06 febbraio 2010

Dio Veronesi




Da un intervista del "prof. Umberto Veronesi" che leggo recensita su "La Stampa":



La religione impedisce di
ragionare, la scienza vive nella
ricerca della verità. Umberto
Veronesi, nel corso di «Sky
Tg24 Pomeriggio», ha spiegato
i motivi che, da scienziato, lo
hanno allontanato dalla fede.
«Scienza e fede non possono
andare insieme - ha affermato
l’oncologo - perché la fede presuppone
di credere ciecamente
in qualcosa di rivelato nel passato,
una specie di legenda che
ancora adesso persiste, senza il
diritto di mettere in dubbio i
misteri e dogmi che vanno accettati
o, meglio, subiti».
Grazie, o grande prof. Veronesi! Meno male che c'è lei che ci mostra il Sommo Ragionare! Si perchè... noi umili e imbecilli fedeli non sappiamo certo ragionare. Ma lei con la sua Scienza ci illuminerà! La scienza infatti, come lei ci insegna dall'alto della sua Somma Cattedra, non solo ci dice cosa possiamo fare, ma anche cosa siamo. Detto in linguaggio filosofico non solo si occupa dell'immanente, ma anche del trascendente (ma che le devo spiegare a lei queste cose?). Oh Giusto! Oh grande prof. Veronesi!

Si perchè... lei si che è davvero rappresenta una nuova Ratio, l'unica che sa veramente chi è l'uomo, dove va e chi è. Lei si, che finalmente rappresenta la nuova generazione di Veri Scienziati, non invece come gli scienziati vecchio stile vecchi rincitrulliti che non sapevano ragionare affatto, che erano credenti o uomini di fede: come Guglielmo Marconi, Max Plank, Teilhard de Chardin, Agostino Gemelli, James Clerk Maxwell, Johann Gregor Mendel, Alessandro Volta, Galileo Galilei, Isaac Newton... (cfr disf.org) Per non parlare poi di grandi filosofi e letterati che hanno esplorato il trascendente e la ragione come Aristotele, Platone, S. Tommaso d'Aquino e S. Agostino, Dante, Oscar Wilde... tutti dilettanti, con un cervello davvero piccolo piccolo.

Se abbiamo fatto così tanta strada con gente così imbecille, non oso immaginare dove arriveremo con gente come lei, che è la Vera Ragione!! il Vero Scienziato. Il Grande e Unico Filosofo! Evviva Evviva!! Grandi cose vedo ora nel nostro futuro!

Sa... mi ha proprio convinto. Domani metterò un suo busto nell'ingresso di casa così tutte le volte che torno a casa la sera stanco potrò prendere meglio coscienza della mia attuale irrazionalità, e pronuncerò in suo onore questa orazione solenne:
"O Sommo prof. Veronesi, aiutaci tu a essere Razionali! Noi ti lodiamo e ti glorifichiamo, e ti rendiamo grazie! Noi ascolteremo la tua voce!"
e finalmente mi scrollerò di dosso questa ingenua e bambinesca immagine di Dio che mi porto dietro e la sostituirò con la sua esimia persona, che finalmente mi ha aperto definitivamente gli occhi! Così da domani mi sentirò più intelligente, sicuro, ma soprattutto, veramente Razionale!

Grazie!! Grazie!! Grazie!! Lei si che è la nostra salvezza!
Ave, Gloria, Lunga Vita al Grande Veronesi!!!

PS: mi perdoni umilmente, o Grande Professore, se ho usato parole inopportune in passato sulla sua persona in questo blog, (post del 18.07.2008) insinuando cose orribili sulla sua Somma Persona. Confido nella sua benevolenza e misericordia. Era dovuto alla mia irrazioanlità del passato. Ma ora che mi sono convertito, le prometto che non succederà più. Amen.


08 gennaio 2010

Sharia nella laica Europea

[In] Inghilterra,[..], i tribunali islamici della “Sharia” possono da anni legiferare e giudicare in tema di diritto familiare. E in Germania non pochi verdetti emessi dai tribunali tedeschi citano principi o consuetudini legate al diritto islamico. Ad esempio, un giudice di Dortmund ha stabilito che un padre può picchiare la figlia quindicenne che non vuole indossare il velo; e un altro di Francoforte, sempre facendo riferimento ad un passaggio del Corano, ha stabilito che il marito può picchiare la moglie, “in quanto ambedue sono musulmani”.
(dal Blog di Piero Gheddo, giornalista del PIME).
E' questa, amici, la "Laica Europa" che tanto ci viene professata e decantata?
Stiamo diventando come l'Arabia Saudita? Perché non ci indignamo di queste sentenze? Perchè non se ne parla? Possibile che la laicità deve essere sempre invocata solo quando si parla di pillole abortive, staminali, eutanasia... insomma solo quando è utile per evitare di argomentare certi temi un po' scottanti?

La "laicissima" Europa con il solo veto "laicissimo" della "laicissima" Francia, ha rifiutato di inserire nella propria costituzione il riferimento alle radici cristiane, negando così la realtà storica. Nel frattempo i tribunali in Europa, ripeto in Europa, usano la Sharia come fonte di diritto.... qualcosa non mi torna. A Rotterdam, nella liberale olanda, nei cinema ci sono le aree "riservate" alle donne velate. Ragioni di mercato dicono. Mi sento confuso.

Questa contraddizione si spiega solo con il fatto che siamo ipocriti. Vogliamo essere a tutti i costi "politicamente corretti", per non creare lo "scontro di civiltà" che tanto ci fa paura. E per questo siamo disposti noi stessi a rinunciare ai nostri valori per i quali in Europa sono morte tante persone in passato: lo "scrontro di civiltà" lo abbiamo avuto noi in casa per molti secoli. A partire dalle guerre di religione e continuando anche con ben due guerre mondiali centrare proprio sul continente Europeo. Siamo una società libera perché abbiamo pagato più di ogni altra e a caro prezzo la nostra libertà, con il sangue di tanti nostri avi e in molti secoli. Gli altri non l'hanno fatto, o se volete non gli è capitato. Ma c'è poco da essere relativisti.
Dove finisce la tolleranza del diverso, e dove comincia il far rispettare i principi e i fondamenti di quella "società civile" che con tanta fatica abbiamo costruito ? Possiamo fare a meno di "fondamenti" in nome del relativismo culturale o morale o religioso?
Non venderò il sangue dei miei avi per un piatto di lenticchie, a causa di questa smania di "politcamente corretto" traversitita da intellettualismo relativista. Diamo per scontato che ormai la libertà di cui godiamo è "data", e che quindi dovrà esistere per sempre. E invece è un tesoro che dobbiamo coltivare gelosamente, altrimenti la pianta appassisce e l'albero si secca. Non mi pare che il relativismo culturale, ormai imperante ovunque, sia un buon concime; anzi mi pare accelleri l'insecchimento.

Temo che, se si continua a ignorare questi problemi, in un futuro non troppo lontano si potrebbero anche creare le condizioni per cui, se la gente viene messa di fronte alla paura, magari in seguito a scontri di piazza e problemi di ordine pubblico, possano esserci reazioni eccessivamente autoritarie anche da parte dei governi in preda a politiche populiste. Ne è la prova il fatto che partiti di estrema destra stanno crescendo velocemente, proprio in Olanda. In Italia la Lega Nord non è da meno.

Un società in preda solo al materialismo e al consumismo ha ormai dimenticato cosa è veramente è, e perché. Ha rinunziato al bene comune, centrando tutto sui presunti "diritti dell'individuo" e del singolo: una ideologia ormai presente ovunque dove tutto è immolato sull'altare dell'individualismo. Si è rilassata nel facile relativismo, che infondo è immobilismo. Ha rinunziato a se stessa. Forse deve perderla di nuovo questa libertà, per capire davvero quanto era importante?

05 gennaio 2010

Profezia animalista, 50%

Parlando nel corridoio con una amica e collega di lavoro, molto sensibile ai diritti degli animali (non so se ama definirsi animalista, ma preferisco non affibbiare etichette, se non ne sono certo) abbiamo parlato delle galline ovaiole, costrette in batteria in minuscole gabbie, della disumanità di questa cosa, del fatto che questa tecniche dal 2012 saranno illegali come da Direttiva Europea, del problema del cibo sano oggi etc...

Mi ha poi inviato questo link della lega antivivisezione, una delle associazioni animaliste più attive e radicali: http://www.lav.it/index.php?id=384.

Il tema è interessante, degno senz'altro di attenzione. Mette in luce il bisogno dell'uomo moderno di una maggiore veracità e genuinità di ciò che mangia. Ma non solo: i diritti per gli animali non sono da condannare tout-court necessariamente come una ideologia, nonostante a volte diventi in effetti un ideologia.

Tenere in considerazione la sofferenza degli animali, è anche segno di una sensibilità umana verso la natura. Se gli animali sono quegli esseri più simili a noi, che più ci assomigliano, essere sensibili alle loro sofferenze ci fa più umani. Infatti non siamo sensibili allo stesso modo verso la sofferenza animale: un cane agonizzante per strada non ci suscita la stessa empatia di una mosca cui è strata strappata un'ala o una cavalletta morente. Probabilmente il primo lo curiamo, la seconda la schiacciamo o la ignoriamo. La sensibilità che abbiamo verso gli animali, dunque non è neutra, ma antropocentrica: è la loro somiglianza e vicinanza a noi e alla nostra vita, che ci suscita maggiore sensibilità. In generale la gente comune ama di più le api degli scarafaggi. Non è un caso. Ne è la prova il fatto che la gran parte delle battaglie animaliste sono a favore di mammiferi e animali che sono biologicamente, antropologicamente, funzionalmente "vicini" all'uomo. Nessun animale è sensibile alla sofferenza degli altri animali e a quella dell'uomo allo stesso modo dell'uomo. Solo l'uomo, in virtù del proprio essere spirituale, è sensibile alla sofferenza in questo modo. Preservare e essere attenti alla sofferenza animale ci fa dunque più umani, in un modo speciale. Al contrario una eventuale attenzione o sensibilità di un animale verso la sofferenza di un proprio simile o di un uomo (pensiamo a un rapporto cane-cane o la simbiosi cane-uomo) non lo fa più "animale" di quanto non lo sia già, se mai lo fa più simile a un uomo. E' inoltre significativo come il tema della sofferenza sia cruciale in questo schema.

E' però anche necessario non mettere il "diritto" dell'animale al di sopra del diritto degli uomini. Bisogna ricordare che produrre tante uova (o tanta carne, o tanta verdura...) a basso costo fa si che sia possibile produrre grandi quantità di proteine e sostanze utili per tanta gente in questo mondo. Se possiamo sfamare tanta gente senza depauperare il patrimonio naturale è anche grazie a questo e alla rivoluzione verde che a partire dagli anni '60 ha quadruplicato la produttività dei raccolti senza bisogno di aumentare la quantità di terra arata: abbiamo usato, si, diserbati, ormoni e concimi chimici... ma non avevamo forse il dovere di farlo?

E' anche vero che però nei paesi ricchi si mangia troppo, le calorie non mancano e anzi andiamo in palestra per smaltire! Quindi mettere davanti a questo il diritto dell'animale a viviere un po' più dignitosamente non è affatto sbagliato. Anzi direi che è un segno di virtù e di povertà spirituale. Una volta tanto do ragione agli animalisti. Ciò che invece non funziona nel loro schema ideologico, sono certi presupposti antropologici per cui viene messa da parte la dignità umana a favore di quella animale. E' la conseguenza di un pessimismo, se non un odio dichiarato, verso l'uomo che è visto sempre e solo come il grande cattivo. Questo non contribuisce a preservare veramente la natura, perché il custode della natura è sempre e comunque l'uomo, e se l'uomo è solo cattivo allora anche la natura non avrebbe speranza. Non accetto questo pessimismo di fondo sull'uomo, perché lo ritengo anche ideologicamente pericoloso. E' facile verificare come molti animalisti (ma non voglio generalizzare) siano in genere favorevoli a politiche anti-nataliste, pro-aborto, pro-eutanasia: come è possibile che una così grande sensibilità verso gli animali li porta a un odio e a un pessimismo così radicale verso l'uomo? Questa è una ideologia pericolosa. Il problema non è come guardiamo alla natura o agli animali, ma di come guardiamo all'uomo.
Chi è dunque l'uomo, e quale è il suo posto nell'universo e nel mondo?
In base a come rispondiamo a questa domanda, tutte le altre questioni e risposte ne sono una conseguenza, compresi i diritti degli animali. E' la questione antropologica.
In un paese povero dove c'è poco cibo, non condannerei troppo le galline in batteria per sfamare la gente. La cosa drammatica e ironica è che nei paesi affamati questo non accade, perchè tipicamente le galline, se ci sono, sono ancora dentro pollai vecchio stile. Nei paesi ricchi e opulenti invece, ci sono queste orrende betterie, eccome! E' questa una contraddizione del nostro tempo sulla quale dobbiamo riflettere. Di questi argomenti non vedo traccia nei siti animalisti.

Il messaggio di questi animalisti devo dire allo stesso tempo ha una componente profetica e un'altra decisamente pessimistico-distruttiva. Accetto la prima; rigetto con forza la seconda.

D'ora in poi farò caso anche io al codice stampigliato sulle uova, ma non perché ritengo il diritto della gallina sopra ogni cosa, ma perché ritengo di vivere in un paese ricco e opulento dove il cibo, proteine e calorie in circolazione sono già troppe e dove quindi un po' di rispetto anche alla gallina sia dovuto, e che il valore di questo rispetto è in realtà segno di un rispetto verso noi stessi e verso la natura. O meglio vero il Creato.

Dunque non comprerò più quelle con il "CODICE 3" e invito i miei lettori a fare altrettanto:

22 dicembre 2009

Triplice essenza (poesia)

Nell'augurare buone feste ai miei lettori, vi propongo una icona natalizia fuori dai generi e la poesia che avevo anticipato nel precedente post.

Buon Natale! (ma di chi?) e felice 2010!

Per chi fosse curioso sulla lettura simbolica di questa icona orientale, si veda


Triplice essenza


Non ho un Corpo;
il mio Corpo sono.

Non ho una Mente;
la mia Mente sono.

Non ho uno Spirito;
il mio Spirito sono.

nel Triplice Amore
la Bellezza che salva,
sovrasta le mie umane fatiche.
Mi trascende imponente.

E nel contemplar si Bellezza Divina,
la pur bestial natura bieca s'arrende
ai miei sensi gioiosi
che nel profondo
rieccheggiano mistici canti
di vita eterna.




16 dicembre 2009

Salutisticamene schiavi

Il solito "autorevole" studio, quasi sempre chissà perché proveniente dal mondo britannico o anglosassone, sentenzia che il matrimonio fa bene!

E giù titoli di giornale a iosa: Il matrimonio fa bene alla salute[1], Il matrimonio caccia ansia e depressione[2], Se mi sposi mi salvi[3], Nuovo studio, il matrimonio fa bene e altre scempiaggini simili. Non è lo studio in se stupido, ma l'uso mediatico, sociale e sociologico che viene fatto con questi titoli e con questo "pensare collettivo".

Quale è il punto? Il punto è che l'uomo moderno, anzi post-moderno, l'uomo del post-umano [4], rifiuta, non coglie, o ha smarrito il problema del senso di se stesso: in questo ambito anche il rapporto con la propria corporeità ne viene inesorabilmente affetto; l'unica preoccupazione possibile, quando si è eliminata ogni prospettiva trascendente, è per la salute, per il proprio benessere, per il proprio corpo; in una parola: salutismo; ecco quindi che anche una esperienza che dovrebbe coinvolgere l'uomo nella sua interezza, come ad esempio quella del matrimonio, viene ridotta e trattata a qualcosa che "fa bene alla salute". Come una pillola per il mal di testa, o contro il diabete. Questo è il messaggio sociologico e antropologico che viene veicolato da questa letteratura giornalistica e pseudo-scientifica alla quale la scienza con le sue "ricerche" si presta ad alimentare, volente o no.

Nessun pensiero è neutro: veicola sempre una visione del mondo, un' antropologia che "dice" quale è il posto dell'uomo nell'universo e nel mondo di cui fa parte. Ogni visione è, infondo, una visione religiosa, intendendo con questo termine il presupposto ontologico che sottende a ogni pensiero: più o meno esplicito che sia. E' la risposta alle domande esistenziali di fondo.

I meccanismo mediatico è ancora più perverso: come un sistema dinamico con retroazione positiva [6], esso si autoalimenta e si autoamplifica. L'informazione mediatica va a "riempire" il bisogno disperato del post-umano con lo speudo-senso della corpo-dipendenza; essa alimenta e fa aumentare questa percezione di bisogno nelle masse e ne amplifica la richiesta e il "bisogno"; questa a sua volta fomenta e alimenta il bisogno di "ricerche scientifiche" in certi ambiti, veicolano ingenti fondi pubblici in certe ricerche piuttosto che in altre, le quali vanno a creare nuova informazione mediatica che va a colmare e ad alimentare quel bisogno inconscio, quindi nuovi medicinali per certe cure e così via.... e così il sistema retroattivamente cresce e si sviluppa: ma fino a quando?

Bisogna avere il coraggio di chiamare le cose con i propri nomi: schiavitù. Fino a quando potremo sopportarla? Se il sistema è retroattivamente positivo, come un microfono tenuto troppo vicino alle casse, prima o poi o lo si allontana, o si sfondano i timpani...

Oggi la "ricerca" parlerà del matrimonio, domani del fare un figlio (o del non farlo!), dopodomani il mangiare cavoli o grandi quantità di curry [5] o del fare un certo tipo di ginnastica. Non importa quanto vere, false, gonfiate, attendibili, raccontate bene o male, in mala o buona fede siano queste ricerche. Tali preoccupazioni fanno in realtà aumentare l'impressione che le malattie e il malessere non diminuiscono, anzi. Il punto è che in questa spasmodica ricerca del benessere, per il corpo e la psiche mediaticamente veicolata, non fa che andare incontro a un bisogno dell'uomo post-umano di cercare disperatamente: "cosa potrà salvarmi"? La dittatura della tecnoscienza pretende di darci una risposta, ma che risulta sempre effimera e parziale. Non possiamo sfuggire: abbiamo bisogno della salvezza. La cerchiamo. Sempre. E' un fatto, non un idea.

"La bellezza salverà il mondo" afferma il principe Miškin nell'Idiota di Dostoevskij. Ma cosa è questa bellezza?

Nel prossimo post pubblicherò una poesia su questo argomento e queste domande.

[1] www.newsfood.com
[2] www.romagnaoggi.it
[3] italiasalute.leonardo.it
[4] Postumano

09 dicembre 2009

Speranza della città

Ogni giorno, attraverso i giornali, la televisione, la radio, il male viene raccontato, ripetuto, amplificato, abituandoci alle cose più orribili, facendoci diventare insensibili e, in qualche maniera, intossicandoci, perché il negativo non viene pienamente smaltito e giorno per giorno si accumula. Il cuore si indurisce e i pensieri si incupiscono.

Nella città vivono - o sopravvivono - persone invisibili, che ogni tanto balzano in prima pagina o sui teleschermi, e vengono sfruttate fino all'ultimo, finché la notizia e l'immagine attirano l'attenzione. E' un meccanismo perverso, al quale purtroppo si stenta a resistere. La città prima nasconde e poi espone al pubblico. Senza pietà, o con una falsa pietà. C'è invece in ogni uomo il desiderio di essere accolto come persona e considerato una realtà sacra, perché ogni storia umana è una storia sacra, e richiede il più grande rispetto.

La città, siamo tutti noi! Ciascuno contribuisce alla sua vita e al suo clima morale, in bene o in male. Nel cuore di ognuno di noi passa il confine tra il bene e il male e nessuno di noi deve sentirsi in diritto di giudicare gli altri, ma piuttosto ciascuno deve sentire il dovere di migliorare se stesso! I mass media tendono a farci sentire sempre "spettatori", come se il male riguardasse solamente gli altri, e certe cose a noi non potessero mai accadere. Invece siamo tutti "attori" e, nel male come nel bene, il nostro comportamento ha un influsso sugli altri.

Spesso ci lamentiamo dell'inquinamento dell'aria, che in certi luoghi della città è irrespirabile. E' vero: ci vuole l'impegno di tutti per rendere più pulita la città. E tuttavia c'è un altro inquinamento, meno percepibile ai sensi, ma altrettanto pericoloso. E' l'inquinamento dello spirito; è quello che rende i nostri volti meno sorridenti, più cupi, che ci porta a non salutarci tra di noi, a non guardarci in faccia... La città è fatta di volti, ma purtroppo le dinamiche collettive possono farci smarrire la percezione della loro profondità. Vediamo tutto in superficie. Le persone diventano dei corpi, e questi corpi perdono l'anima, diventano cose, oggetti senza volto, scambiabili e consumabili.
Sul ruolo dell'imbruttimento del "sentire comune" causato dai mass-media, mi sento molto in sintonia con queste parole e ne abbiamo parlato più volte in questo blog.

Stavolta non sono parole mie: mi sono limitato a riportare un estratto di un discorso molto inusuale per chi l'ha tenuto, dal linguaggio particolarmente tagliente ed esplicito, tanto da apparirmi stupefacente e sconcertante allo stesso tempo.

Qui ho riportato solo le parti impietose, ma non manca la speranza e non vi dico il suo nome: se siete curiosi di questi due aspetti scropritelo da voi (Google aiuta).

30 novembre 2009

Entropia Svizzera

La Svizzera, paese di splendidi paesaggi da sogno, orologi a cucù e ottimo formaggio emmental... Magari!

Tutti riportano questi giorni la notizia che la Svizzera ha detto no alla "invasione islamica" con i referendum contro la costruzione di minareti [1] [2] [3]. Risveglio spirituale della vecchia Europa? Magari! Che con questi segnali si voglia dare un messaggio di riscoperta le proprie "radici cristiane?". Macchè! A me, che pure sono molto critico verso l'islam e soprattutto verso un certa islamofilia nostrana, pare solo sterile e pericolosa islamofobia e intolleranza verso la religione. O semplicemente paura. Così non ci dimostriamo migliori dei mussulmani nei loro paesi. Non bastava una semplice norma urbanistica per limitarne l'altezza, come si fa con ogni edificio? Potevano. Ma hanno voluto fare un referendum, che indicherà nientemeno che in costituzione il divieto di edificare minareti: siamo alla frutta. E allora ecco che il significato vero non è certo di tipo meramente urbanistico.

Ma... ma... pochi dicono che insieme a quel referendum ce ne era un'altro per la fine della esportazione di armi (di cui la svizzera è grande produttore-esportatore): che invece non è passato. Ma guarda un po'! Gli svizzeri evidentemente hanno paura di intaccare il proprio PIL (=Prodotto Ipocrita Lordo).

Trovo infatti la Svizzera un paese estremamente ipocrita: accanto a giardini, natura incontamintata, perfetta e declamata efficienza, tanto che si erge (o è additato) a modello di convivenza, civiltà, democrazia, ecologia, vedo invece tanta immondizia, nascosta abilmente sotto il tappeto.

La svizzera è un paese che è "ordinato" perchè trasferisce la propria entropia altrove: con il reciclaggio legalizzato delle sue banche, con l'esportazione di armi e altre furbate di questo tipo garantisce un lauto benessere ai propri abitanti che pagano pochissime tasse e ottengono moltissimo dallo stato: ci credo che rispettano alla lettera ogni regola e pagano ogni tassa! Ci credo che se ne facciano anche un vanto, specie con i "sudisti" italiani. Così lo stato sostiene "democraticamente" questo sistema ipocrita che si permette pure di farsi bello agli occhi del mondo. Se poi negli altri paesi si evadono le tasse e si comprano armi in quantità, questi sono affari loro. Legalmente, tanto, non fa una piega.

E' stato sempre così per la Svizzera: fin dalla storia dell'oro nazista estorto o depositato dagli ebrei nelle loro banche, che nessuno ha più richiesto, hanno sempre guadagnato dalle disgrazie altrui o dalle esigenze di ricconi con pochi scrupoli da altri paesi; e come paese neutrale è sempre stato protetto un po' da tutti perchè faceva comodo a molti, per molte e inconfessabili ragioni.

Eh no! Gli svizzeri hanno poco di che vantarsi dei loro quattro Cantoni. Dubito che con meno minareti saranno davvero un po' più cristiani; inizino a interrogarsi sulla coscienza del proprio paese; non lo faranno finchè tutti continueranno nell'adulazione "ma che bel paese-modello proprio perfetto!". Cari svizzeri: non sareste questo bel paese, se non ci fosse tanto marcio nel mondo.

Preferisco l'Italia, che avrà pure tanti difetti, ma almeno non li nasconde sotto il tappeto. Viva l'Italia!!

[1] Il Tempo.
[2] Il Giornale.
[3] Il Corriere.

27 novembre 2009

Vive la laïcité!

Ecco il mio post che avevo promesso, e preparato da tempo.

Va molto di moda riempirsi bocca della parola laicità, il dogma che deve essere condiviso da tutti. Senza eccezioni. Ciò che stupisce è che tutti si dicono laici, ma ognuno a modo suo. Senza entrare nella polemica laicità vs laicismo, mi pare di capire che ci sono in giro due modi di concepire la laicità:

(1) Secondo alcuni essere laici vuol dire opporsi in ambito pubblico al pensiero religioso. Se una proposta viene dal mondo religioso (che però è più fico chiamare clericale) allora questa non può avere lo stesso diritto di cittadinanza di tutte le altre idee: questo in quanto il pensiero religioso deve essere per definizione relegato nell'ambito delle scelte personali e non può e non deve trovare spazio in un ambito pubblico (=ovvero politico, da polis). La laicità e la religiosità sono due concetti antitetici e non conciliabili. Lo stato laico dovrebbe, in ambito religioso, al massimo preoccuparsi di consentire a tutti di praticare liberamente la proprie convinzioni religiose, purché esse rimangano in quell'ambito ristretto della pratica personale e non diventi dibattito o argomento pubblico.

(2) Secondo altri essere laici vuol dire dare la stessa dignità tanto al pensiero religioso quanto a quello non religioso, senza fare distinzione fra di essi. Tutti i pensieri possono avere lo spazio e la dignità se le persone che lo propongono rispettano le regole democratiche e i fondamenti di una società che è, appunto laica e che si confronta su tutti i temi con delle regole proprie e indipendenti non solo dal credo religioso, ma da qualunque altro schema prefissato. Ne consegue che uno stato laico può accogliere regole e fondamenti che sono provenienti tanto dal mondo religioso così come da quello non credente creando così un humus comune per di una società plurale. Questo humus viene generato secondo la dialettica politica esprimendo con le leggi ciò che si è attinto dalle varie istanze ideali, religiose o no che siano.

Sono due modi contrapposti di intendere la laicità: sui giornali e nei vari dibattiti viene usata a volte nell'una a volte nell'altra accezione. Fate attenzione a quale si tratta, per non farvi fregare dalla disinformazione e da un uso strumentale che finisce per logorare il senso delle parole, quando vengono usate troppo e con troppi significati.

Intanto pongo qualche domanda provocatoria:
  1. Come mai quando alcune posizioni politiche che sono di estrazione dal mondo "religioso" e che però sono largamente condivise (ad esempio appello alla carità verso gli immigrati) non fanno quasi notizia e soprattutto nessuno protesta di "idebita ingerenza nello stato laico"? Come mai questa "ingerenza" si materializza misteriosamente solo su certi argomenti e non su altri? Non sarà perché certe idee non piacciono?
  2. In che modo la (1) si concilia con il rispetto di tutte le idee e della democrazia ?
  3. La definizione (1) non è forse un comodo escamotage per sottrarsi al dibattito inerente il merito delle questioni sollevate? E' molto comodo evitare di affrontare le questioni nel merito con la semplice scusa che quel pensiero non può essere dibattuto in quanto all'origine c'è un approccio religioso. Non è un modo per non affrontare certe domande imbarazzanti? Perché sottrarsi a un confronto piuttosto di rispondere con argomenti concreti nel merito?
  4. Non è che, forse, sotto sotto la (1) cova un pregiudizio secondo il quale il pensiero religioso sarebbe per definizione aprioristicamente irrazionale e che non abbia nulla di buono da offrire a chi credente non è?
  5. In che modo un credente potrebbe contribuire allo spazio politico pubblico se gli viene negato il diritto di contribuire secondo le sensibilità che sono lui proprie? Al credente (e solo a lui!) viene dunque chiesto di mettere la parte le proprie idee e convinzioni: ma chi porterebbe avanti delle idee che non condivide e non sente come sue?
E voi come vi sentite laici ?

P.S: a non tutti piace riconoscere che il primo a inciderci di moderna laicità fu una figura storica singolare e abbastanza fuori dagli schemi con il suo "date a Cesare quel che è di Cesare...."; a pensarci bene la laicità ce l'ha trasmessa una persona che di laico non aveva proprio niente.

19 novembre 2009

Crocefissi per le allodole 3 (retroscena)

Un retroscena nuovo e singolare, per proseguire sui precedenti post "Crocefissi per le allodole" e "Crocefissi per le allodole 2 (errata)".

Ieri parlando con una professoressa, storica, di cui non voglio fare il nome, mi dice di avere colleghi che hanno avuto accesso all' archivio Vaticano a verbali e agli atti preliminari della trattativa sul Concordato, fra Governo Italiano e Santa Sede, e mi ha raccontato cose interessanti.

In tali atti risulterebbe che papa Pio XI in persona intervenne per sciogliere un nodo che si era creato nelle trattative all'interno delle rispettive delegazioni diplomatiche: rinunziò definitivamente a Villa Doria Pamphilj di Roma, che evidentemente era oggetto di trattativa, in cambio della presenza del crocefisso nei luoghi pubblici e l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole, anche se questo non venne scritto poi nel testo del Concordato. Alla faccia di chi dice che la Chiesa guarda solo al denaro e all'oro.

Quelle trattative durarono sei anni: infatti la legge sul crocefisso è del '24 e il Concordato è del '29. Quindi anche se in nessun trattato o aggiornamento concordatario è presente alcun riferimento al crocefisso nei luoghi pubblici, e quindi formalmente è libero da questi vincoli ed è in toto affare dello Stato, sarebbe comunque vero che la legge è storicamente legata a quegli eventi.

Non ci sono pubblicazioni o libri che possano confermare quanto detto: qualcuno dovrebbe andare a verificare negli archivi Vaticani. Mi spiace deludere i miei cinque lettori e dire che non ho modo, ne tempo, ne voglia di farlo; che prendano la notizia così com'è.

12 novembre 2009

Crocefissi per le allodole 2 (errata)

In merito al post precedente, devo ricredermi di quello che ho scritto: considerazioni a mente fredda, senza troppo ragionare sul dibattito e senza informarmi: sono stato io stesso vittima di informazioni errate e sono io il colpevole perché non le ho preventivamente verificate. Faccio quindi ammenda, me ne scuso e ne traggo la lezione: bisogna verifcare prima di fare certe affermazioni.

Gaetano Dammacco su piuvoce.net scrive [1]:
In primo luogo occorre sgombrare il campo da un equivoco di fondo, che è stato affacciato da più parti, mettendo a nudo l’esistenza ancora di un pensiero (non debole) di contrasto all’azione della Chiesa (ancorché diversamente motivato): il crocifisso si trova nelle aule non a motivo del Concordato tra Stato e Chiesa ma per atto unilaterale dello Stato italiano. Il nuovo accordo tra Stato e Chiesa cattolica, sottoscritto nel febbraio del 1984 (così come il Concordato del 1929) non tratta in alcun modo, né diretto né indiretto, del crocifisso e della sua affissione nelle aule scolastiche. Il problema, pertanto, non appartiene al livello dei rapporti formali con la Chiesa cattolica, che sotto questo aspetto non ne è coinvolta.
Sembra quasi che l'autore volesse smentire proprio il mio post! In effetti è bastato un rapido controllo ai testi della leggi in questione per verificare che in effetti è così.

Cadono quindi tutte le argomentazioni che ho fatto nel post precedente.

E allora cosa dico? Favorevole o contrario al crocefisso nelle aule scolastiche?

Mettiamola così: se una legge che imponga il crocefisso insieme al "ritratto del Re" fosse proposta oggi, sarei decisamente contrario, in quanto anacronistica. E infatti come abbiamo già detto, la legge rischiava di passare come inapplicata e dimenticata. Ma giacché si parla di toglierlo e per motivi dichiaratamente antireligiosi o anticristiani, in nome di una percezione distorta di laicità, direi che sono assolutamente favorevole.

Contraddizione? Non proprio: Infatti dopo la vicenda di questi giorni, è evidente che anche una parete bianca diventerebbe un simbolo religioso (espressione di un ateismo di Stato); significato che non avrebbe avuto in assenza totale di una tal legge fin dall'origine: non conta infatti tanto lo stato finale di un sistema (ottenere una parete bianca), ma anche in che modo arriviamo a quello stato finale ovvero le transizioni che ci conducono ad esso e le motivazioni che soggiacciono a queste decisioni: è questo che da il senso alle cose (e non la parete bianca o meno "di per se"). A questo punto qualcuno potrebbe obiettarmi che la parete bianca non è simbolo di ateismo di stato, bensì di sana laicità: ma di questo parlerò meglio nel prossimo post.

Sarebbe poi pure in contrasto con gli articoli 7 e 8 della Costituzione Italiana che riconoscono alla religione cattolica in Italia un ruolo speciale: cosa che da fastidio a tanti così detti laici, o meglio persone prevenute per un motivo o per un altro contro l' istituzione Chiesa; in genere essi tanto si affannano a citare la Costituzione quando si parla di laicità, senza però cogliere che il vero nodo è che la laicità ha tanti modi diversi di essere definita: ogni Stato ha il suo proprio concetto applicato di laicità, cosa che a quanto pare la "corte" di Strasburgo non ha voluto tener conto e ha confuso laicità con negazione della religione.

Ed è per questo che la gente si è giustamente ribellata: ho letto perfino un Lucio Dalla e un Marco Travaglio (gente non sospetta di clericalismo) fare considerazioni di netta condanna verso questa sentenza proprio a causa dell'origine culturale e sociale, prima che strettamente religiosa, di questo simbolo. E devo dire la cosa mi ha anche sorpreso.

Un aspetto invece infinitamente positivo è che si è potuto parlare finalmente al livello di dibattito pubblico qualcosa di serio; che alza decisamente il livello medio dei dibattiti quotidiani: in mezzo a Grande Fratello e puttanopoli politica, la gente ha potuto parlare di identità, religione, significato di simboli e in particolare quelli religiosi in relazione alla nostra storia, e soprattutto chiedersi: "cosa è il crocefisso per me"? e "cosa è il crocefisso per la società italiana"? Al di la delle risposte personali penso siano comunque domande importanti, che stimolano l'intelligenza di tutti.

Unica nota negativa: non sono mancate strumentalizzazioni politiche, cosa che mi offende particolamente: tipo gruppi neofascisti che hanno forzatamente portato in alcune aule il crocefisso, cavalcando l'onda di indignazione popolare. Li invidio solo per tutto il tempo che hanno da spendere.

Nel prossimo post, giusto perché siamo in tema, parlerò proprio di laicità: un testo che ho preparato già da tempo.


[1] LA CROCE SOPRAVVIVERA`ANCHE A STRASBURGO
[2] Concordato: testo del 1929
[3] Accordo tra l'Italia e la Santa Sede e le successive intese di attuazione (1984)