07 marzo 2010

Donna-animale in Agostino e Wikiquote


La donna è un animale né saldo né costante; è maligna e mira ad umiliare il marito, è piena di cattiveria e principio di ogni lite e guerra, via e cammino di tutte le iniquità.
Venerdì scorso, con questa citazione, esordisce una collega in ufficio che, scandalizzata, dice di averla trovata su facebook e sarebbe attribuita nientemeno che a S. Agostino. La cosa mi ha incuriosito e stupìto, visto che mi considero un ammiratore di S. Agostino, e non mi risulta essere questo il suo pensiero. E' vero che Agostino, come molti suoi contemporanei, e influenzato da Platone [16], considerasse l'uomo in qualche modo superiore alla donna in intelletto e la donna superiore all'uomo nelle relazioni affettive, ma quella citazione mi sembrava davvero esagerata e fuori dal suo pensiero.

Tuttavia molti, come risposta emotiva ad un cliché ormai consolidato, tendono a considerare plausibile questa citazione. Perchè?

Animato dallo spirito di ricerca, mi sono messo a cercare. Infatti molti siti su internet [1] in effetti fanno la stessa citazione attribuendola proprio a lui.

Ho indagato a fondo e il risultato devo dire è molto interessante, perchè mostra come avvengono certi meccanismi da "gran cassa" sulla rete e in particolare di come viene comunemente sovrastimanto il sito Wikipedia & Co. e usato con leggerezza. Soprattutto quando abbiamo a che fare con argomenti religiosi, politici, etc...

Una breve ricerca ma approfondita, mi conferma che:
  • sul sito augustinus.it [10] [15], che contiene tutto quello che il vescovo ipponiense ha scritto e tramandato, sia in latino che in italiano che in altre lingue, disponibile anche in HTML, quindi indicizzato da google, non esiste nessuna occorrenza contenente le parole chiave di questa frase [2].
  • la pagina di Wikiquote, un'altro progetto affiancato a Wikipedia, alla voce Agostino d'Ippona [3] compare effettivamente la stessa identica citazione, indicata però senza fonte (!).
  • Per maggior scrupolo ho cercato le stesse parole chiavi dove non comparisse "agostino", per capire se è attribuibile a qualcun altro, ma senza successo [12]. Neanche il potente motore di ricerca GoogleBooks che cerca in valanghe di libri specializzati, fornisce alcun risultato su queste parole chiavi [13] [14].
Vediamo di ricostruire l'accaduto:
  1. Qualcuno inserisce una citazione (evidentemente errata) su wikiquote senza indicare la fonte [3]; vedremo poi come forse egli stesso l'ha presa da qualche altra parte dove la fonte non era indicata. Utilizzando Wikiblame [4] è possibile ricostruire la storia delle voci:
    1. "Versione delle 15:25, 24 feb 2008, autore: Gacio" [5] in cui non è presente la citazione.
    2. "Versione delle 10:12, 19 mar 2008, autore: Nemo bis" [6] in cui invece è presente;
  2. Quindi la citazione è stata inserita proprio da "Nemo bis" il 19 marzo 2008 alle ore 10:12, come conferma il confronto delle differenze [7].
  3. La frase, evidentemente, colpisce l'immaginario collettivo: un cliché comunemente in voga dice che il cattolicesmo avrebbe sempre disprezzato le donne e che anzi è colpa della Chiesa se le donne hanno sempre avuto nella storia un ruolo marginale (come se nelle civiltà non cristiane fosse invece al centro della società). Una frase del genere attribuita a uno dei più grossi pensatori della Chiesa di tutti i tempi, sarebbe l'arma fumante di questo "scandalo": l'obiettivo vero sono i cristiani e la Chiesa, i perenni cattivi di sempre. Per questo motivo la citazione non passa inosservata e diventa un piatto succulento per chi ha certi pregiudizi; si autoalimenta e conferma ciò che molti "vorrebbero" trovare in giro, e a supporto di questo cliché, la si cita in continuazione e così si diffonde come un virus. Se non è presente la fonte, poco importa: l'importate è che dica quello che a me fa piacere che dica.
  4. La conferma viene anche dal fatto che molti siti facilmente identificabili con google con le funzionalità di ricerca avanzata [8], riportano la frase: ma le pagine sono tutte successive alla data 19 marzo 2008 [1] tranne forse uno: "aforismi" [9], di cui non sappiamo la data di aggiornamento, ed è ancora senza fonte. Questo ci fa pensare che "l'effetto virus" potrebbe essere partito dal sito "aforismi.it".
  5. Questo "Nemo bis" lo ha probabilmente copiato dal sito "aforismi" in Wikiquote e da qui è "esploso" con una marea di citazioni in giro per la rete in quanto le date sono ancora tutte successive al 19 marzo 2008 [8]; la gente si comporta come se wikipedia e i progetti che gli orbinato attorno, siano affidabili e autorevoli.
Come dicevano in un post precedente "ha ragione chi urla di più", pare che sia proprio vero. La rete non fa eccezione.

A poco servirà rimuovere da wikiquote la frase erroneamente attribuita a S. Agostino, perché intanto l'effetto virus è stato innescato. E così una falistà ripetuta spesso, finisce per diventare percepita da tutti come una verità, alimentata da quel pregiudizio che ne "stimola" la diffusione, proprio come un virus ha bisogno di un adeguato "brodo" di cultura per potersi riprodurre.

Non facciamoci illusioni: non sono solo i semplici e la "massa ingenua" che scrive su Wikipedia a commettere grossolanerie di questo tipo: infatti quando si è accecati dal pregiudizio, anche esimi professori di Fisica possono prendere imbarazzanti abbagli, come è accaduto con la vicenda della mancata visita di Benedetto XVI all'università di Roma nel febbrario 2008 [11]: anche li c'entrò Wikipedia; ancora una volta non fu colpa di Wikipedia, ma dell'imbelcillità o anzi proprio del pregiudizio di alcune persone.

A me piace Wikipedia: lo ritengo un progetto straordinario, anche se con molti limiti. Proprio perché lo ritengo un bel progetto, mi attiverò comunque per la correzione dell'errore.

Quello che non mi piace sono proprio i pregiudizi: che operano spesso senza che ce ne accorgiamo. Contro la malafede o la semplice superficialità, nessuna legge, nessun regolamento, nessun sistema può evitare l'errore e la menzogna se non curiamo la pulizia della nostra mente, e soprattutto del nostro cuore.

PS: rimango comunque con la curiosità di chi sia questa citazione, se completamente inventata oppure erroneamente "modificata" nel senso e nell'attribuzione. Mistero della rete....

PS2: Non me ne voglia "Nemo bis" se si riconosce in questo post; non è mia intenzione accusarlo di pregiudizio: mi riferivo al meccanismo collettivo che si innesca, e non a singole persone, che non conosco direttamente; si sarà trattato certamente di un atto in buona fede.

[1] Salvataggio ricerca Google su parole chiavi
[2] Salvataggio ricerca Google su augustinus.it su parole chiavi
[3] Voce "Agostino d'Ippona" su Wikiquote alla data di oggi
[4] Wikiblame
[5] Voce "Agostino d'Ippona" su wikiquote, Versione delle 15:25, 24 feb 2008

[6] Voce "Agostino d'Ippona" su wikiquote, Versione delle 10:12, 19 mar 2008
[7] Differenze fra le versioni in [5] e [6]
[8] Salvataggio ricerca Google su pagine precedenti a [6]
[9] Citazione 5725 su aforismi.meglio.it (screenshot di oggi: qui)
[10] Opera Omnia di S. Agostino
[11] che siano però accaduto a dei professori di Fisica, che dovrebbero ben conoscere il valore di sottoporre a verifica certe ipotesi, è ancora più grave e sintomatico. Si veda l'articolo "Copia e incolla da Wikipedia: 67 docenti per un errore"
[12] Salvataggio ricerca Google su parole chiavi, trante "agostino"
[13] Salvataggio ricerca Google Books su parole chiavi - ricerca ristretta
[14]
Salvataggio ricerca Google Books su parole chiavi - ricerca allargata
[15] Motore Tematico in Augustinus.it
[16] si veda la pubblicazione "Agostino - il battesimo del pensiero antico" di John M. Rist, Vita e Pensiero, 1997, pp. 149-152
(disponibile in google book)

01 marzo 2010

Hacker Hood dalla Lettonia


Cito una notizia da PuntoInformatico.it
Lettonia, hack per vendetta
Un attivista locale ha rubato i dati degli stipendi. Li sta rivelando ai media locali per chiedere giustizia in tempi di recessione

[....]
Secondo gli specialisti della polizia non si sarebbe trattato di un cyberattacco ma soltanto di misure di sicurezza non adeguate che sono state adeguatamente sfruttate
[....]
E cosa altro sarebbe un cyberattacco se non esattamente lo sfruttamento di misure di sicurezza inadeguate?

Mi pare strano che una testata informatica riporti certe osservazioni senza neanche commentarle per smarscherarne la debolezza.


28 febbraio 2010

La pipa di Bach

creatura impastata di terra fangosa e altra acqua, e a null'altro destinata che a spezzarsi a terra prima o poi e a terra ritornare. [tratto da qui]


Questa citazione è di Johan Sebastian Bach, che scrive alla moglie Anna Magdalena una poesiola in riferimento alla sua pipa. Non faceva solo musica il grande compositore, ma rifletteva profondamente sulla vita, sul mondo che lo circondava; "terra fangosa" richiama alla concezione aristotelica dei quattro elementi costituenti tutta la materia: evidentemente ancora a quel tempo si pensava che il legno fosse un mix di terra e acqua. Oggi sappiamo che è un mix di centinaia di atomi diversi e migliaia di molecole, ma il senso di quello che il compositore tedesco vuole dire non cambia.

Che sensazioni, impressioni, riflessioni vi sucita questa osservazione?

25 febbraio 2010

Ha ragione chi urla di più

Questa frase l'ho letta nel sottotitolo della GoogleChat di una collega. Non so se ci crede veramente, o è una provocazione, o uno sfogo.

Comunque, se tutti pensano e avallano questo.... chi urla penserà davvero, con ragionevolezza, di avere sul serio ragione.

Infondo "avere ragione" è come il potere in politica: lo hai perché in molti te ne riconoscono la legittimità.

Mi viene da chiedere a questa collega se questa frase non sia "vera" solo perché molti finiscono per pensarla davvero in questo modo, oppure (anche se non ci credono), si rassegnano a che sia così. Ed ecco che i nostri pensieri, sinceri o di rassegnazione, finiscono per avallare quei comportamenti che non ci piacciono.

Ed è così che la prepotenza avanza e si rafforza....

(anche la mafia è nata e cresciuta con lo stesso meccanismo e oggi vediamo come sia difficile sradicarla).

21 febbraio 2010

Nazismo di Carnevale

Rispondo al commento di Blogger mariagrazia al post precedente sotto forma di lettera aperta a un ipotetico "Amico". Pensavo di aver detto quasi tutto sull'eutanasia in questo blog, tanti sono stati i post che ne hanno trattato. Ma evidentemente manca dell'altro.

* * *
Caro Amico, visto che è da poco finito il Carnevale, eccoti una mia storiella:
Il male, mascherato da Pulcinella,
dopo aver devastato la casa,
una volta smascherato,
esce dalla porta.

Ma poi,

mentre stiàmo ben attenti in giro
che non ci sìano maschere di Pulcinella
che girano sospette intorno alla casa,

e mentre celebriamo gloriose
"Giornate della Memoria
della Cacciata del Male
mascherato da Pulcinella"
per ricordare e insegnare ai
nostri figli quanto sìano davvero
pericolose le persone
mascherate da Pulcinella,

ecco che il male è già rientrato dalla finestra,
e, vestito da Arlecchino, gioca indisturbato con i nostri figli.
* * *
Ieri mi hai scritto che:
riguardo all'eutanasia sarebbe utile che si mettessero in campo tutte le possibili informazioni nei diversi casi e tutte quelle necessarie agli interessati ma la scelta spetta a chi è l'oggetto della scelta e non di altri.
Provo a tradurre queste tue parole così:
(1) difronte alla sofferenza e alla disperazione, ciò che la società è in grado di farsi carico è "dare tutte le possibili informazioni". Come un efficiente sportello informazioni. E poi lasciare la "libera" scelta al singolo.
(ma è oggetto o soggetto?).
Si tratta del solito cliché "libertario" per cui il singolo che sceglie da solo e per se "non sbaglia mai". Ma qui succede qualcosa di nuovo: con la sua "libera" scelta mette improvvisamente "a posto" la coscienza di tutti. Chi infatti si interrogherà sulla propria coscienza se il malato ha "deciso liberamente"?

un'altra via potrebbe essere invece:
(2) difronte alla sofferenza e alla disperazione, ciò che la società deve farsi carico è alleviare la sofferenza e aiutare i malati a dare un senso alla vita;
Secondo te, quali delle due società, è più "umana"?

E' ovvio che la seconda strada è più costosa; sia economicamente che emotivamente; ma infondo riconosciamo che è la seconda strada sarebbe quella "giusta", che tutti desideriamo. Perchè allora non si dibatte tanto animatamente se dare o no e come assistenza ai malati? Ho un forte sospetto: che la prima strada tanto declamata dai teorici della libertà sia un modo comodo e subdolo di evitare la seconda strada.

Sento già che mi stai per obiettare che si può certamente "offrire" tutte e due le cose, e che anzi il farle entrambe sarebbe veramente segno di una "vera società civile".

Mi chiedo però: se già oggi la "libera morte" non è ammessa, e ci sono già schiere di malati che chiedono disperatamente aiuto e non lo hanno, come potremo pensare che tale assistenza sarà migliore nel momento in cui a queste orde di malati viene prima di tutto "offerta" la possibilità di farsi da parte? Non c'è qualcosa che non va in questo meccanismo?

Prova vivente è il caso Crisafulli e famiglia, proprio di questi giorni. Chiedevano disperatamente aiuto allo Stato. Che non è arrivato. E adesso vogliono andare in Belgio a praticare l'eutanasia: cosa è dunque che provoca quel desiderio di morte? Una vera e libera scelta, oppure la disperazione di sentirsi abbandonati (non solo lui, ma la famiglia e chi gli sta intorno?).
E pensare che lo stesso Crisafulli, "tornato" dallo stato vegetativo, aveva scritto a Beppino Engaro, implorandolo di non far togliere la vita a Eluana, perchè lui era un testimone vivente: sentiva "tutto" quando i medici dicevano che era una foglia di insalata, e ci ha raccontato in quale disperazione fosse per non poter far nulla per dire "sono vivo!" .

Se perfino la famiglia Crisafulli è arrivata a questo, dobbiamo davvero riflettere. Che cioè la richiesta di morte è causata da una mancanza di impegno, di relazione, da parte di chi invece sta bene e potrebbe fare qualcosa. Cioè "noi", lo "Stato", la "Società Civile".

Io penso che è giusto che sia chi sta bene ed è in buona salute che è chiamato a fare "scelte difficili", ovvero non abbandonare il sofferente; non possiamo scaricare la responsabilità su chi sta male ed è disperato, rimettendoci solo alla sua "libertà"; perché questo equivale, moralmente a dire "veditela tu", "il tuo problema non mi interessa".

Dobbiamo seriamente riflettere su tutto questo. Se non sappiamo più individuare il debole e il sofferente e venire incontro alle sofferenze del nostro fratello, diventeremo una società sempre più inumana, in un baratro di progressiva emarginazione dell' handicappato, del debole, del piccolo, dell'anziano, del sofferente, del malato...

Amico, credimi: penso di non esagerare se dico che sta tornando di moda il nazismo: con la pratica dell'eugenetica, oggi ampiamente praticata, della soppressione e l'eliminazione dell'inadatto, del non desiderato, del più debole e indifeso;

E in alcuni casi avremo si avrà anche il coraggio di dire che lo abbiamo fatto "rispettando" la sua libertà. Che lo abbiamo fatto per "pietà". Forse sarà bene ricordare che anche i nazisti invocavano un senso di "pietà" quanto facevano esperimenti sui malati di mente; e molti credevano che quelle idee si basavano su teorie che erano "scientificamente" dimostrate (in realtà darwinismo sociale).

L'unica differenza è che oggi non c'è un Hitler a capo di tutto questo; non c'è un volto di questa ideologia; non c'è un nome "nazismo"; perché la società post-moderna è "liquida": abbiamo ideologie senza avere gli ideòlogi; tutto ci appare fatto in nome della democrazia; e siccome ci hanno insegnato che tutto ciò che è democratico è giusto e buono (e guai a chi discute questo dogma-tabù!!), ecco che la coscienza si assopisce ancora di più. E' questa è la società del post-umano, in cui certe ideologie non provengono da un "centro" ma hanno molti "centri" e nessun volto. Quando avremo preso coscienza del bàratro in cui ci stiamo infilando, non avremo nessuno cui fare un processo: non ci saranno altri Norimberga; ma nel frattempo molti saranno stati soppressi in nome della falsa libertà e della falsa pietà.

Non mi fraintendere, ti prego: non ti sto dando del nazista; ma ricordiamoci che il nazismo ebbe il supporto "silenzioso" e "ingenuo" di molti che tacquero, pur non essendo nazisti e che si fecero convincere almeno in parte dalla propaganda e assopirono così le loro coscienze: è difficile dire quale sia stata la responsabilità (colpa) oggettiva di queste persone; a loro scusa c'è il fatto che furono plagiate; senza voler giudicarle, possiamo comunque dire che di fatto quello che è accaduto lo è stato anche grazie a questo meccanismo perverso.

La stesso meccanismo infatti accade oggi in TV dove tutto è sempre proclamato in nome della "libertà" e della "democrazia". Peccato che non tutto viene raccontato come veramente è.
Nessuno dice ad esempio quale è la prima cosa che i malati e le loro famiglie in quelle condizioni chiedono: "aiuto","assistenza", "amore". Chiedono relazione. Solo quando queste cose gli vengono negate, allora chiedono la morte. Non a caso le associazioni dei malati insorsero dopo la "sentenza Englaro". Perchè?

Però il messaggio che arriva alla gente è un'altro: che ci sìano orde di malati "costretti" a soffrire che chiedono solo di morire e che aspettano un nostro gesto di "pietà" e di "clemenza". Il che può anche essere vero, ma alla fine ciò che viene trasmesso è una distorsione della realtà.

Forse sarebbe istruttivo rivedere certi filmati di propaganda nazista e di come invocassero lo stesso "senso di pietà" nei riguardi delle loro vittime innocenti; questo avveniva con abili mistificazioni di mezze verità e mezze bugie: le bugie credibili infatti non sono mai bugie al 100%, altrimenti verrebbero subito riconosciute e non ci crederebbe nessuno.

Forse dovremmo smettere un attimo di contare il numero di ebrei morti nei campi di concentramento e dare una occhiata nel nostro "giardino" di oggi; e dare così un senso a quei morti della storia e alle nostre tanto celebrate "Giornate della Memoria" (per carità, sacrosante!).

E allora non sarà importante solo celebrare le Giornate della Cacciata del Male mascherato da Pulcinella, ma saperlo riconoscere anche quanto gioca dentro casa indisturbato, vestito da Arlecchino.


PS: Nel frattempo, sempre in nome della libertà, dalla solita Olanda, una proposta per legalizzare il suicidio medicalmente assistito per tutti gli ultrasettantenni che ne faccian richiesta”
con tanto di "professioni deditate al fine vita, formata da infermieri specializzati, psicologi e religiosi". Il grave rotola sempre più rapido giù dal piano inclinato; Arlecchino si comincia a far sentire. Qualcuno se ne è accorto?

13 febbraio 2010

Libertà e felicità

Vendere un qualcosa con lo slogan della libertà è sempre un buon affare. Ma a cosa serve la libertà?

A essere più felici, dicono. Se la società e le leggi ci offrono più possibilità, ovvero ventagli di scelta quanto più ampi, allora dovremmo essere più felici. Dicono.

Una società più libera sarebbe tale tanto più è ampio il numero di "scelte" che l'individuo può fare: che rapporto c'è fra (questo tipo di) libertà e la felicità?

Siamo tutti d'accordo che la tirannia, il regolismo, la violazione della dignità umana, mortificano la nostra libertà e di conseguenza anche la nostra felicità.

Ma davvero più libertà di scelta ci da sempre e comunque, ipso facto più felicità? Se si, da quali dati sarebbe dimostrato? Se no, ha senso allora invocare sempre più libertà intesa come "avere maggiori possibilità ti scelta"? E che cosa allora ci rende davvero più felici?

Avere più scelte (o averne troppe) non può aumentare il disagio, lo stress e l'incertezza dovuto proprio alla scelta? Ovvero: serve davvero avere più scelte se poi non coltiviamo i parametri per poter effettuare certe scelte?

Il pensiero liberale radicale risponde a questa domanda asserendo che la legge (dello Stato) dovrebbe occuparsi di ampliare questo ventaglio di scelte mentre invece i criteri per orientare queste scelte debbono essere obiettivo del singolo, coltivando le propria filosofie, religione, etc.... In questo modo, dicono, saremo tutti più felici. Ma quali sono i presupposti di questa impostazione? Risposta: le scelte del singolo non sarebbero (o non dovrebbero essere) influenzate dalle scelte degli altri; l'uomo è visto come essere non gregario, un individuo senza relazioni in cui le scelte degli altri non lo influenzano mai. Purtroppo non è così: non tutte le persone e non in ogni circostanza sono così indipendenti o hanno voglia di esserlo in tutto e anzi la mancanza di dipendenza li fa sentire più soli, e più infelici. Pensare diversamente è segno di una falsa antropologia umana, perché non sorretta dalla realtà concreta e reale, ma solo idealizzata su ciò che si vorrebbe che l'uomo fosse (cioè sempre forte, indipendente e senza condizionamenti di nessun altro) e non su ciò che è veramente è (a volte debole, influenzabile, indifeso, non sempre sicuro di se).

La libertà intesa come "maggiore scelta" non rischia forse di essere poco rispettosa per quelle persone che, a causa dei loro limiti personali, intellettuali, culturali, si trovano in seria e imbarazzante difficoltà di dover fare una certa scelta? Insomma qualcuno potrebbe "non voler fare una scelta" ma potrebbe sentirsi più rassicurato e più felice se la collettività si fa carico di una certa scelta che egli non vuole prendere. Se a qualcuno questo ragionamento puzza di paternalismo, mi mostri piuttosto in che modo si può dimostrare, dati alla mano, che le società così dette "più libere" sono anche le più felici. Implicherebbe un poter "misurare" la felicità: ma si può fare?
Chi difende i "diritti" di queste persone? Nessuno mi pare: non certo i paladini della moderna libertà che ci vendono continuamente il dogma per cui:
"maggiori scelte"="più libertà"="più felicità"
E' indubbio che nel corso dei secoli abbiamo sempre più guadagnato "libertà di scelta", ma allora perché siamo sempre infelici come lo eravamo un tempo? L'uomo di oggi è veramente più felice di uno del medioevo? La domanda non è così innocente e semplice e la risposta non è così scontata. Oggi ad esempio i dipendenti sono "obbligati" a lavorare 8 ore al giorno. E nessuno si sognerebbe che non debba essere così. Chi si rifiuta può essere licenziato, indipendentemente dal lavoro svolto. Nel medioevo il contadino mezzadro rendeva si conto al padrone o al suo signore, ma lo faceva solo alla fine dell'anno con la raccolta: era impensabile che il signore obbligasse il contadino ad alzarsi ad un certo orario o lavorare in certi momenti o a controllare cosa facesse durante la giornata. Forse oggi un contadino del medioevo, con i suoi parametri, vedendo gli operai nelle moderne fabbriche o uffici, li vederebbe come massa di schiavi e penserebbe forse, che infondo infondo lui è più libero.

La felicità, non è un valore, ma uno stato: esso dipende invece dai valori, dipende cioè da che cosa è veramente importante nella nostra vita. Se percepiamo che nella nostra vita stiamo soddisfacendo l'esigenza dei nostri valori, allora siamo felici. Altrimenti siamo meno felici. La felicità, infondo, è dare senso a quello che facciamo. Dare senso alle scelte che facciamo.

E cosa c'entra questo con la libertà? Infondo c'entra perché siccome l'uomo moderno percepisce la libertà di scelta come un valore, allora si sente più felice se ha maggiore libertà. Tuttavia questo modo di concepire la libertà, impone di fatto delle scelte (in un senso o nell'altro) anche a chi avrebbe fatto volentieri a meno di scegliere. Con conseguente autocontraddizione: per essere più liberi, alcuni vengono resi meno felici.

Io, per esempio, potrei non volere il diritto di scegliere l'eutanasia, perché temo di poter fare una scelta sbagliata in un momento di debolezza mia o di sofferenza per i miei familiari. Come si concilia questa "libertà di scelta" con la mia felicità di oggi?

E ancora: in una società plurale, dove i valori possono essere diversi, come si può legiferare con un sistema inteso come bene comune in modo da non mortificare la felicità di qualcuno?

Sento di avere molte domande e poche risposte: sono confuso, tante cose non mi tornano.... e voi, vi sentite così sicuri con certi dogmi in stile moderno?

Forse dovremmo interrogarsi più seriamente su quale è il nesso fra "la felicità" e il "problema del senso", che evidentemente nessuna legge può risolvere.

08 febbraio 2010

Risposta a "Il Censore" su Galileo

Rispondo in modo articolato al commento: Alle 08 febbraio, 2010 14:37 ,
Era infatti già da tempo che avevo "in canna" un post su processo a Galileo. Approfitto dell'occasione, riprendendolo, ampliandolo e rispondendo al mio lettore, che ringrazio per aver lanciato la palla.

Blogger Il Censore ha detto...
La differenza è chiaramente osservabile nel caso di Galileo, religioso e razionale, ma che lo fu in quanto non permise alla religione di impedirgli di ragionare.
Un saluto (non rispondo sempre ai tuoi post, ma li leggo).

Qui mi pare che confondi la religione in quanto tale, con le istituzioni, gli uomini e le contingenze che hanno rappresentato, in un periodo storico particolare in una vicenda particolare; quella di Galileo appunto.

Chi impedì a Galileo di ragionare non fu la "religione", ma le persone, le istituzioni e le convinzioni del suo tempo. Che agirono, questo è vero, in nome di una credenza religiosa.

Che la Bibbia avesse un valore spirituale non c'era alcun dubbio ne ieri ne oggi per la vita del fedele.

Che la Bibbia invece non avesse un valore "storico" nel senso di raccontare effettivamente come "va il mondo"
è un fatto scontato per noi oggi, che veniamo dopo secoli da quella vicenda, e abbiamo poi approfondito
moltissimo gli studi biblici e la formazione di questi libri nella storia, in particolare il genere letterario del mito e del suo rapporto con la scrittura ispirata. Ma allora tutto questo non si sapeva e non era affatto scontato. Si pensava quindi che la Bibbia raccontasse anche la realtà storica. Condannare quelle persone solo perché vivevano in un tempo diverso e giudicarle con i nostri parametri non mi sembra una operazione di giustizia e oggettività.

Fu proprio Galileo, con grande intuizione teologica, a dire per primo che la Bibbia è "fatta per andare in cielo e non dice come è fatto il cielo"; Ma così dicendo si "intrometteva" nel campo teologico e la Chiesa intervenne in quanto il campo era di sua competenza. D'altra parte il "Dialogo Sopra i due massimi Sistemi" non è un trattato scientifico, ma parla di Teologia, di visione del mondo. La Chiesa sbagliò perché poi le idee di Galileo ebbero la meglio, ma non dimentichiamo che al tempo del processo, non era così evidente che Galileo avesse ragione. Lo Sbaglio della Chiesa fu vietare quelle idee anche nell'ipotesi che fossero state infondate. Supponiamo che Galileo non avesse avuto ragione: chi oggi parlerebbe più del processo a Galileo? Nessuno. Anzi, nessuno lo ricorderebbe come scienziato, ma come un pazzo stravagante. Solo anni più tardi con Newton e le leggi di gravitazione si comprese davvero perchè doveva essere così.

A questo si aggiunse la beffa e l'umiliazione del povero Galileo che funse da capro espiatorio e umiliato senz'altro più del necessario (ma qualcuno oggi pensa, chissà perchè, che fu bruciato sul rogo!) da parte della Chiesa che era più preoccupata ad evitare nuove eresie, dopo il trauma dello scisma Luterano, piuttosto che a permettere idee ritenute "audaci". E le idee di Galielo (anche se poi rivelatesi corrertte) erano certamente audaci, perchè deboli sul piano delle prove. E per questo la Chiesa pensò che fosse suo dovere impedire che quelle idee si diffondessero: questo si fu davvero uno sbaglio "tattico" assolutamente madornale; D'altra parte anche nella Chiesa c'era chi era scettico in una eventuale condanna a Galileo, perché se poi avesse avuto ragione, ci avrebbero fatto pessima figura. Come poi avvenne. Furono delle scelte tattiche e politiche sbagliate, ma non c'entra davvero con l'essenza del cristianesimo, della religione e delle questioni di fede in quanto tali.
Anche se possiamo capire che la questione a quel tempo e nel contesto storico dell'epoca non era affatto banale, come non potrebbe essere banale oggi il problema dell' AIDS o dell'eutanasia.

Galileo comprese benissimo la differenza fra questi due piani, tanto è vero che non rinnegò la Chiesa e morì fedele cattolico. Chi invece oggi invoca sempre questo processo a Galileo ogni volta che si parla di Ragione e rapporti fra fede e scienza, deve ancora purificarsi da questa impostazione scorretta, quasi che il processo a Galileo fosse la macchia infame e indelebile della religione per tutti i secoli dei secoli; evidentemente ancora si fa confusione fra i due piani e non si si vuole proprio distinguerli.

Il processo a Galileo visto come come simbolo della lotta fra fede e scienza che si contendono in antagonismo
la Verità sul mondo è un clichè confezionato dalla propaganda illuminista di stampo ideologico posteriore e poi anticattolica di tutti i tempi, ma non ha davvero alcun fondamento storico, perchè in quel contesto storico non è così che fu vissuta. Non dimentichiamo che furono gli illuministi nel '700 a far divorziare la fede dalla ragione; e infondo era anche comprensibile, visto che proprio in quel periodo ci si accorgeva di quante cose potessero essere "spiegate" senza far ricorso a Dio. Anche il lavoro di questi scienziati ha infondo contribuito a purificare la nostra fede. Al contrario la Chiesa ha sempre difeso, tomisticamente, l'unità fra scienza e fede sul piano filosofico; non ultima l'enciclica Fides et Ratio di Giovanni Paolo II, che consiglio caldamente di leggere.

Non ci dimentichiamo che ancora nel '800 c'erano esploratori con tanto di accrediti accademici in geografia che durante le esplorazioni di quei secolo andavano in giro cercando il "Paradiso Terrestre": non era raro che giornali del tempo uscissero con titoli del genere "Scoperto paradiso terreste in ....". Se a noi questo fa sorridere è solo perché oggi diamo per scontato che la Bibbia è "fatta per andare in cielo e non dice come è fatto il cielo", ma ripeto dobbiamo avere rispetto per chi a quell'epoca e ancora nel '800 era convinto del contrario e non aveva ancora le prove certe che non dovesse essere così. Lo stesso Darwin in giovinezza riteneva i fossili dei residui delle antiche belve decedute evidentemente con il diluvio universale.

Ricordo che la teoria copernicana non fu mai condannata come eretica; Ma solo per "sospetta eresia": sembra una quisquiglia e un appiglio formalistico, ma nonostante scardinasse le convinzioni religiose ritenute fondatissime e per questo era, si, osteggiata da buona parte della Chiesa, non fu mai condannata come eretica: non poteva esserlo perché si presentava come teoria scientifica e non come religione; questo testimonia comunque che la Chiesa usava l'arma della condanna per eresia con estrema cautela e rispetto per il mondo scientifico e delle idee in generale; e questo nonostante il periodo storico fosse molto "caldo" in tema di eresia. Visto con i parametri odierni ci sembra inaccettabile una tale intromissione della Chiesa in queste questioni, ma all'epoca nessuno metteva in discussione questo diritto, autorità o metodologia.

La teoria coperincata comunque era dibattuta anche da uomini di Chiesa; ma nonostante questo fu di fatto osteggiatissima. Non dobbiamo infine dimenticare che l'opposizione più cruenta (e violenta) contro le idee copernicane fu radicato e praticato nei paesi soprattutto protestanti: ma questo stranamente non viene mai ricordato; si ricorda e si rinfaccia ai cattolici sempre e solo il processo a Galileo: perché? I motivi sono essenzialmente due: un certo pregiudizio cattolico ovvero quel cliché di cui si parlava sopra e il fatto che la Chiesa è l'unica istituzione formale la cui presenza è stata ed è tuttora continua nella storia; e rappresenza così un bersaglio "comodo" con cui prendersela di molte malefatte che infondo tutti ci portiamo dietro; un comodo capro espiatorio. Peccato che non è l'istituzione che fa le virtù o i vizi, ma le persone che la costituiscono, oggi come ieri. E infatti la Chiesa si è sempre definita fatta "per Santi e per i peccatori".

La vicenda Galileo fu complessa e senz'altro incluse errori da entrambe le parti, e nessuno pensava (ne Galielo ne la Chiesa) che dopo più di 300 anni fossimo ancora qui a discuterne animatamente. La Chiesa sbagliò e lo ha riconosciuto. Direi con troppo ritardo. Tuttavia nella vicenda Galileo c'è ancora chi oggi non vuole ammettere il riconoscere la valenza di quegli atti nel contesto in cui questo avvenne, addossando acriticamente la responsabilità alla "Irragionevole" e retrograda "Chiesa oscurantista" perché questa visione e questi cliché ricalcano facilmente un martellante stereotipo facile da vendere.

Tutto questo, comunque, non c'entra affatto con i dogmi della fede, almeno per quanto riguarda il cristianesimo:
nel Credo non diciamo che il sole gira intorno alla terra, ne alcun documento dogmadico lo fa ha mai fatto qualcosa del genere.

La Chiesa ha sempre tenuto distinti i dogmi e le realtà di fede dalle teorie, conoscenze e filosofie varie "sul mondo" e non mi pare che su questo piano sia mai incappata in errori evidenti di fondo, al di la del dibattito contingente. Se pensi che non sia così, esibiscimi un controesempio e parliamone.

06 febbraio 2010

Dio Veronesi




Da un intervista del "prof. Umberto Veronesi" che leggo recensita su "La Stampa":



La religione impedisce di
ragionare, la scienza vive nella
ricerca della verità. Umberto
Veronesi, nel corso di «Sky
Tg24 Pomeriggio», ha spiegato
i motivi che, da scienziato, lo
hanno allontanato dalla fede.
«Scienza e fede non possono
andare insieme - ha affermato
l’oncologo - perché la fede presuppone
di credere ciecamente
in qualcosa di rivelato nel passato,
una specie di legenda che
ancora adesso persiste, senza il
diritto di mettere in dubbio i
misteri e dogmi che vanno accettati
o, meglio, subiti».
Grazie, o grande prof. Veronesi! Meno male che c'è lei che ci mostra il Sommo Ragionare! Si perchè... noi umili e imbecilli fedeli non sappiamo certo ragionare. Ma lei con la sua Scienza ci illuminerà! La scienza infatti, come lei ci insegna dall'alto della sua Somma Cattedra, non solo ci dice cosa possiamo fare, ma anche cosa siamo. Detto in linguaggio filosofico non solo si occupa dell'immanente, ma anche del trascendente (ma che le devo spiegare a lei queste cose?). Oh Giusto! Oh grande prof. Veronesi!

Si perchè... lei si che è davvero rappresenta una nuova Ratio, l'unica che sa veramente chi è l'uomo, dove va e chi è. Lei si, che finalmente rappresenta la nuova generazione di Veri Scienziati, non invece come gli scienziati vecchio stile vecchi rincitrulliti che non sapevano ragionare affatto, che erano credenti o uomini di fede: come Guglielmo Marconi, Max Plank, Teilhard de Chardin, Agostino Gemelli, James Clerk Maxwell, Johann Gregor Mendel, Alessandro Volta, Galileo Galilei, Isaac Newton... (cfr disf.org) Per non parlare poi di grandi filosofi e letterati che hanno esplorato il trascendente e la ragione come Aristotele, Platone, S. Tommaso d'Aquino e S. Agostino, Dante, Oscar Wilde... tutti dilettanti, con un cervello davvero piccolo piccolo.

Se abbiamo fatto così tanta strada con gente così imbecille, non oso immaginare dove arriveremo con gente come lei, che è la Vera Ragione!! il Vero Scienziato. Il Grande e Unico Filosofo! Evviva Evviva!! Grandi cose vedo ora nel nostro futuro!

Sa... mi ha proprio convinto. Domani metterò un suo busto nell'ingresso di casa così tutte le volte che torno a casa la sera stanco potrò prendere meglio coscienza della mia attuale irrazionalità, e pronuncerò in suo onore questa orazione solenne:
"O Sommo prof. Veronesi, aiutaci tu a essere Razionali! Noi ti lodiamo e ti glorifichiamo, e ti rendiamo grazie! Noi ascolteremo la tua voce!"
e finalmente mi scrollerò di dosso questa ingenua e bambinesca immagine di Dio che mi porto dietro e la sostituirò con la sua esimia persona, che finalmente mi ha aperto definitivamente gli occhi! Così da domani mi sentirò più intelligente, sicuro, ma soprattutto, veramente Razionale!

Grazie!! Grazie!! Grazie!! Lei si che è la nostra salvezza!
Ave, Gloria, Lunga Vita al Grande Veronesi!!!

PS: mi perdoni umilmente, o Grande Professore, se ho usato parole inopportune in passato sulla sua persona in questo blog, (post del 18.07.2008) insinuando cose orribili sulla sua Somma Persona. Confido nella sua benevolenza e misericordia. Era dovuto alla mia irrazioanlità del passato. Ma ora che mi sono convertito, le prometto che non succederà più. Amen.


08 gennaio 2010

Sharia nella laica Europea

[In] Inghilterra,[..], i tribunali islamici della “Sharia” possono da anni legiferare e giudicare in tema di diritto familiare. E in Germania non pochi verdetti emessi dai tribunali tedeschi citano principi o consuetudini legate al diritto islamico. Ad esempio, un giudice di Dortmund ha stabilito che un padre può picchiare la figlia quindicenne che non vuole indossare il velo; e un altro di Francoforte, sempre facendo riferimento ad un passaggio del Corano, ha stabilito che il marito può picchiare la moglie, “in quanto ambedue sono musulmani”.
(dal Blog di Piero Gheddo, giornalista del PIME).
E' questa, amici, la "Laica Europa" che tanto ci viene professata e decantata?
Stiamo diventando come l'Arabia Saudita? Perché non ci indignamo di queste sentenze? Perchè non se ne parla? Possibile che la laicità deve essere sempre invocata solo quando si parla di pillole abortive, staminali, eutanasia... insomma solo quando è utile per evitare di argomentare certi temi un po' scottanti?

La "laicissima" Europa con il solo veto "laicissimo" della "laicissima" Francia, ha rifiutato di inserire nella propria costituzione il riferimento alle radici cristiane, negando così la realtà storica. Nel frattempo i tribunali in Europa, ripeto in Europa, usano la Sharia come fonte di diritto.... qualcosa non mi torna. A Rotterdam, nella liberale olanda, nei cinema ci sono le aree "riservate" alle donne velate. Ragioni di mercato dicono. Mi sento confuso.

Questa contraddizione si spiega solo con il fatto che siamo ipocriti. Vogliamo essere a tutti i costi "politicamente corretti", per non creare lo "scontro di civiltà" che tanto ci fa paura. E per questo siamo disposti noi stessi a rinunciare ai nostri valori per i quali in Europa sono morte tante persone in passato: lo "scrontro di civiltà" lo abbiamo avuto noi in casa per molti secoli. A partire dalle guerre di religione e continuando anche con ben due guerre mondiali centrare proprio sul continente Europeo. Siamo una società libera perché abbiamo pagato più di ogni altra e a caro prezzo la nostra libertà, con il sangue di tanti nostri avi e in molti secoli. Gli altri non l'hanno fatto, o se volete non gli è capitato. Ma c'è poco da essere relativisti.
Dove finisce la tolleranza del diverso, e dove comincia il far rispettare i principi e i fondamenti di quella "società civile" che con tanta fatica abbiamo costruito ? Possiamo fare a meno di "fondamenti" in nome del relativismo culturale o morale o religioso?
Non venderò il sangue dei miei avi per un piatto di lenticchie, a causa di questa smania di "politcamente corretto" traversitita da intellettualismo relativista. Diamo per scontato che ormai la libertà di cui godiamo è "data", e che quindi dovrà esistere per sempre. E invece è un tesoro che dobbiamo coltivare gelosamente, altrimenti la pianta appassisce e l'albero si secca. Non mi pare che il relativismo culturale, ormai imperante ovunque, sia un buon concime; anzi mi pare accelleri l'insecchimento.

Temo che, se si continua a ignorare questi problemi, in un futuro non troppo lontano si potrebbero anche creare le condizioni per cui, se la gente viene messa di fronte alla paura, magari in seguito a scontri di piazza e problemi di ordine pubblico, possano esserci reazioni eccessivamente autoritarie anche da parte dei governi in preda a politiche populiste. Ne è la prova il fatto che partiti di estrema destra stanno crescendo velocemente, proprio in Olanda. In Italia la Lega Nord non è da meno.

Un società in preda solo al materialismo e al consumismo ha ormai dimenticato cosa è veramente è, e perché. Ha rinunziato al bene comune, centrando tutto sui presunti "diritti dell'individuo" e del singolo: una ideologia ormai presente ovunque dove tutto è immolato sull'altare dell'individualismo. Si è rilassata nel facile relativismo, che infondo è immobilismo. Ha rinunziato a se stessa. Forse deve perderla di nuovo questa libertà, per capire davvero quanto era importante?

05 gennaio 2010

Profezia animalista, 50%

Parlando nel corridoio con una amica e collega di lavoro, molto sensibile ai diritti degli animali (non so se ama definirsi animalista, ma preferisco non affibbiare etichette, se non ne sono certo) abbiamo parlato delle galline ovaiole, costrette in batteria in minuscole gabbie, della disumanità di questa cosa, del fatto che questa tecniche dal 2012 saranno illegali come da Direttiva Europea, del problema del cibo sano oggi etc...

Mi ha poi inviato questo link della lega antivivisezione, una delle associazioni animaliste più attive e radicali: http://www.lav.it/index.php?id=384.

Il tema è interessante, degno senz'altro di attenzione. Mette in luce il bisogno dell'uomo moderno di una maggiore veracità e genuinità di ciò che mangia. Ma non solo: i diritti per gli animali non sono da condannare tout-court necessariamente come una ideologia, nonostante a volte diventi in effetti un ideologia.

Tenere in considerazione la sofferenza degli animali, è anche segno di una sensibilità umana verso la natura. Se gli animali sono quegli esseri più simili a noi, che più ci assomigliano, essere sensibili alle loro sofferenze ci fa più umani. Infatti non siamo sensibili allo stesso modo verso la sofferenza animale: un cane agonizzante per strada non ci suscita la stessa empatia di una mosca cui è strata strappata un'ala o una cavalletta morente. Probabilmente il primo lo curiamo, la seconda la schiacciamo o la ignoriamo. La sensibilità che abbiamo verso gli animali, dunque non è neutra, ma antropocentrica: è la loro somiglianza e vicinanza a noi e alla nostra vita, che ci suscita maggiore sensibilità. In generale la gente comune ama di più le api degli scarafaggi. Non è un caso. Ne è la prova il fatto che la gran parte delle battaglie animaliste sono a favore di mammiferi e animali che sono biologicamente, antropologicamente, funzionalmente "vicini" all'uomo. Nessun animale è sensibile alla sofferenza degli altri animali e a quella dell'uomo allo stesso modo dell'uomo. Solo l'uomo, in virtù del proprio essere spirituale, è sensibile alla sofferenza in questo modo. Preservare e essere attenti alla sofferenza animale ci fa dunque più umani, in un modo speciale. Al contrario una eventuale attenzione o sensibilità di un animale verso la sofferenza di un proprio simile o di un uomo (pensiamo a un rapporto cane-cane o la simbiosi cane-uomo) non lo fa più "animale" di quanto non lo sia già, se mai lo fa più simile a un uomo. E' inoltre significativo come il tema della sofferenza sia cruciale in questo schema.

E' però anche necessario non mettere il "diritto" dell'animale al di sopra del diritto degli uomini. Bisogna ricordare che produrre tante uova (o tanta carne, o tanta verdura...) a basso costo fa si che sia possibile produrre grandi quantità di proteine e sostanze utili per tanta gente in questo mondo. Se possiamo sfamare tanta gente senza depauperare il patrimonio naturale è anche grazie a questo e alla rivoluzione verde che a partire dagli anni '60 ha quadruplicato la produttività dei raccolti senza bisogno di aumentare la quantità di terra arata: abbiamo usato, si, diserbati, ormoni e concimi chimici... ma non avevamo forse il dovere di farlo?

E' anche vero che però nei paesi ricchi si mangia troppo, le calorie non mancano e anzi andiamo in palestra per smaltire! Quindi mettere davanti a questo il diritto dell'animale a viviere un po' più dignitosamente non è affatto sbagliato. Anzi direi che è un segno di virtù e di povertà spirituale. Una volta tanto do ragione agli animalisti. Ciò che invece non funziona nel loro schema ideologico, sono certi presupposti antropologici per cui viene messa da parte la dignità umana a favore di quella animale. E' la conseguenza di un pessimismo, se non un odio dichiarato, verso l'uomo che è visto sempre e solo come il grande cattivo. Questo non contribuisce a preservare veramente la natura, perché il custode della natura è sempre e comunque l'uomo, e se l'uomo è solo cattivo allora anche la natura non avrebbe speranza. Non accetto questo pessimismo di fondo sull'uomo, perché lo ritengo anche ideologicamente pericoloso. E' facile verificare come molti animalisti (ma non voglio generalizzare) siano in genere favorevoli a politiche anti-nataliste, pro-aborto, pro-eutanasia: come è possibile che una così grande sensibilità verso gli animali li porta a un odio e a un pessimismo così radicale verso l'uomo? Questa è una ideologia pericolosa. Il problema non è come guardiamo alla natura o agli animali, ma di come guardiamo all'uomo.
Chi è dunque l'uomo, e quale è il suo posto nell'universo e nel mondo?
In base a come rispondiamo a questa domanda, tutte le altre questioni e risposte ne sono una conseguenza, compresi i diritti degli animali. E' la questione antropologica.
In un paese povero dove c'è poco cibo, non condannerei troppo le galline in batteria per sfamare la gente. La cosa drammatica e ironica è che nei paesi affamati questo non accade, perchè tipicamente le galline, se ci sono, sono ancora dentro pollai vecchio stile. Nei paesi ricchi e opulenti invece, ci sono queste orrende betterie, eccome! E' questa una contraddizione del nostro tempo sulla quale dobbiamo riflettere. Di questi argomenti non vedo traccia nei siti animalisti.

Il messaggio di questi animalisti devo dire allo stesso tempo ha una componente profetica e un'altra decisamente pessimistico-distruttiva. Accetto la prima; rigetto con forza la seconda.

D'ora in poi farò caso anche io al codice stampigliato sulle uova, ma non perché ritengo il diritto della gallina sopra ogni cosa, ma perché ritengo di vivere in un paese ricco e opulento dove il cibo, proteine e calorie in circolazione sono già troppe e dove quindi un po' di rispetto anche alla gallina sia dovuto, e che il valore di questo rispetto è in realtà segno di un rispetto verso noi stessi e verso la natura. O meglio vero il Creato.

Dunque non comprerò più quelle con il "CODICE 3" e invito i miei lettori a fare altrettanto: