accordo con me che oggi viviamo una situazione legislativa che "generalmente" favorisce le posizioni ufficiali della chiesa cattolica.

A chi interessa davvero cambiare le cose?

Tu parli di centri di potere. Ti chiedo: il Vaticano è un centro di potere?

 
Alle 24 luglio, 2008 11:55 , Blogger Fabrizio Sebastiani ha detto...

Vedo che concordiamo pienamente sul problema "informazione".

Certo che la Chiesa è un centro di potere. Potere spirituale. Anche il Dalai Lama è un 'centro' di potere spirituale e non per questo esula da avere effetti anche politici, come abbiamo visto negli ultimi mesi (anzi nel blog in alto c'è un box-link che è un sostegno politico a un leader spirituale). Ti sei mai chiesto perchè nessuno si scandalizza per questo? Ulteriore dimostrazione del pregiudizio cattolico di cui parlavo.

Il 'peccato' non è essere o no un centro di potere. La domanda cruciale è 'per fare che cosa'? Che cosa si propone veramente? Con quale visione del mondo? Con quali conseguenze? Con quale onestà intellettuale? Con quali effetti veri? Insomma il potere è come la scienza, come la tecnica, come le idee: non è ne buono ne cattivo. Dipende tutto da cosa ne facciamo veramente. Comunque... stiamo andando fuori dalla discussione originaria, quindi preferisco continuare a risponderti in privato.

ciao e grazie ancora.

 
Alle 24 luglio, 2008 12:15 , Blogger Cristiano Paris ha detto...

Credo sia bello e opportuno continuare in pubblico, perchè la discussione va dove vuole anche se non è strettamente legata al post originale.

>Certo che la Chiesa è un centro di potere. Potere spirituale.

Forse è il potere più forte, perchè investe la sfera più intima dell'individuo ed influenza tutte le altre, pubblica, privata, lavorativa, sociale, etica ecc.

>Il 'peccato' non è essere o no un centro di potere. La domanda cruciale è 'per fare che cosa'? Che cosa si propone veramente? Con quale visione del mondo? Con quali conseguenze? Con quale onestà intellettuale? Con quali effetti veri? Insomma il potere è come la scienza, come la tecnica, come le idee: non è ne buono ne cattivo. Dipende tutto da cosa ne facciamo veramente.

Giustissimo. Ma la mia domanda è un'altra: perchè non si avvia un pubblico dibattito che investa la Nazione anzichè pochi circoli culturali ristretti?

Rispondi a questo, poi se vuoi smettiamo.

 
Alle 24 luglio, 2008 16:10 , Blogger Fabrizio Sebastiani ha detto...

> Forse è il potere più forte, perchè ...

Si... hai ragione.

Direi è sicuramente così sul piano personale. Invece sul piano sociale il potere di una lobby è complesso da misurare: in prima approssimazione è direttamente proporzionale al prodotto della motivazione media dei membri di un gruppo e del numero di appartenenti a quel gruppo. Ma anche direttamente proporzionale ad altri fattori complessi: ad esempio capacità di influenzare, potere economico, incidenza o meno di altre lobby antagoniste etc...

> perchè non si avvia un pubblico dibattito che investa la Nazione anzichè pochi circoli culturali ristretti?

Potrei facilmente risponderti che in tutti i contesti sociali e storici sono sempre le minoranze a portare avanti una bandiera: il comunismo, la rivoluzione francese, i moti carbonari e l'unità d'Italia, il movimento abortista e tanti altri. Semplicemente per il fatto che sono più agguerrite e motivate.

Potrei ancora risponderti che la maggior parte della gente è poco interessata a certi problemi, tende ad alzare le spalle difronte a cose che non capisce. Oppure perchè deve pensare a mangiare o latri bisogni primari. Oppure perché è pigra. Infondo quello che vuole il 90% delle persone è vivere secondo una logica piccolo-borghese di stare in tranquillità, mangiare, bene e divertirsi e non avere troppi problemi.

Tuttavia ti faccio notare che ne io e ne te ne i lettori di questo blog ne del blog di Crisafulli ne il sito di Zenit sono o siamo un circolo culturale ristretto. Non ti pare? L'unica differenza è che abbiamo deciso di perderci del tempo, magari fosse solo a scrivere queste righe e a confrontarci.

Esempio: pensa a come è organizzata Wikipedia: c'è chi scrive molto (pochi), chi scrive poco (come me) e chi legge soltanto (quasi tutti). In quel mondo non vince chi ha ragione, ma chi ha più tempo da perderci. Per fortuna Wikipedia si compensa col fatto non è un circolo privato, ma ti garantisco che puoi avere tutte le ragioni del mondo, ma se ti scontri con uno che ha molto più tempo da perdere di te, non hai speranze di spuntarla (l'ho sperimentato sulla mia pelle!). Questa è esattamente la logica delle lobbyes. Non ci si può far nulla. Nel bene come nel male. E' così e basta.

 
Alle 24 luglio, 2008 16:53 , Blogger Cristiano Paris ha detto...

> Potrei facilmente risponderti che in tutti i contesti sociali e storici sono sempre le minoranze a portare avanti una bandiera: il comunismo, la rivoluzione francese, i moti carbonari e l'unità d'Italia, il movimento abortista e tanti altri. Semplicemente per il fatto che sono più agguerrite e motivate.

Quindi un problema sentito da una minoranza di persone non ha dignità di essere affrontato nelle sedi opportune, tipo il Parlamento?

> Potrei ancora risponderti che la maggior parte della gente è poco interessata a certi problemi, tende ad alzare le spalle difronte a cose che non capisce. Oppure perchè deve pensare a mangiare o latri bisogni primari. Oppure perché è pigra. Infondo quello che vuole il 90% delle persone è vivere secondo una logica piccolo-borghese di stare in tranquillità, mangiare, bene e divertirsi e non avere troppi problemi.

Non credo. Semplicemente la "gente", come dici tu, non è sensibilizzata ad un tema importante come questo.

Parlarne e trovare insieme il modo migliore per lasciar decidere un individuo sulla propria vita in modo consapevole, secondo i propri principi morali, nel rispetto reciproco credo sia importante, non credi? Al di là del risutlato cui si possa pervenire, credo che il dibattito abbia un valore universale e condivisibile.

Lo schema legislativo attuale favorisce una certa posizione e la parte favorita tende a non incentivare il dibattito.

Guardala dal lato opposto: lo schema attuale favorisce chi pensa che l'aborto sia una libertà che debba essere lasciata alla donna. E infatti, il centro di potere di cui sopra, preme affinchè se ne ridiscuta in Parlamento, si fanno trasmissioni sull'argomento ecc. Perchè non succede la stessa cosa sulla libera scelta di morire?

> Tuttavia ti faccio notare che ne io e ne te ne i lettori di questo blog ne del blog di Crisafulli ne il sito di Zenit sono o siamo un circolo culturale ristretto. Non ti pare? L'unica differenza è che abbiamo deciso di perderci del tempo, magari fosse solo a scrivere queste righe e a confrontarci.

Non è solo una questione di tempo. E' semplicemente giusto che se parli, che se ne discuta.

E la società civile, in primis il Parlamento, dovrebbe farsi carico di affrontare il problema.

Ma questo non si fà. Anzi, si tende a silenziare ogni possibile dibattito, a non svegliare l'opinione pubblica.

In altri paesi, ad es. l'Olanda, l'opinione pubblica è stata opportunamente sensibilizzata e lì se ne parla molto più che da noi. Perchè? La gente lì non è pigra lo stesso? Non è occupata a lavorare, a mangiare, a vivere?

 

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